14f3864b-9910-4218-a27b-9f9bbc360c9e

La Compagnia Habitas presenta 

QUEL NOIOSO GIORNO D’ESTATE 

Teatro Marconi

Via Guglielmo Marconi, 700

13 – 14 marzo 2017 ore 21:00 

con

Federico Antonello, Francesco Aricò, Riccardo Pieretti

testo e regia di Niccolò Matcovich

14f3864b-9910-4218-a27b-9f9bbc360c9e

Una stagione ricchissima di appuntamenti per la Compagnia Habitas, che dopo aver portato al Teatro Studio Uno L’imbroglietto e Surgelami (debutto a seguito della vittoria della Residenza Pillole) e al Teatro Tor Bella Monaca Chatters, arriva ora al Teatro Marconi con uno spettacolo intenso e destabilizzante. Quel noioso giorno d’estate, dopo aver debuttato con grande successo a Milano all’IT Festival e aver replicato a Isolacasateatro e a ArteCombustibile, approda a Roma all’interno della giovane e promettente cornice Under35 di Quinta Armata.

Sinossi

Duncan, Oklahoma.

20 agosto 2013

Un parco pubblico.

Tre ragazzi minorenni uccidono un 22enne che sta facendo jogging sotto casa della fidanzata. Una volta arrestati, le motivazioni messe a verbale (e finite su tutti i quotidiani) sono “il gioco” e “il gusto del divertimento”.

Da questo fatto di cronaca parte e si sviluppa il testo, un atto unico i cui protagonisti sono proprio i tre ragazzi che hanno compiuto l’omicidio.

L’azione è spostata in Italia, nell’ipotetica periferia di un’ipotetica grande città.

Il progetto intende indagare, attraverso lo strumento della fiction, le motivazioni che possano aver spinto i tre ragazzi a compiere il gesto. E intende farlo dall’interno, sondando fantasticamente i pensieri, le relazioni, i corpi dei protagonisti, che non possono fare a meno di una panchina in un parco, sempre la stessa, che è casa, ritrovo ma anche prigione.

Una prigione dalla quale i tre non vogliono uscire, o forse non possono.

Una prigione che è luogo tanto di giochi camerateschi e parole volgari quanto di risveglio del passato: un passato scomodo di cui non riescono a fare a meno; un passato che porterà Francesco, detto Franklin, il più piccolo, ad aprire il fuoco, forse per dimostrare qualcosa agli altri due o forse, e più probabilmente, per un disperato, incontrollabile tentativo di rompere le sbarre di quella prigione, di andare oltre, di scardinare la panchina, per poi ritrovarsi dietro altre sbarre, più scomode, più concrete, con il rischio dell’ergastolo.

Gli spettatori sono chiamati a testimoniare di uno dei tanti episodi di cronaca cui siamo assuefatti. Uno dei tanti episodi che scivolano via con troppa facilità, pronti ad essere rimpiazziati, a finire appena il giorno dopo in fondo alla colonna della testata on-line.

Ma qui il tempo si ferma, si fa presente e diventa memoria, come a rimarcare la tragicità del quotidiano, o la quotidianità della tragedia, come a farsi exemplum e, attraverso la macchina del teatro, portare la riflessione sul piatto di una tavola grande e forse male apparecchiata che chiamiamo società.

Note di regia

Come plasmare la materia reale di un fatto di cronaca nera per renderla teatrale con il sussidio della fiction? Come entrare in una “storia tutta americana” e cercare di renderla non solo più vicina bensì universale? Ancora, come restituire al meglio quella che definiamo la quotidianità della tragedia, tragicità del quotidiano?

Da queste domande parte il lavoro pratico di Quel noioso giorno d’estate. Abbiamo cercato di dare una risposta con una chiave che, non assecondando le linee proposte dal testo, bucasse l’apparente realismo dello spettacolo spingendo il pedale su un particolare lavoro tecnico, il cui fulcro si basa sullo spostamento degli accenti tonici delle frasi; senza assecondare quindi “l’intenzione naturale” che potrebbe risultare palese ad una prima lettura, abbiamo marcato a tavolino, in ogni frase del testo, le parole fondamentali sulle quali, appunto, porre l’accento, così da dare maggiore peso e rotondità al concetto espresso e agito. A questo si affianca, consequenzialmente, un rigoroso lavoro sul ritmo, quasi una partitura musicale, peculiarità di tutto il lavoro di Compagnia Habitas. Non ultime, le geometrie, altra peculiarità della Compagnia: il lavoro si sviluppa quindi su rette e diagonali che gravitano intorno alla panchina, quarto protagonista dello spettacolo insieme ai tre attori. Ultimo motore fondamentale dell’azione è lo sguardo: uno sguardo vigile e sempre coscientemente direzionato.

In definitiva, una griglia molto precisa all’interno della quale gli attori agiscono con una libertà che è conseguenza di questo schema. Poste queste basi, quanto viene dopo si struttura principalmente sulla relazione dei tre ragazzi e sul doppio piano di rapporto interno (tutto ciò che avviene sulla e intorno alla panchina) e relazione con l’esterno: una sorta di orizzonte buio e misterioso in cui corre ignara la vittima dei tre: un giovane jogger che per mano loro ha perso la vita.

Stralci di rassegna stampa

Quel noioso giorno d’estate” sfodera dialoghi esilaranti che, a tratti, rendono quasi simpatici i tre protagonisti della storia. Questo grazie a una drammaturgia che impasta come cocaina molte culture e sottoculture del cinema e del web, da La haine di Kassovitz a Taxi Driver, da YouPorn a Grand Theft Auto, il videogioco amorale in cui il delinquente-protagonista esprime una totale e amorale libertà d’azione: uccidere, rubare le auto, incendiare negozi.

Il fatto quotidiano

I crimini gratuiti, i delitti per noia, le cronache clonate da “Arancia Meccanica”, sono forse il tema più difficile da mettere in scena perché nascono dal vuoto. “Quel noioso giorno d’estate” ci riesce in pieno, scavando nel deserto emotivo del delitto di Duncan , ambientandolo in una qualsiasi periferia italiana, e mettendo in scena tre cazzoni, odiosi, divertenti, e insopportabili, che sembrano usciti da un fumetto di Zanardi.”

Il secolo XIX

Uno spettacolo dal ritmo frenetico al quale basta un fatto di cronaca e una panchina per essere rappresentato.”

Paper Street

INFO E PRENOTAZIONI. habitas51@gmail.com

FacebookTwitterPinterestGoogle +Stumbleupon