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Teatro de’Servi

25 aprile 2017. Prima

Non rubateci i sogni è una commedia scritta e diretta da Bernardino de Bernardis che esorta a combattere per se stessi e per i propri sogni senza farsi sopraffare dai soprusi né soccombere agli abusi degli altri.

E’ una storia agrodolce di riscatto personale e sociale: riscatto dalle paure del singolo e riscatto di una società che non accetta di essere limitata nelle proprie potenzialità e libertà dalla corruzione e dalla violenza di pochi.

Don Angelo, dopo aver fatto il parroco per vent’anni in un pacifico paese della Valle Aurina, viene trasferito nella sua città di origine, Napoli, nello stesso difficile quartiere dove ha trascorso la sua adolescenza.

Si troverà, così, a fare i conti con una realtà di miseria e paura, in cui a farla da padrone è la malavita organizzata e con i fantasmi del suo passato.

Timoroso di Dio e dell’uomo, non verrà inviato in una parrocchia: infatti, poiché la stessa è in ristrutturazione, da due anni il luogo che ne sostituisce le funzioni è un teatro in disuso, da tempo nelle mire della delinquenza locale.

In questo luogo Don Angelo verrà in contatto con Donna Assunta, una perpetua riflessiva e forte e con i ragazzi che gravitano intorno a quel luogo in cui trovano riparo agli attacchi del boss locale e dei suoi scagnozzi.

Un giro di umanità varie, con alle spalle ognuna storie difficili e grandi pesi, messi ormai al muro dall’ignoranza e dalla violenza della criminalità organizzata e dall’omertà della gente.

Nonostante un’iniziale confusione personale, Don Angelo si sentirà in dovere di aiutare questi ragazzi e lo farà cercando di coinvolgere e sensibilizzare l’intera comunità con l’organizzazione di uno spettacolo che racconti le loro stesse vite.

Allo stesso tempo, però, dovrà confrontarsi con le vecchie paure che gli si ripresenteranno prepotentemente e concretamente di fronte.

L’impegno e l’entusiasmo dei ragazzi crescerà nel tempo, insieme al coraggio, ma ci saranno dei costi molto alti da pagare.

In scena, insieme allo stesso autore e regista, Bernardino de Bernardis, nei panni di Don Angelo,

Luca Buongiorno (Enrico), Mauro De Maio (Salvatore), Francesca Di Meglio (Maria Grazia), Ciro Formisano (Boss), Martin Loberto (Alessandro), Coky Ricciolino (aiuto boss) e, in alternanza, Angela Ruggiero ed ElenaVerde (Donna Assunta).

Non rubateci i sogni è uno spettacolo corposo con ottime potenzialità che non sono completamente realizzate.

Il testo è molto denso: contiene diversi passaggi davvero belli, sia nei momenti comici che in quelli drammatici, ma nel complesso risultano rallentati da un andamento discontinuo. Anche le citazioni e i riferimenti, seppur belli e poetici, sono troppi e non facilitano uno sviluppo dinamico della storia.

Allo stesso modo la regia alcune volte sembra perdersi, più attenta al testo che all’interpretazione.

Nonostante una leggerezza di base e molti momenti esilaranti, Non rubateci i sogni è una storia impegnativa che racconta una tematica forte: questa alternanza tra commedia e dramma risulta a volte fuori tempo, creando uno sfasamento che lascia qualche perplessità, rendendo poco chiaro il rapporto causa-effetto tra gli eventi.

Manca una coesione generale, uno sguardo d’insieme e l’opera necessita di un alleggerimento del testo che inevitabilmente deve portare ad una riduzione della durata della rappresentazione.

Lo spettacolo riesce comunque a regalare momenti molto belli, sia a livello comico, che a livello drammatico, lasciando messaggi forti, grazie anche ad alcune interpretazioni precise e coinvolgenti, primo lo stesso de Bernardis col suo parroco continuamente in bilico tra buona volontà e paura e da cui arrivano importanti messaggi di conforto e coraggio per gli altri.

Intensa e commovente la prova di Martin Loberto che dona spessore e anima ad un personaggio tormentato e insicuro di cui arrivano tutte le emozioni e le paure.

Molto bene anche Mauro De Maio che riesce a colorare il suo scugnizzo con gli atteggiamenti dello spavaldo mantenendo i toni del ragazzo semplice.

In Non rubateci i sogni sono evidenti l’amore e la passione che l’autore ha per Napoli e l’intenzione di esprimere questi sentimenti con intensità. Credo, però, che questo amore debba essere arginato a favore della trama e della rappresentazione, divenendo motore della storia, ma non il fine, l’avvio del racconto, ma non il senso completo.

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