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Notre Dame de Paris torna in Italia e lo fa, sicuramente, alla grande, con un enorme successo di pubblico.

Lo spettacolo di Riccardo Cocciante e Luc Plamondon, con la regia di Gilles Maheu e le coreografie di Martino Muller debuttò a Parigi nel 1998 per poi girare praticamente in tutto il mondo.In Italia arrivò nel 2002 grazie al grandissimo produttore David Zard. La versione italiana fu affidata a Pasquale Panella ed è così che è tornata ad essere rappresentata in Italia dopo dieci anni di repliche quasi ininterrotte e quattro anni di pausa.

Faccio subito una precisazione che lascerà “sconvolti” molti di voi: pur riconoscendone i grandissimi meriti e soprattutto l’altissimo valore e la immensa novità che apportò nel panorama del “musical”, Notre Dame de Paris non mi appartiene, non rientra nelle mie corde.

Ho molto amato il cantautore Riccardo Cocciante per alcune delle sue storiche canzoni, ma non ho mai retto più di due o tre canzoni consecutivamente per quel suo stile, inconfondibile, ma troppo grave. Per questo motivo non mi sono mai voluto avvicinare a Notre Dame de Paris, nonostante fossi già appassionato di “musical”.

Col tempo questa passione è cresciuta e con essa la curiosità di vedere questo spettacolo a cui così tanta gente è affezionata in maniera totale ed esclusiva. Non posso certo dire di non conoscerlo; nel tempo tra dvd e contributi su youtube mi sono informato.

Anche oggi che finalmente ho potuto vederlo dal vivo, posso tranquillamente dire che Notre Dame de Paris non è il mio genere di spettacolo. Non perché non sia un musical, ecco perché sopra ho scritto la parola sempre tra virgolette, bensì un’Opera moderna, anzi la prima Opera moderna, ma perché, pur amando l’Opera, non mi ritrovo nello stile di questo spettacolo, così simile alle litanie della veglia pasquale!

Mi sono avvicinato alla mia prima esperienza dal vivo di Notre Dame de Paris con grande entusiasmo e curiosità e ho riconosciuto l’enorme spettacolo che è, ma, semplicemente, non fa per me.

Tra le altre cose, l’ho trovato uno spettacolo vecchio: sicuramente magnifico ed imponente (che poi anche lì è da vedere), ma datato, rimasto congelato a quindici anni fa.

Amo i classici, davvero, anzi sono uno di quelli che difende la tradizione, ma quello che sicuramente manca a questo spettacolo è qualcosa che gli dia una luce nuova. Capisco il format, capisco gli obblighi da rispettare, ma trovo che (e qui scatterà l’anatema) riproporre il cast originale, nonostante l’eccellenza di alcuni elementi, sia stata una mera operazione commerciale per andare incontro ad un pubblico di super affezionati che, però, spesso e per la maggior parte, non hanno spirito critico.

Ritengo che dare la possibilità a più o meno nuovi e giovani talenti di farsi conoscere attraverso questo immenso spettacolo sarebbe stata una grande opportunità per loro e un valore aggiunto che avrebbe potuto portare una ventata di aria fresca in un’opera che, nonostante gli anni di fermo, è comunque statica.

Inoltre, avevo sentito molto parlare dell’ampio uso che si fa nello spettacolo del playback ed ero rimasto piuttosto deluso e sconcertato dalla cosa. Intendiamoci, ci possono essere momenti di particolare affaticamento o improvvisi malanni che costringono ad utilizzare il playback, ma qui si parla di prassi consolidata. Fermo restando che esistono cover per i protagonisti, tra l’altro tutti attori e attrici validissimi e conosciuti nel mondo del musical, ero piuttosto deluso di dover spendere tutti quei soldi per il biglietto, per ascoltare alcune voci come in un  disco.

Poi, appena è cominciato lo spettacolo, ho ringraziato che alcuni brani fossero in playback!

Lola Ponce è entrata in scena già con l’affanno, completamente senza voce, steccando più volte e con un atteggiamento di totale disinteresse nei confronti di quello che stava facendo; Matteo Setti sembrava più interessato a farsi contemplare che ad interpretare il proprio personaggio e Leonardo di Minno era decisamente fuori fase tanto, a volte, da diventare invisibile sulla scena.

Fortuna, però, che c’erano grandi professionisti a compensare questi pesanti difetti. Primo fra tutti l’insuperabile Vittorio Matteucci, intramontabile con la sua grinta, la sua energia e quella sua voce così potente e calda e la sua capacità di trasmettere emozioni che attraversano lo spazio tra palco e platea irradiandosi tutto intorno e colpendo lo spettatore; Graziano Galatone, un gigante su quel palco, dotato di grande presenza e forte personalità e con una voce incredibilmente forte e coinvolgente; Giò di Tonno, straordinario nella sua interpretazione così carica di drammaticità; Tania Tuccinardi, novità in questo cast, decisamente all’altezza dello spettacolo e dei suoi colleghi.

Fiore all’occhiello di questo spettacolo sono comunque gli eccezionali ballerini e acrobati, raggi di luce immensa in una narrazione cupa e pesante, professionisti di grande talento che si donano fisicamente completamente alla scena.

Corpi in continuo movimento, sempre presenti, che passano da una parte all’altra del palco danzando e volando a corpo libero o appesi alle campane di Notre Dame (coreografia magnifica e difficilissima), arrampicandosi con leggerezza sulla parete di fondo tra bastioni e gargoyle, improvvisando meravigliose coreografie nel brano Cuore in Me.

Ragazzi e ragazze che non si risparmiano e che rendono questo spettacolo sorprendente.

Ho apprezzato molto la scenografia in movimento di Christian Ratz, comunque semplice, ma efficace e il perfetto disegno luci di Alain Lortie; bellissimi i costumi di Fred Sathal.

Notre Dame de Paris è sicuramente uno spettacolo straordinario, va riconosciuto; ma il pubblico va rispettato ed educato.

So che la stragrande maggioranza degli spettatori è innamorata del cast originale e che non vedeva l’ora di rivederlo in scena e so che non si accorge del playback, ma, visto anche l’alto costo dei biglietti, ritengo doveroso e giusto dare sempre uno spettacolo basato sulla più alta professionalità visto che attori e cantanti di alto livello non mancano.

Per tutti questi motivi, nonostante alcuni aspetti di eccezionalità, Notre Dame de Paris non è il mio spettacolo.

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