Teatro Sette

15 febbraio 2017

Senza titolo.001

 

Quante volte guardiamo i nostri o altrui cani con curiosità, chiedendoci cosa stiano pensando? Quante volte li umanizziamo incollando loro addosso i nostri pensieri e sensazioni? Se fossero loro, per una volta, a raccontarci come ci vedono?

Io non posso entrare racconta il mondo dal punto di vista dei cani. Per una volta sono i cani a parlare e l’uomo ad ascoltare.

Randagio, Artù e Lollo sono tre cani rinchiusi in un canile.

Randagio in realtà non ha un nome. E’ un meticcio raccolto dalla strada; un cane di borgata, un po’ bullo, ma sveglio e diffidente nei confronti dell’uomo perché ne conosce la volubilità e, spesso, la falsità.

Artù è un cane di razza che è sempre vissuto in famiglia, una famiglia borghese dalla quale ha acquisito educazione ed espressioni. Artù ha una fiducia incrollabile nell’uomo ed è convinto che presto la sua famiglia tornerà a prenderlo, perché lui è stato “rapito”, non abbandonato.

Poi c’è Lollo, un beagle eccentrico e narcolettico che proviene dai laboratori di sperimentazione di medicinali sugli animali.

I tre si troveranno a dividere la stessa gabbia del canile e, ironia del destino, dopo una vita passata fuori dei locali che espongono la scritta “io non posso entrare”, ora non possono uscire.

La convivenza forzata porterà i tre a conoscersi e a confrontarsi su se stessi e sul loro rapporto con l’uomo. Randagio, essendo vissuto sempre per strada, è malfidato e cerca di mettere in allerta gli altri, soprattutto Artù, che, al contrario, non riesce a vedere la cattiveria nell’uomo, difendendo allo strenuo la sua famiglia umana, semplicemente perché lui è un cane e, quindi, fedele per definizione.

Lollo è la testimonianza vivente delle torture che l’uomo è capace di fare sugli animali che tanto dice di amare.

Conoscendosi, i tre cani si raccontano e nel farlo aggiungono considerazioni sulla vita, sulla società e sugli uomini, spesso falsi e cattivi.

Nonostante le loro differenze, i tre, tra tentativi di fuga falliti e contrasti, si ritroveranno a condividere le loro emozioni più intense, i sogni e le paure.

Il tutto è affrontato con grandissimo ritmo, belle canzoni e tantissimi momenti esilaranti. Non mancano spunti di riflessione anche intensi, perfettamente amalgamati in un contesto leggero, ma non superficiale.

Il testo di Manuela D’Angelo, fatto di dialoghi comici e serrati, è tutto scritto dal punto di vista dei cani: il nostro linguaggio quotidiano viene completamente traslato nel mondo canino, modificando espressioni per noi di uso comune per adattarle a questo punto di vista capovolto.

Le belle canzoni di Andrea Perrozzi danno voce alle emozioni dei protagonisti conferendo loro un ulteriore tocco di “personalità”.

Questi elementi narrativi trovano il loro perfetto raccordo nella regia, asciutta, ma dinamica, di Paola Tiziana Cruciani.

Sul palco, la coppia artistica formata da Andrea Perrozzi e Alessandro Salvatori dà l’ennesima prova della grande intesa che li unisce, consolidata ormai da una lunga serie di spettacoli, e che sempre si rinnova con freschezza e immediatezza.

Con loro lo straordinario Andrea Pirolli in un’interpretazione divertentissima, caricaturale e trascinante, grazie anche ad una spiccata espressività.

Tutti e tre bravissimi nell’entrare nei panni dei cani riproducendo movenze e atteggiamenti.

Io non posso entrare torna al Teatro Sette dopo quasi un anno e più forte di prima: un testo intelligente che con grandissima ironia tocca temi importanti, reso forte dalle capacità attoriali e musicali di professionisti della risata. Uno spettacolo originale che diverte, fa pensare e lascia qualcosa da portare a casa.

 

Io non posso entrare

di Manuela D’Angelo

musiche Andrea Perrozzi

regia Paola Tiziana Cruciani

con Andrea Perrozzi, Alessandro Salvatori e Andrea Pirolli

In scena al Teatro Sette dal 14 al 26 febbraio 2017.

 

 

FacebookTwitterPinterestGoogle +Stumbleupon