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Tratto dal romanzo “Piccioni e farfalle fanno la rivoluzione” di Maurizio Mequio, edito da Terre Sommerse a marzo 2015, Piccioni e Farfalle fanno la rivoluzione. Amore alla Bastiglia è una storia urbana di disagio e riscatto.

Presentato al Doppio Teatro in due tranche di date in cui si alternano due cast differenti, sarà ancora in scena fino a domenica 29 novembre.

 

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Un poeta, un passeggiatore del mondo, attento osservatore e acuto pensatore in crisi, si imbatte in una comunità difficile e problematica in uno scenario di periferia che può essere un posto, nessun posto e tutti i posti, perché un luogo è periferia se chi lo abita lo vive come tale.

Da questa comunità verrà accolto e invitato a mettersi alla guida del gruppo verso la rivoluzione: una rivoluzione pacifica, ma forte, basata sull’uso civile della parola.

Piccioni e Farfalle è un romanzo sociale che parla della gente e alla gente: gente semplice, ma vera: il benzinaio, il migrante, la prostituta, il poliziotto, il disoccupato, l’operaio; personaggi che a passi piccoli, ma decisi compiranno una poetica rivoluzione saldandosi in una comunità capace di iniziare a cambiare il proprio mondo con la leggerezza delle farfalle e la testardaggine dei piccioni.

Gente genuina, buona, a suo modo onesta; ragazzi che si divertono con poco, rotolandosi giù dalla valle, raccontandosi storie, buttando lì ogni tanto un discorsetto politico e fumando, qualche volta, una canna.

Ragazzi che sentono il bisogno di fare gruppo, di unirsi, di sostenersi perché la forza di uno sia la forza di tutti e la forza di tutti sia sostegno anche per uno solo.

Sullo sfondo il disagio sociale, il senso di inadeguatezza provato e imposto da un contesto di parte, un contesto sporco, corrotto, viziato; la povertà, la mancanza di lavoro, ma soprattutto di opportunità, la debolezza che trova sfogo nell’uso dell’eroina che distrugge sogni e speranze.

Ci sono, però, uomini e donne che si ribellano, che vogliono riprendersi la propria vita, magari cambiarla, indirizzarla verso qualcosa di positivo e costruttivo. Perché la rivoluzione parte dalle cose piccole e dalla storia di ogni giorno, dai piccoli gesti che compiamo quotidianamente, coinvolgendo gli altri, facendosi conoscere, facendo vedere che si vuole fare qualcosa per il quartiere.

Tra momenti divertenti e battute romanesche, Piccioni e Farfalle è una storia difficile, raccontata con un linguaggio diretto e rappresentata con veridicità e verosimiglianza.

Un reale progetto di cambiare il quartiere e arrivare a tutti con freschezza e immediatezza, tramite l’uso intelligente e civile della parola: la parola che accarezza, avvolge, svela, ma anche inganna e affabula.

“Voglio un mondo dove si parli, dove se incontri qualcuno per strada e lo saluti questo non si spaventi, voglio che ci rendiamo conto che in una città abbiamo una sola grande fortuna, quella di essere in tanti. In campagna c’è la natura, ma in città c’è l’uomo”.

Il testo è caratterizzato da un simbolismo semplice, perché appartiene ad oggetti di uso quotidiano, privo di artifici intellettualistici e ben reso sulla scena (il peroncino, per esempio, diventa quel particolare che caratterizza l’individuo rappresentando il riposo dal lavoro, lo stacco dal sacrificio).

Merito all’autore, Maurizio Mequio, per essere riuscito a raccontare una storia vera con un linguaggio fresco e originale: Piccioni e Farfalle è un romanzo moderno, semplice, ma poetico; rappresenta una realtà cruda e difficile, anche degradata, senza cadere in facili banalità, anzi mantenendo un livello alto, che passa con spontaneità dal politico al filosofico.

Merito anche al regista Riccardo Merlini che con la stessa spontaneità e forza d’animo ha raccolto l’intenzione dell’autore, interpretando in maniera leggera, ma penetrante il messaggio e l’essenza di Piccioni e Farfalle, restituendo un microcosmo completo dove ogni elemento ha una propria valenza, ma acquisisce maggiore valore insieme agli altri.

Merito, infine, al gruppo di attori che con questo regista hanno lavorato, accogliendo le sue richieste, ma facendo proprio ogni personaggio.

I protagonisti del romanzo sono tutti caratteri ben definiti e strutturati e l’intera complessità umana viene riproposta sul palco con immediatezza e naturalezza da questi bravi attori.

Così, passo passo, ci scorre davanti la vita della gente di quartiere, le paure, i sogni e le aspirazioni incarnati sul palco da questi ragazzi presi e calati in un mondo che gli appartiene e che condividono con la platea.

Il racconto diventa meta racconto: le vicende del quartiere di Primavalle, la sua rivalità con quello di Monte Mario, le lotte per la liberazione del parco dell’Insugherata diventano rappresentativi di uno sfondo sociale che tocca tutti, a qualsiasi livello.

Grazie all’interpretazione sensibile e impegnata di questi attori, ognuno può ritrovare in essi i propri ideali per cui lottare, la grinta per affrontare il confronto e lo spirito di condivisione per affrontare il percorso insieme ad altri. Ti fanno sentire il bisogno della rivoluzione, incitando al cambiamento e innescando la voglia di ribellarsi, di ricominciare e costruire.

Perché ognuno ha la sua Bastiglia da prendere e questi ragazzi dimostrano che non solo si può,ma si deve fare.

Chi sono questi attori?

Carlotta Sfolgori, Contessa, dimostra piglio e sicurezza in un ruolo forte; gestualità misurata, ma evocativa e sguardo penetrante. Presente, attenta, coinvolgente è perfettamente a proprio agio.

Daniele Mignemi, Er Poeta, per quanto preso nelle intenzioni, preparato e presente, ogni tanto sembra trattenuto; rappresenta un leader, un punto di riferimento e dovrebbe essere semplicemente un po’ più sciolto.

Giulia Spinelli, Valerio Macellari, Francesco Bonaccorso, Alessio Maria Maffei, si destreggiano con spigliatezza e simpatia ottenendo ognuno un buon risultato personale e riuscendo a creare un gruppo affiatato.

Lucia D’Ambrosio emerge per presenza e intensità, soprattutto nel momento in cui il suo personaggio, la prostituta, racconta la propria storia.

 

Piccioni e Farfalle fanno la rivoluzione. Amore alla Bastiglia.
Fino a domenica 29 novembre al Doppio Teatro.