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Recensione di Due atti senza vedere. Spazio Diamante, 6 ottobre 2017

 

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All’ interno del Festival inDivenire, progetto multidisciplinare  ideato da Alessandro Longobardi, con la direzione artistica di Giampiero Cicciò e l’organizzazione agli eventi di Francesco De Vecchis, che si sta svolgendo a Spazio Diamante, bellissimo e nuovo polo culturale multifunzionale di Roma, è andata in scena, venerdì 6 ottobre 2017, la performance Due atti senza vedere interpretata dall’ensemble TeatroNovanta, con i bravissimi Simone BorrelliRaffaele GiglioGiulio Liguori, Gianluca MerolliAngelo Maria Notari, , Serena Stella e la voce di Pia Lanciotti.

Due atti senza vedere è stato presentato come uno studio, ma può benissimo essere considerato come uno spettacolo composto da due atti unici. Oggetto dell’indagine dei due testi rappresentati è la cecità, intesa sia come privazione fisica che come buio dell’anima.  Le storie raccontate dimostrano che per amare non è necessario vedere fisicamente, ma che amare significa fidarsi dell’altro e affidarvisi.

I testi rappresentati sono La musica dei ciechi del ’28 di Viviani e Occhiali Neri del ’45 di Eduardo.

La musica dei ciechi è un atto unico che unisce con equilibrio armonico musica e poesia, dramma e ironia. I protagonisti della storia sono dei ciechi indigenti che sopravvivono come emarginati nel rione Santa Lucia di Napoli suonando in un’orchestrina. I suonatori sono accompagnati da Don Alfonso, cieco anche lui da un occhio, che va questuando l’obolo ai radi passanti. Ferdinando, uno di loro, ha una moglie, Nannina, incontrata e sposata per caso.

A causa dell’ostricaro, il venditore di ostriche, a Ferdinando viene insinuato il dubbio che la moglie lo tradisca con Don Alfonso. A quel punto egli, ferito nell’orgoglio, deciderà di lasciare quel lavoro umile, ma sicuro e continuare a vivere da solo. Sarà Annina a dovergli “far vedere” come stanno realmente le cose e a dimostrargli che deve fidarsi di lei e affidarle la propria vita così come lei le ha affidato la propria.

Tutto è rappresentato con sarcasmo tagliente lasciando lo spettatore a riflettere su concetti come dignità e fiducia.

Occhiali neri racconta le vicende di Mario Spelta, tornato cieco dalla guerra. La scena è ambientata in una villa di Torre del Greco di proprietà dei fratelli Spelta, Mario e Maria, dove Mario ha preferito trasferirsi perché qui si sente più al sicuro e rasserenato dai ricordi dell’infanzia.

Maria, Mario e Assunta, la sua fidanzata, stanno aspettando il medico che dovrà valutare se la terapia per far recuperare la vista all’uomo abbia dato buoni risultati. Al momento di togliere le bende Mario dirà di aver riacquistato la vista e lascerà Assunta facendo intendere che non ha più bisogno di lei e che vuole viversi la vita. In realtà la cura non è andata bene, Mario è ancora cieco ma, poiché sa che Assunta lo avrebbe sposato comunque solo per compassione, ha preferito lasciarla, decidendo così di rimanere a vivere con la sorella in quella casa ai margini di Napoli, ai margini della vita.

Due atti senza vedere è uno spettacolo intenso e coinvolgente che invita ad avere fiducia e ad affidarsi. La rappresentazione in napoletano, che poteva rischiare di essere un limite almeno per la comprensione dei più, invece  è perfettamente intellegibile.

La scenografia in entrambi gli atti è costituita da pochi, ma funzionali oggetti. Comune a entrambi la parete di fondo che nel primo atto viene utilizzata in diagonale e nel secondo invece a V. All’interno della parete sono intagliate, quasi mimetizzate, due porte, una più alta e una più bassa e due finestre. Oggetto di scena semplice, ma prezioso, utilizzato in diversi intelligenti, interessanti e divertenti modi. Nel primo atto abbiamo poi una pedana di legno tirata avanti e indietro con due corde con sopra i musici coi loro strumenti tradizionali.

Nel secondo atto, pochissimi elementi carichi di simbolismo: la parete utilizzata in diverse modalità; essenziali, ma efficaci giochi di luce; l’uso drammaturgico del buio.

La regia di entrambi gli atti è molto intima  e giocata sulle emozioni dei protagonisti cosi come l’interpretazione bellissima e intensa  di tutti quanti ha grande presa emotiva sul pubblico che esce dalla sala con argomenti su cui riflettere e un messaggio di speranza: “jesce sole” un’invocazione alla vita, a significare che la felicità è nell’affrontare con coraggio e dignità tutte le prove della vita nutrendo sempre la fiducia.

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Due atti senza vedere

Teatro Novanta

drammaturgia e regia Gianluca Merolli

con Simone Borrelli, Raffaele Giglio, Giulio Liguori, Gianluca Merolli, Angelo Maria Notari , Serena Stella e con la voce di Pia Lanciotti.

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