Recensione di Carlo Tomeo

foto carlo

È tornata con il suo monologo più famoso (oltre 450 repliche!), Elena Guerrini che adesso, dopo otto anni (fu scritto infatti nel 2009), si dimostra ancora più attuale di quanto lo fosse già allora. Del resto lo racconta lei stessa che l’idea di scriverlo era nata ricordando le famose parole del Pasolini di Scritti corsari” che cita tuttora: “ Quando il mondo classico sarà esaurito, quando saranno morti tutti i contadini  e tutti gli artigiani, quando l’industria avrà reso inarrestabile il ciclo della produzione, allora la nostra storia sarà finita” .

Il monologo è stato recitato su una terrazza del teatro e non a caso, come si potrà capire leggendo il seguito dell’articolo.

Sui primi due versi di una canzone di Modugno (“Tu ti lamenti, ma che ti lamenti / Prendi un bastone e tira fuori i denti), che già potrebbe essere un’indicazione concreta sui comportamenti umani nel futuro, Elena Guerrini si presenta in scena, gentile e quasi a chiedere scusa per un’invadenza che in realtà non c’è (anzi!). E inizia piano il suo monologo, muovendosi in uno spazio ristretto ingombro di tutto e di più: cose utili e inutili, cibarie e non, ma già la piantina di basilico essiccata messa in bella mostra di sé sul tavolo la dice lunga.

Il pubblico è assiepato quasi gomito a gomito con l’attrice e questo rende tutto più facile, più comprensibile e inoltre Elena Guerrini ha una maniera così discreta di coinvolgere il pubblico che, chi non la conosce già, non può fare a meno di provare subito per lei un “coup de foudre”

Lei è lì a raccontare come vivevano i suoi nonni contadini nella sua campagna in Toscana, dove il nonno Pompilio amava tanto le sue piante e i suoi animali che li faceva crescere felici. Non c’erano grilli per la testa, si viveva di quello che si aveva ed era roba genuina, niente a che vedere con i diserbanti di oggi. E se mancava qualcosa c’era sempre la formula del baratto a risolvere il problema.

E il contadino maremmano, padrone del suo pezzo di terra non aveva da spartire nulla con i padroni, come avviene oggi, dove la terra è posseduta soltanto da pochi ricchi e chi la coltiva riceve solo una parte minima dei benefici raccolti.

Usa dei termini inventati per nominare i contadini e i loro padroni cinesi per poter poi dire come lavorano, e se la lavorano ancora, la terra. E questo vorrà ben dire qualcosa: allo spettatore accorto la sua idea.

Intanto Elena racconta anche episodi boccacceschi, come solo i toscani sanno fare: dei vari figli del prete e di molte altre cose ancora.,

Ma non intendo spoilerare il monologo sul quale ci sarebbe ancora molto raccontare ed è giusto, quindi, che lo spettatore ascolti con le proprie orecchie la valanga di aneddoti che l’attrice rivela.

Una cosa essenziale bisogna però riconoscere allo spettacolo che, pur in certi casi contenendola e rivelandola con discrezione, una punta di nostalgia, in realtà lo scopo finale è quello di far pensare e non mancano certi aneddoti raccontati ad hoc, né la famosa canzone di Modugno viene citata a caso. E poi perché gli orti sono insorti?

Dirò di più: il recitare il monologo su un terrazzo per un gruppo ristretto ha anch’esso un significato: in questi ultimi anni i negozi più glamour di New York (e immagino anche di altre grosse città), oltre a vendere prodotti alimentari tra i più ricercati, si compiacciono di coltivare sui loro terrazzi pomodori, insalate, carote e quant’altro, usando serre e prodotti che dovrebbero farli apparire naturali ma che contengono invece sostanze che alla lunga si sono dimostrate pericolose per la natura. Altro che il concime naturale usato dal nonno della Guerrini! Saranno di questo tipo gli “Orti insorti”?

Dopo lo spettacolo l’attrice si è trattenuta un poco con gli spettatori  per parlare del monologo e dei suoi progetti futuri. Alla fine eravamo come un bel gruppo di amici che discorrevano piacevolmente con lei. Un suo ricordo, in particolare, ci ha divertito: qualche anno fa portò a New York il monologo e si meravigliò che tra il pubblico ci fosse un paio di persone che conoscevano, e li nominavano con lei, i nomi strani di tredici ragazze di un paese della Toscana che solo chi abitava in quel luogo potesse conoscere, Questi spettatori non andarono apposta fino a New York per vedere il monologo della Guerrini, tuttavia, già che c’erano…

A parte la replica del 26 maggio, Elena Guerrini porterà il suo nuovo monologo “Via delle donne”, che verrà rappresentato alla Fabbrica del Vapore a Milano ai primi di giugno e il 21 e 25 giugno a Castiglioncello.

Ricordo inoltre che Elena Guerrini è dal 2007 presidente dell’Associazione Culturale Creature Creative che opera sul territorio nazionale, con particolare attenzione alla Maremma e alla Toscana, proponendo spettacoli, laboratori, festival ad enti, comuni e scuole teatrali. Sempre dal 2007 dirige il Festival a veglia a teatro col baratto di cui è direttrice artistica e che si svolge ogni anno tra Orbetello e Manciano. info@elenaguerrini.it

https://www.youtube.com/watch?v=Wk1Fse31s68

Orti insorti

(In giardino con Pasolini, Calvino e mio nonno contadino)

di e con Elena Guerrini

produzione  Davide Di Pietro

In scena all’ATIR Teatro Ringhiera di Milano fino al 27maggio.

Si ringrazia la Sig.ra Maurizia Leonelli dell’ufficio stampa del Teatro

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