ragazzi di vita

Allegria e miseria nella Roma degli anni ’50 in uno spettacolo basato sulla parola come evocazione di immagini. Grandissima prova corale e uno straordinario Lino Guanciale.

Dopo il successo dell’anno scorso a Roma e dopo aver fatto incetta di premi, torna, sempre a Roma, sempre al Teatro Argentina, Ragazzi di vita, lo spettacolo tratto dal romanzo di Pier Paolo Pasolini nella riscrittura drammaturgica di Emanuele Trevi e con la regia di Massimo Popolizio.

Forse, proprio per l’importanza dei premi vinti, (Premio Le Maschere del Teatro Italiano 2017 come migliore spettacolo della stagione; Premio Le Maschere del Teatro Italiano 2017 come migliore regia; Premio della Critica Teatrale Italiana 2017 come migliore regia; Premio Ubu 2017 per la migliore regia) torna con un maggiore carico di responsabilità da gestire che affronta con consapevolezza e padronanza.

Ragazzi di vita è un racconto in presa diretta che rappresenta l’Italia post seconda guerra mondiale in tutta la sua miseria, ma anche in tutta la sua allegria.

Protagonisti sono i giovani di quella Roma degli anni ’50 uscita abbattuta e profondamente impoverita dalla guerra, ragazzi delle borgate di periferia che parlano in dialetto romanesco e trascorrono le loro giornate alla ricerca di qualche soldo e nuovi passatempi. Riccetto, Agnolo, Alvaro, il Begalone, lo Spudorato, il Caciotta, Amerigo e tutti gli altri, sono giovani spaesati che devono imparare in fretta a stare al mondo. Perduta troppo presto l’innocenza della fanciullezza, emarginati dalla Roma bene, popolano e animano quartieri di periferia riempiendoli della loro accesa vivacità e vitalità estrema alla quale ricorrono per sfuggire alle paure di una vita incerta e precaria. Liberi da vincoli culturali e sovrastrutture sociali affondano mani e piedi nella vita, tentando sempre di tirare su la testa per non annaspare nella povertà e nella disperazione.

Si susseguono, così, racconti di vite e vicende di questi ragazzi in una serie di episodi e archi temporali diversi, ognuno dei quali rappresenta i diversi modi di essere e di sopravvivere alla miseria e alla borgata.

Storie di scorribande e di brevi felicità, storie di amicizia e di dolore, storie di allegria e di miseria, storie di ruberie e squallidi interni di famiglia.

Con loro viaggiamo attraverso una Roma di un tempo andato, ma che resta viva nel ricordo soprattutto dei romani. I Ragazzi di vita si muovono con energia travolgente dal Tuscolano al Prenestino a Centocelle, con incursioni nel centro della città, tra il Fontanone e Piazza di Spagna, da Ponte Garibaldi a Ponte Sisto sul fiume Tevere, ai bagni del Lido di Ostia, restituendo immagini vivide di una città che non c’è più, tra atteggiamenti spregiudicati e momenti di pudore, slanci di bontà, ma anche di violenza, episodi crudi, ma anche ironici e divertenti.

Tra loro si aggira, straniero non visto, narratore esterno, ma coinvolto, Lino Guanciale, che passa tra le varie situazioni in cui i ragazzi si immergono con la sola immediatezza del presente come un testimone che vede e registra tutto, che racconta Roma come se la sorvolasse dall’alto, ma la restituisce nelle sue parole vivendola da dentro.

Ragazzi di vita è uno spettacolo corale, distribuito e gravante sulle spalle di ogni singolo, eccellente attore; uno spettacolo di grandissimo impatto animato da uno stato di grande eccitazione e turbamento collettivo in cui a prevalere sono la parola e la gestualità.

Uno spettacolo potente e comunicativo in cui la drammaturgia di Emanuele Trevi restituisce la potenza della parola a cui lo straordinario Lino Guanciale riesce a dare senso e corpo ricreando a voce immagini vivide e vigorose: il caldo estremo delle estati a Roma, i bagni nel Tevere, i prati arsi dal sole, il girovagare dei ragazzi per i quartieri le cui immagini prendono vita nella mente dello spettatore, il disagio, la rabbia, la sensibilità, la frustrazione, la disperazione, ma anche l’allegria e la vivacità riuniti e rappresentati in una sorta di coscienza collettiva.

La potenza evocativa della parola che si fa immagine e linguaggio poetico, parola sempre verace e grezza, ma ricca di una semantica intensa e pratica.

Questi Ragazzi di vita riempiono il grande palco, praticamente vuoto, della loro presenza, della loro energia, della loro forza interpretativa e della loro fisicità vivace. Pochi gli oggetti di scena: tutto è evocato con grande forza immaginifica.

In questo affresco popolare e quotidiano sono diretti dalla regia di Massimo Popolizio, chiara, precisa e incentrata sul sovrapporsi di due dimensioni diverse: quella dei ragazzi di borgata e quella del punto di vista dell’osservatore esterno, che si muove tra loro senza accavallarsi.

Anche l’uso del racconto in terza persona aiuta in questo processo che continuamente porta dal romanzo al teatro e dal teatro al romanzo con naturalezza.

Poi c’è la musica: stornelli e canzoni, ricantate sulle voci originali, che riempiono il tessuto narrativo dando voce all’anima dei ragazzi.

Non è solo la Roma degli anni ’50 a rivivere in Ragazzi di vita: sono le emozioni, le occasioni non arrivate, quelle perse, i fallimenti, il passaggio dalla sfrontatezza della gioventù ad un certo conformismo dell’adultità a parlare allo spettatore e a portarlo in un tempo che fu, ma che appartiene ancora oggi a noi romani e può essere esteso universalmente.

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Ragazzi di vita
di Pier Paolo Pasolini
drammaturgia Emanuele Trevi
regia Massimo Popolizio

con Lino Guanciale e Sonia Barbadoro, Giampiero Cicciò,Roberta Crivelli, Flavio Francucci, Francesco Giordano, Lorenzo Grilli,Michele Lisi, Pietro Masotti, Paolo Minnielli, Alberto Onofrietti, Lorenzo Parrotto, Cristina Pelliccia, Silvia Pernarella, Elena Polic Greco, Francesco, Santagada, Stefano Scialanga, Josafat Vagni, Andrea Volpetti

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