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Recensione di Gabriele Cantando Pascali

Gabriele Cantando Pascali

PIN-occhio di Paola Scoppettuolo “nasce burattino, vive burattino e muore burattino”.

La bugia e la sua incapacità di riconoscerla, questo il tema centrale della nuova produzione di Paola Scoppettuolo, affermata e pluripremiata coreografa di teatro-danza (2010 “premio Sos creatività” miglior coreografa italiana nell’ambito della ricerca nel teatro danza; “premio Aurel Millos 2016” come migliore coreografa italiana per la Danza Contemporanea) che con la sua compagnia Aleph vanta esibizioni e collaborazioni sia in Italia che all’estero con all’attivo oltre 300 spettacoli.

Anche questa nuova produzione nasce da una personale esigenza della coreografa di mettersi a nudo, di raccontarsi, di offrire al suo pubblico una parte di sé, una debolezza, in questo caso l’incapacità di riconoscere la menzogna cadendone più volte vittima.

Paola Scoppettuolo a tal proposito ci aveva dato un piccolo preludio creando la coreografia “Il volto della menzogna” dove le performers agivano sempre di spalle al pubblico, quasi a voler sottolineare che chi mente non mostra mai la propria faccia o almeno non quella reale.

La scena di PIN-occhio si apre su un palco vuoto, scarno, pochi ed essenziali gli elementi presenti in scena. Il palco si riempie piano piano, le ragazze di Aleph attraversano la platea silenziose per guadagnare lo spazio scenico dando al pubblico le spalle (quasi un richiamo alla coreografia precedente). Paola Scoppettuolo mette in scena dei corpi che scelgono i loro gesti sapientemente, gesti che mirano ad un racconto, corpi non necessariamente filiformi, ma per questo non meno armoniosi. All’uso sapiente dei gesti Paola Scoppettuolo unisce la voce, optando per frasi ripetute più volte; ogni elemento della compagnia le ripete con il suo personale uso degli accenti, delle pause e dei respiri, rendendo però queste diverse sonorità un linguaggio comune.

La produzione nasce da una personale esperienza/necessità di Paola, necessità di raccontare il suo vissuto, facendo sì che diventi di identificazione per ognuno, perché in fondo tutti siamo stati vittime di menzogne. In questa versione della favola, il naso non si allunga a ogni bugia, ma diventa elemento a se stante, avulso dal viso, con diverse forme e colori nei quali il richiamo a simbologie falliche è chiaro ma mai fuori luogo.

La parte centrale dello spettacolo è caratterizzata da una danza frenetica, con movimenti ripetuti quasi in maniera compulsiva: la donna danza per liberarsi, sfogarsi, uscire dallo stereotipo che un certo tipo di società vorrebbe attribuirle (una burattina manovrabile appunto), ma Paola Scoppettuolo non ci sta ed urla attraverso i suoi movimenti il suo dissenso.

La compagnia Aleph è coesa, il denominatore comune è l’interpretazione e in questo le danzatrici sono abilissime a restituire in scena ciò che l’autrice/ coreografa ha richiesto; elemento di particolare rilievo è Marianna Volpe, magnetica, intensa, vigorosa ma anche eterea nella sua delicata nudità di alcune scene; una menzione speciale anche a Sofia Secchi e Valentina Puccini che, insieme agli altri elementi della compagnia, in questa favola post-moderna hanno reso eccellentemente la drammaturgia raccontata da Paola Scoppettuolo.

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PIN-occhio

Concept \ Regia e Coreografia : Paola Scoppettuolo

Danzatori \ Performes : Compagnia Aleph

Ideazione Scene : Paola Scoppettuolo 

Realizzazione Oggetti Scenici : Marianna Volpe

Ideazione e Realizzazione Costumi : Alice Sinnl

Citazioni : C. Collodi , S. Plath , A. Shopenauer , Terenzio

Musiche : AA VV

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