realiti

 

 

#Realiti

di Alessia Amendola e Michele Botrugno

con

 Alessia Amendola

 Michele Botrugno

 Ughetta D’Onorascenzo,

Ludovica Di Donato

Tommaso Araldi

Germano Gentile.

 

La società contemporanea e le nuove forme di comunicazione ci hanno ormai abituato a tutto, o quasi: tv del dolore, tv urlata, stragi in diretta, gente che racconta i particolari della propria vita davanti a milioni di telespettatori o di utenti, tecnologia 2.0, social network, visibilità immediata.

Le generazioni attuali stanno crescendo con l’illusione che la televisione e la comunicazione globale che avviene attraverso i social sia la via giusta per la purificazione dal proprio male, la cura del proprio disagio.

Oggi si va in tv e si partecipa ai reality non solo per acquisire notorietà, ma anche per vincere una sfida con se stessi o con gli altri.

La grande paura è che ancora non ci abbiano fatto vedere tutto. Il voyeurismo moderno potrebbe portare ad escogitare format sempre più estremi.

E’ un po’ questa l’idea di fondo di #Realiti, bellissimo spettacolo scritto e diretto da Alessia Amendola e Michele Botrugno.

Sei ragazzi disperati, senza più nulla da perdere, partecipano ai provini per il reality dei reality e vengono scelti.

Sei umanità disgraziate, sei persone che non hanno lottato abbastanza, oppure hanno lottato, ma hanno perso; sei anime alla ricerca di un riscatto finale, di quel premio che liberi una volta per tutte la loro esistenza. Sei ragazzi ognuno in preda alla propria ossessione.

Germano Gentile è Germano, un ragazzo un po’ chiuso e irruento, che adora la madre con cui ancora vive; Germano è un giocatore compulsivo e questo gli creerà grossi problemi.

Ughetta D’Onorascenzo è Ughetta, ragazza di estrazione sociale elevata, abituata ad avere tutto, anche ciò che non ha mai chiesto; odia i luoghi comuni, è acida e ce l’ha con tutti; è depressa da 15 anni.

Alessia Amendola è Alessia, una ragazza molto timida che non parla e non sente; totalmente chiusa in se stessa vive sempre un po’ al margine del gruppo, pur facendo avvertire la propria presenza.

Ludovica Di Donato è una casalinga repressa e sottomessa che viene picchiata costantemente dal marito che adora e che continua a giustificare.

Michele Botrugno è Michele, molto estroverso, simpaticissimo, con qualche problema di identità; Michele deve ancora trovare il proprio senso, capire la propria strada; per ora è solo un teppistello di borgata.

Tommaso Arnaldi è Tommaso: la sua ossessione è internet: non riuscendo ad essere uno nel  mondo, non ricevendo considerazione da alcuno, si rinchiude nel mondo del web creandosi numerose identità e inventandosi diverse vite.

Sei personaggi, sei ossessioni; denominatori comuni, la paura e il senso di inadeguatezza: paura di non essere all’altezza, paura di non farcela, paura del giudizio, paura di sbagliare. Questi ragazzi, figli del nostro tempo, non sanno lottare, non sanno reagire, perché mai nessuno glielo ha insegnato, perché sono cresciuti con la convinzione che tutto si risolva spingendo un tasto del telecomando.

Così i sei ragazzi vivono il loro reality, con le relazioni e le reazioni tipiche di questi programmi; lo spettacolo riproduce esattamente le dinamiche di un reality: ci sono i tweet coi commenti del pubblico che segue attraverso la televisione o i social network; c’è il luogo in cui ogni singolo partecipante può confidarsi alla telecamera; ci sono le discussioni e le urla; ci sono anche le strategie.

Lo spettacolo rischia di pagare la pesantezza dei reality, rappresentando così bene lo scorrere lento del tempo all’interno della casa e quel trascinarsi dei movimenti, senza scopo e senza meta. Rischia, ho detto, ma non cede al pericolo.

In #Realiti non c’è solo tutto questo, sarebbero cose che abbiamo già visto in tv, ma c’è molto di più. In questo spettacolo c’è il disagio delle generazioni moderne, ci sono le frustrazioni di tantissimi ragazzi che fuori sono spavaldi e appaiono sicuri, ma in realtà sono fatti di cartapesta oppure ragazze distrutte nella propria individualità e annientate nel proprio ego, completamente prive di amore e stima per se stesse. Ecco allora che queste persone prive di coscienza, queste anime perse hanno bisogno di vivere un’altra vita, di riscattarsi oppure morire.

All’interno del reality rappresentato c’è una regia cinica e crudele che è pronta a dare al pubblico tutto ciò che questo vuole vedere: così, la cantina della casa è un luogo di dolore e frustrazione.

Ognuno dei personaggi è all’interno della casa perché non sa stare fuori, perché non c’è più un posto nel mondo reale dove potrebbe stare bene (anche se c’è un momento in cui, uno dei ragazzi, eliminato dal pubblico, in collegamento esorta i suoi ex compagni ad uscire e smettere quel gioco pericoloso, perché, nonostante tutto, fuori è meglio, esistono altre vie).

#Reality è uno spettacolo innovativo e intelligente  che porta a teatro un prodotto televisivo  rappresentando, oltre alle dinamiche classiche della trasmissione, le premesse umane e psicologiche dei protagonisti e la loro corsa verso la vittoria; un percorso che porta alla liberazione o alla sconfitta. Tutti vogliono vincere perché il premio in palio è davvero alto, un premio così non c’è mai stato in nessun programma.

#Realiti è un buonissimo prodotto con dentro tante cose interessanti: lo spaccato di questa nostra società tecnologica e superficiale; il rapporto direttamente proporzionale tra aumento della vita   vissuta attraverso i social e dimunizione dei rapporti umani reali, con conseguente incapacità di comunicazione e spersonalizzazione dell’individuo; l’idea che le soluzioni siano sempre tutte fuori noi stessi e debbano provenire dagli altri; i rapporti marci di sottomissione dettati dalla paura; l’isolamento dettato dalla mancanza di fiducia in se stessi. Però, come già scritto; c’è ancora altro.

Il finale sorprende lasciando a bocca aperta; in un attimo la situazione si ribalta e chi vince ha finalmente il premio per il quale tutti avevano deciso di partecipare, perché questa rimaneva l’ultima occasione per affermare un po’ di se stessi, una volontà solo personale.

Il premio arriverà dall’alto, a telecamere ancora accese, come se fosse la regia stessa a inviarlo perché lo spettacolo deve culminare con la premiazione; ma, ancora di più, questo calare il premio dall’alto appare tanto come un deus ex machina moderno che venga a risolvere il problema e dare una soluzione. La scena finale ha una fortissima ambivalenza: il premio tanto agognato arriva dall’alto, come qualcosa che non si sarebbe mai potuto raggiungere da soli, come una soluzione definitiva.

Allora la domanda è: si tratta di liberazione o di sconfitta?

Alloro Germano è un arrogante cattivo che spaventa; Michele un debole per cui si prova simpatia; Ludovica una donna violata che ci trasporta nella propria disperazione; Ughetta un’acida stronza senza paragoni; Alessia una ragazza che ha chiuso il mondo fuori; Tommaso uno che non vive più se non nella falsità del web.

Anche l’utilizzo dei nomi degli stessi protagonisti per i loro personaggi è indicativo dell’universalità del tema e, allo stesso tempo, della ricerca di un’identità perduta: ognuno di noi si crea una realtà parallela nella quale trovare rifugio; la differenza sta nell’avere consapevolezza che si tratta di un escamotage e non della realtà.

Allora sono bravissimi questi attori a portarci nel loro mondo di finzione, facendoci credere alle storie che raccontano, trascinandoci nelle emozioni più intime dei loro personaggi col risultato di portarci a provare simpatia se non empatia per qualcuno e antipatia per qualcun altro, come in un “vero” reality.

#Realiti, quando non hai più nulla da perdere e la tua unica occasione è vincere: ma sei disposto a vincere?

 

 

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