AMORE ORGANICO

Teatro Libero di Milano

13 marzo 2018

 Recensione di Carlo Tomeo

 foto carlo

Corrado Accordino ha scritto una commedia il cui titolo, e non solo, ma anche l’argomento può trarre in inganno L’amore organico va interpretato letteralmente: si tratta di amore non nel senso classico della parola ma di un attaccamento a un organo interno della persona, in questo caso si tratta di un rene da trapiantare. Due sono gli aspiranti a quel trapianto: un giardiniere di modesta estrazione sociale che, dopo una lunga attesa, è arrivato al primo posto delle persone che erano nella lista che attendevano il trapianto e che, al momento vive con un rene solo, e una ricca contessa che, pur non avendone necessità, colleziona organi umani interni perché le potrebbero essere utili, se un domani dovesse aver bisogno di un trapianto. Tema drammatico quindi che però viene affrontato con dialoghi spesso surreali che muovono al riso macabro ma che danno l’idea di come è formata la società di oggi. A dire il vero, è sempre stato così nella storia. Il potente ha sempre avuto la meglio e ne ha fatto uso sulla gente più umile.

Nel nostro secolo ciò che più di ogni altra cosa rende potenti è il denaro, che, in questo caso è posseduto naturalmente dalla contessa, e può muovere le persone più corruttibili a compiere atti illegali.

Tre personaggi si muovono su una scena quasi spoglia di arredi, dove in primo piano sul lato destro del palcoscenico è messa in vista una cella frigorifera a bassissima temperatura in cui la contessa conserva tutti gli organi interni di varie persone e che è riuscita a ottenere.  Pur fisso, il luogo scenico rappresenta punti diversi, tra cui l’ospedale, la casa della contessa, l’appartamento dell’uomo che aspetta il trapianto.

Ognuno di questi tre personaggi muove delle argomentazioni a difesa delle proprie azioni che sono portate avanti con una logica espressiva che le giustificano e sono proprio queste a muovere il riso noir che lo spettatore non esita a esprimere apertamente. Da qualsiasi punto di vista si guardi il problema sembrerebbe che ogni personaggio abbia le sue ragioni che, quando sono esecrabili, vengono espresse con belle parole e con motivazioni che, secondo la logica di chi parla, potrebbero apparire anche giustificabili. Così la donna, interpretata da Rossana Carretto che, nella commedia, e non a caso, si chiama  contessa D’Asporto motiva in tanti modi saccenti e comiche le sue azioni, racconta dell’enorme beneficenza che fa e alla fine dichiara che non è colpa sua se ha tanti soldi e può permettersi ogni cosa.

Tema attualissimo ma, che io sappia, mai affrontato a teatro. Va dato merito a Corrado Accordino la scelta di affrontare questo argomento, più comune di quanto si possa pensare, e soprattutto di aver scelto una drammaturgia inedita che riesce a creare dei punti comici, pur puntando su battute ciniche.

La verità è che la società che viviamo è proprio composta in questo modo: il riso, di fronte a certe situazioni tristi, riesce sempre a venir fuori, quasi a volerle sdrammatizzare.

Gli attori in scena sono tre ma un merito particolare va riconosciuto a Fabio Zulli che interpreta, con grande capacità trasformistiche, quattro personaggi diversi il  medico, il toy-boy della contessa (che verrà messo alla porta nel momento che oserà fare un appunto alla scarsa moralità della donna che si è praticamente appropriata, senza averne bisogno, di un rene che spettava a una persona in lista di attesa di trapianto) il figlio e l’amico del personaggio malato.  Rossana Carretto riesce a interpretare in maniera encomiabile tutta l’antipatia che possa suscitare il personaggio da lei interpretato. Non meno capace si dimostra Alfredo Collina nelle battute più divertenti che gli sono state affidate, riuscendo a fare anche da “spalla” di valore ai personaggi interpretati dal collega Zulli.

La regia di Corrado Accordino, che ha dovuto destreggiarsi in una commedia dall’argomento drammatico, trovando il modo di far ridere amaro, secondo la tendenza che sta prendendo sempre più piede a teatro, è decisamente apprezzabile.

Il pubblico si è divertito apertamente cogliendo il surrealismo insito nella vicenda per come essa viene raccontata, sapendo però che esiste oggi una realtà simile che è meno surreale e più angosciante.

 

Amore organico

Prima nazionale

 

scritto e diretto da Riccardo Accordino

con Rossana Carretto, Alfredo Colina, Fabio Zulli

assistente alla regia Valentina Paiano

scene e costumi Maria Chiara Vitali

produzione Compagnia Teatro Binario 7

 

Si ringrazia Marcella Del Curto dell’Ufficio Stampa

 

In scena al Teatro Libero di Milano fino al 20 marzo 2018

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