Recensione di Carlo Tomeo

 foto carlo

Termina con “Qua(T)ro” la quarta edizione di “Apache”, la rassegna che ha nel suo intento quello di andare oltre i percorsi performativi  che attualmente vengono rappresentati nei teatri italiani.

In “Apache” non c’è separazione di generi, ma, anzi, accoglimento anche di nuove espressioni artistiche che finora sono state poco o quasi mai trattate in occasione di spettacoli pur considerati di avanguardia. E così vengono accolti momenti che finora sono stati relegati in luoghi più specifici, secondo tradizione, e parlo per esempio dei musei o altri luoghi ritenuti più pertinenti (le sale cinematografiche, per esempio, quando si tratta di mostrare cortometraggi o documentari che potrebbero essere momenti collaborativi con il teatro della parola tout court). Alla musica, fortunatamente è stato dato più spazio con i vari concerti di musica jazz e soprattutto di musica fusion o etnica oppure addirittura musica “trance” eseguita a sé stante in una sala grande con il pubblico seduto in poltrone (esperimento riuscito, questo, molto bene lo scorso anno al Teatro Franco Parenti) fuori da ogni contesto accompagnatorio di un’opera teatrale, bensì come protagonista assoluta.

Ma “Qua(T)ro non è, come si potrebbe pensare, il nome del quarto spettacolo di Apache, ma il nome dei quattro momenti che costituiscono tutta la performance.

Sono quattro azioni differenti che sono stati presi da quattro spettacoli che sono attualmente in produzione e che vedremo nella loro interezza prossimamente.

Essi sono: “Walkman” della regista Simona Rinaldi, danzatrice contempoaranea, che segue diversi percorsi performativi, lavorando tra Italia, Svizzera e Belgio

“Home” di Rajev Badhan, regista, attore, promotore e direttore del Teatro Stabile di Belluno

“Canzoni spirituali per giovani samurai” di Dante Antonelli, autore, cntante, attore e regista. Attualmente sta portando in tournée per l’Italia una sua trilogia: “FAK, FEK, FIK” (vincitore del premio Roma Fringe Festival), “DUET” e “SSKK”

“Here is Always Somewhere Else /Acrotopsia” di Andrea Pizzalis,

regista, fotografo e video artista.

Altra particolarità della performance “Qua(T)tro è che non è stata una messa in scena dei punti salienti delle opere girate, e che peraltro non sono ancora terminate, ma di compiere, con la guida dell’attore Alberto Baraghini, un percorso (o visita guidata che sia) attraverso quattro luoghi del palazzo che ospita il Teatro Litta e La Cavallerizza. Tema, questo non certamente nuovo e apparentemente vivacizzante. In realtà la scelta del sistema itinerante aveva due motivi fondamentali: il primo è che le quattro sale da visitare erano state già attrezzate, il secondo per dare l’idea del movimento, inteso come spostare il proprio corpo da un luogo all’altro, migrare, insomma, esigenza che fa parte della cultura umana.

E infatti nella seconda performance si assiste a un video di Rayev Badhan che racconta delle sue difficoltà che ha incontrato da giovane per andare via dall’India. Dal suo paese natio era riuscito a spostarsi a Kathmandu, poi a Bangkok, quindi a Roma, poi in Sudan, in Giordania, in Turchia, in Grecia e finalmente di nuovo in Italia. E qui già si intuisce che un tema così naturale nello spirito dell’uomo, diventerà sempre più difficile da soddisfare nell’epoca più recente e ciò potrebbe essere un indicazione su un prossimo tema da trattare, perché finora non solo non se n’è abusato abbastanza ma cresce di popolarità.

Interessante il terzo “momento” cui il pubblico ha assistito: “Home” di Dante Antonelli, nella cui sala la guida ci ha portato facendoci salire su una scala a chiocciola stretta e di pietra. Qui Antonelli ha cantato nei quattro lati della sala, quattro canzoni di cui ha scritto le parole, l’ultima delle quali aveva un verso da segnalare: “Non posso immaginare un mondo in cui non ha valore la mia parola”:Antonelli sta preparando un’opera su Mishima e le canzoni ne faranno parte. Alla consolle: Giovanna Cammisa. Bisogna ammettere tuttavia, che l’audio della stanza fosse un poco carente e comunque si è riuscita cogliere la bravura non comune del cantante

L’ultima sala dove il pubblico è stato portato era quella de La Cavallerizza e qui erano stati installati due video che si basava sui diari e sulle foto in merito alla spedizione del 1912 del capitano Robert F. Scott che si recava a conquistare il Polo Sud, spedizione che poi fallì.L’alllestimento era a cura di Andrea Pizzalis

Sui video appaiono a volte un paio di foto della spedizione e poi due occhi che muovono le palpebre a intermittenza e seguono le indicazioni di una voce fuori campo che vuole dimostrare che ci sono vari modi di vedere le cose, c’è anzi differenza da vedere a guardare

A questo punto è terminata all’uscita de La Cavallerizza e in uno dei cortili prospicienti la “visita guidata” (genere che ammetteremo come ulteriore, ma minore, delle arti performative? Io direi di sì, perché, anche se non è la prima volta che si tocca questa forma di spettacolo, è pur sempre teatro).

Una cosa rimpiango, ma non potevo farci nulla per trattenermi lì: è stato il momento del sottopalco, non so se del Litta o de La Cavallerizza, dove erano ammucchiati malamente, uno sull’altro, abiti e mobili di scena di spettacoli del passato. Non che abbia una passione particolare per le vecchie produzioni di una volta a danno di quelle più moderne contemporanee. Ma il mio moto, chiamiamolo di tenerezza, è solo una forma di rispetto per chi ha lavorato tanto (e molto spesso bene) per il teatro

Alla fine mi sento di fare un plauso ad Alberto Baraghini che, anche non avendo recitato, ha fornito il suo prezioso apporto e non si è sottratto ad alcune richieste informative da parte del pubblico.

 

Qua(T)tro

regia e azione delle 4 atti performance:

Simona Rinaldi, Rajeev Badhan, Dante Antonelli, Andrea Pizzalis

a cura di Alberto Baraghini

produzione Apache – Manifatture Teatrali

 

Spettacolo sconsigliato a pesone con difficoltà motorie

 

In scena al Teatro La Cavallerizza di Milano fino al 25 giugno.

 

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