SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE_FOTO

Comunicato stampa

Nel 2018 si festeggiano i 15 anni di Silvano Toti Globe Theatre

Per la prima volta il teatro di villa Borghese entra a far parte del Teatro di Roma

 

Roma, 1 giugno 2018 – Al via dal prossimo 27 giugno la nuova Stagione del Silvano Toti Globe Theatre, da quest’anno parte di quel sistema di Teatro Pubblico Plurale che sta nascendo per volontà dell’Amministrazione sotto l’attenta regia del Teatro di Roma che da quest’anno comprende oltre al Teatro Argentina e al Teatro India, il Teatro di Villa Torlonia, i Teatri in Comune (Lido, Quarticciolo, Tor Bella Monaca e Corsini) e il Globe. La riorganizzazione delle istituzioni culturali cittadine voluta dal Vicesindaco con delega alla Crescita Culturale Luca Bergamo richiama un modello innovativo e diffuso sul territorio cittadino di cui lo Stabile capitolino è motore della sua valorizzazione. Accogliere all’interno di questo sistema il Globe è un segno di rafforzamento e crescita dell’offerta culturale della Capitale in grado di esprimere livelli di eccellenza assoluti.

Nel 2018 il Globe di Roma festeggia 15 anni. Era il 27 settembre 2003, Villa Borghese aveva appena festeggiato il suo Centenario e i riflettori della prima Notte Bianca si accendevano sul Teatro Elisabettiano costruito nel cuore verde di Roma. Fu una notte memorabile nella quale il Silvano Toti Globe Theatre, nato grazie all’impegno dell’Amministrazione Capitolina e della Fondazione Silvano Toti, per una geniale intuizione di Gigi Proietti, ospitò le prove del Romeo e Giulietta per la sua regia.

Oggi il Silvano Toti Globe Theatre festeggia i suoi quindici anni di vita sia dal punto di vista qualitativo sia per l’elevato livello di rappresentazioni che ha offerto, sia per il numero sempre crescente di spettatori, si può senz’altro affermare che sia l’unica grande realtà teatrale cittadina nata negli ultimi decenni e che testimonia come, quando si uniscono volontà politica, voglia di partecipazione, entusiasmo e professionalità possano verificarsi eventi così importanti e duraturi.

Per celebrare questo importante anniversario verranno riproposte nella nuova Stagione alcuni dei più grandi successi di pubblico e di critica rappresentati negli anni.,Tra le altre novità volute da Gigi Proietti, i CORTI AL GLOBE – FESTIVAL INTERNAZIONALE DEI CORTOMETRAGGI. Ai partecipanti viene richiesto di raccontare con un cortometraggio, sia inedito che rappresentato in altre manifestazioni, storie, evocazioni e riflessioni intorno al tema il “Teatro secondo me”. I cortometraggi saranno selezionati da una giuria qualificata e proiettati nel corso della stagione. Ai vincitori sarà riconosciuta una targa di riconoscimento nella serata di premiazione.

Si ringrazia BANCO BPM che per il secondo anno consecutivo sostiene la rassegna teatrale come main sponsor.

La Stagione apre con uno spettacolo che ha fatto ridere e ballare spettatori di tutte le età: MOLTO RUMORE PER NULLA, con la regia di Loredana Scaramella, che tornerà in scena dal 27 Giugno al 15 luglio ore 21.15. “Molto rumore per nulla” è una favola illuminante sul potere della parola, una riflessione brillante e divertente su come una difficoltà possa trasformarsi in un’occasione di crescita personale e collettiva. Un gruppo di soldati al ritorno dalla guerra invade il palazzo, lo spazio delle donne. Benedetto e Beatrice, campioni dei rispettivi schieramenti, continuano ad affrontarsi a colpi di battute ironiche, sotto gli occhi divertiti di tutti. Ma il destino riserba loro una grande prova, prima che venga sancito con un doppio matrimonio il tempo della pace.

 

Dal 20 luglio al 5 agosto ore 21.15 sarà la volta di OTELLO per la regia di Marco Carniti. Otello è una grande metafora dell’identità e della fragilità umana. Una tragedia moderna che esplora un dramma intimo e psicologico.  Protagonisti sono Otello, un uomo tutto gerarchie e disciplina, Desdemona, che per lui rappresenta la seduzione e il desiderio di integrazione culturale e, infine, Iago, la mente dell’opera, il costruttore di un percorso obbligato per tutti i personaggi che diventerà trappola di morte anche per se stesso.

Carniti rappresenta tutto questo attraverso una scenografia dominata da una serie di cancelli che vanno a formare un simbolico tunnel dove il campo di azione di ognuno si restringe fino ad approdare ad una morte inesorabile.

Per la dodicesima stagione consecutiva torna l’appuntamento cult del Silvano Toti Globe Theatre: il SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE,a firma di Riccardo Cavallo scomparso prematuramente andando in scena dall’8 al 26 agosto ore 21.15. Una storia che continua ad emozionare e a far sognare raccontando il tempo breve della felicità con un sottile sottofondo di malinconia.

L’opera è stata scritta in occasione di un matrimonio e rappresenta, come una scatola cinese, un mondo stregato in cui dominano il capriccio e il dispotismo. Linguaggi diversi che si intrecciano: quello delle fate che alterna al verso sciolto, canzoni e filastrocche, e quello degli artigiani, in cui la prosa di ogni giorno è interrotta dalla goffa parodia del verso raffinato

Dal 31 agosto al 16 settembre ore 21.00 debutta una nuova versione di LA BISBETICA DOMATA, per la regia di Loredana Scaramella

Il racconto è ambientato in Italia alla fine degli Anni Trenta, alla soglia di un radicale cambiamento del rapporto uomo-donna. In una pensione-ristorante un uomo potente organizza una beffa ai danni di un ubriaco facendogli credere di essere un gran signore. Per farlo si serve della magia del teatro: è una compagnia di artisti di varietà basso che ai suoi ordini interpreta la commedia della lotta fra l’astuto Petruccio e la bisbetica Caterina, tra fuochi d’artificio verbali e musicali. Il gioco di equivoci e sotterfugi da farsa che la trama shakespeariana suggerisce prende i colori del varietà e le ombre del kabarett tedesco, in un clima in cui la finzione sembra toccare punte di verità profonda. Oltre che esilarante rappresentazione di una guerra tra i sessi, il testo si presenta così come occasione di riflessione sull’esperienza teatrale come specchio amplificante della vita, luogo di esplorazione dei suoi interrogativi nascosti, e si rivela metafora del rapporto fra l’artista e il potere, della reciproca fascinazione, della difficoltà di mantenere viva e libera la propria voce.

Ritorna dopo vari anni di assenza un’importante produzione: LA TEMPESTA, dal 21 settembre  al 7 ottobre ore 20.45 con la regia di Daniele Salvo traduzione e adattamento di Daniele Salvo. Protagonista è Prospero, interpretato da Ugo Pagliai, un mago che manipola la realtà a suo piacimento. Nell’isola in cui vive, la realtà muta incessantemente, qui tutti i personaggi perdono l’orientamento e vagano senza tregua, preda della follia e del dolore, per ritrovare poi se stessi con il crollo di tutte le loro misere certezze.

 

THE MERCHANT OF VENICE dal 10 al 14 ottobre ore 20.45

Il nuovo appuntamento della Bedouin Skakespeare Company in lingua originale per l’ormai solito appuntamento di fine stagione per la regia di Chris Pickles..

Il mercante di Venezia e’ unanimamente ritenuta une delle opere piu’ attuali di Shakespeare .
Difficile stabilire  una collocazione tra commedia e tragedia : sebbene l’opera abbia un lieto fine, rimane la tragedia del mercante, usuraio Shylock, assunto ad archetipo dello straniero, del diverso per eccellenza e rimangono le contraddizioni di una legge sommaria che, pur col nobile fine della tutela di Antonio,si volge al favore dei veneziani a discapito di Shylock.

 

Il cartellone 2018 sarà anche accompagnato da una serie di appuntamenti speciali che verranno rappresentati nei lunedì e nei pomeriggi della stagione.

SONETTI D’AMORE con l’ideazione e la regia di Melania Giglio (traduzione di Alfonso Veneroso e Melania Giglio). Un viaggio tra i più bei versi di William Shakespeare accompagnato da una ricca contaminazione musicale: da Marvin Gaye a Amy Winehouse, da Leonard Cohen ad Alanis Morissette.

PLAYING SHAKESPEARE Loredana Scaramella, accompagnata dalla musica del trio William Kemp e da alcuni attori del Globe, conduce gli spettatori alla scoperta del tempo di Shakespeare, con qualche sorpresa, gioco e molta leggerezza.

WILLIAM AND ELIZABETH  ideazione e regia Melania Giglio

Elisabetta I regnò per quasi mezzo secolo facendo la differenza : ereditato un paese sull’orlo della guerra civile e di religione lo pacificò e fece della debole Inghilterra cattolica una potente nazione protestante. Questa madre del mondo moderno permise la nascita di una delle più straordinarie stagioni della cultura di ogni tempo: il teatro elisabettiano.  In una notte di mezza estate William Shakespeare sta provando al Globe con i suoi attori. Improvvisamente una visita imprevista e totalmente inaspettata viene a turbare il processo creativo del Bardo e della sua compagnia. Chi osa disturbare le prove del genio di Stratford? La visitatrice misteriosa altri non è che la Regina in persona. In un serratissimo ed affascinante duello verbale Shakespeare ed Elisabetta I ci faranno fare un viaggio vertiginoso che andrà a toccare il cuore stesso del Teatro ed il senso del suo esistere.  Il Teatro: da sempre “moribondo illustre”. Da sempre croce e delizia. Da sempre rifugio per le anime tormentate. Da sempre specchio del Mondo e del suoi Potenti.

Sonetti d'amore SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE_FOTO

SPETTACOLO TEATRALE " LA TEMPESTA " DI WILLIAM SHAKESPEARE. Regia Daniele Salvo.

SPETTACOLO TEATRALE ” LA TEMPESTA ” DI WILLIAM SHAKESPEARE. Regia Daniele Salvo.

SPETTACOLO TEATRALE " LA TEMPESTA " DI WILLIAM SHAKESPEARE. Regia Daniele Salvo.

SPETTACOLO TEATRALE ” LA TEMPESTA ” DI WILLIAM SHAKESPEARE. Regia Daniele Salvo.

 

 

©MarcoBorrelli_03092015_2433 OTELLO

 

Foto di Marco Borrelli

 

©MarcoBorrelli_02092014_5717 MOLTO RUMORE

Foto di Marco Borrelli

Dal 27 giugno al 15 luglio

MOLTO RUMORE PER NULLA

regia di Loredana Scaramella

traduzione e adattamento di Loredana Scaramella e Mauro Santopietro

Prodotto da Politeama Srl 

BENEDETTO: “Quale è stato il primo dei miei difetti per il quale ti sei innamorata di me?”

BEATRICE: “Per tutti quanti insieme. Perché hanno organizzato una compagine così perfetta da impedire anche ad una sola qualità di insinuarsi tra loro.”                                                                      Atto V, 2

 

TRA IL BACO E LA FARFALLA

Uno dei sapori più dolci del teatro è nella ripetizione: il medesimo testo, col passare del tempo, ci si mostra cambiato. E’ un’esperienza perturbante guardare con occhi nuovi un oggetto conosciuto ma apre lo sguardo su orizzonti più vasti. Accanto ai temi che ci hanno appassionato, ne scorgiamo di nuovi. Ed è stimolante l’idea di affrontare questo viaggio con un gruppo di attori diverso, con una compagnia nata dagli incontri favoriti in questi anni dalle stagioni del Globe. Ecco il perché di una nuova versione di questa commedia che mi appare oggi come una riflessione molto brillante e ludica sul tema della crisi intesa come tempo della metamorfosi, su come un ostacolo, una difficoltà, possa trasformarsi in un’occasione di crescita personale e collettiva. Abbandonare abitudini e convinzioni ormai inadatte alle nostre vere esigenze è una necessità ed un’azione da intraprendere con coraggio, e anche con un po’ di umorismo, per avviare una rinascita della nostra società.

Molto rumore per nulla” è una favola illuminante sul potere della parola, una commedia invasa da una gioia luminosa resa ancora più accecante da una lama d’ombra che per alcuni istanti l’attraversa. Il titolo racchiude tutti i sensi della storia e li nasconde proprio in quel “nothing”apparentemente inoffensivo. “Nulla” come un basso continuo contrapposto al suono di troppe parole, alla frenesia che spinge gli uomini ad amare, giocare, desiderare, combattere. Questa agitazione, che ha la sua sintesi nell’eccitazione sessuale, esplode in una casa ospitale piena di balli e di feste, d’estate, nella assolata Sicilia, un luogo che per Shakespeare certo significava esotismo e sensualità e che noi spostiamo in un Salento ideale, illuminato da quello stesso sole che esaspera i contrasti della scacchiera di corredi stesi a sbiancare, mentre dal parlato le voci prendono il volo per costruire richiami e canti che irrobustiscono il tessuto musicale già suggerito dal testo. E “nothing”, nella sua forma gergale antica, allude anche al sesso femminile, attorno al quale tanto rumore si scatena, e ci porta più vicino al tema centrale.

Un gruppo di soldati torna dalla guerra ed invade lo spazio delle donne. E’ la fine della specificità dei generi: l’uomo guerriero, la donna custode del focolare. Finite le battaglie, la commedia racconta quello che sta nel mezzo, dopo la guerra e prima della pace, dopo il “separato” e prima dell’ “unito”. Questo inter-regno è il tempo della parola, che si fa ponte tra due singoli mondi. E’ il maschile che cerca l’accordo col femminile. EMolto rumore per nulla” racconta la rottura della membrana che divide i due stati, la lenta e difficile osmosi tra l’uno e l’altro. Tra uomo e donna, giovinezza ed età adulta, ricerca di identità e assunzione di identità. Tra il baco e la farfalla.

Benedetto e Beatrice, campioni dei rispettivi schieramenti, difendono strenuamente e con sfoggio di battute ironiche le loro autonome identità, come due adolescenti ostinati, lei attaccata al ruolo maschile che ha assunto, lui incapace di liberarsi dall’attrazione del cameratismo adolescenziale. Sono paralizzati da una paura che li rende comici. L’abbandonarsi alle emozioni potrebbe precipitarli su un terreno instabile che sconvolge il carattere, azzera ogni sistema di sicurezza e apre le porte ad una dimensione sconosciuta e incontrollabile. Beatrice è una donna insolita, una Queen Elizabeth in miniatura. Pur non essendo padrona di nulla, parla con libertà a stranieri, a uomini di potere, familiari e non. Tutto con lei si trasforma in motto di spirito, forgiato in una lingua paragonabile solo a quella di Benedetto, brillante e impertinente. Comportamento in genere condannato in una donna ma in lei accettato in virtù del suo essere casta, vergine e comica.  Ogni battuta di spirito va però a rafforzare la robusta corazza che nega il suo corpo e che nasconde dietro la goffaggine, le risate e lo scintillio delle parole la sua delicatissima parte emotiva. Benedetto è la sua immagine gemella, un Peter Pan attratto da una donna che è un guerriero e che gli propone un rapporto in fondo rassicurante, molto simile a quello che è abituato ad avere con i compagni d’armi. Il grimaldello che incrina queste due casseforti d’amore è proprio lo stato di crisi, il momento della difficoltà in cui le maschere rassicuranti cadono e ci si trova a rischiare la caduta nel baratro . Quando le parole di Beatrice sono rese vane dalla menzogna dei malvagi e il suo senso di giustizia non trova mezzi per farsi valere, Benedetto diventa necessario, la sua virilità un valore. Solo un uomo può impugnare la spada per difendere la giustizia, ma la strada gliela insegna una donna che lo separa dal branco. E così il “buffone del Principe” si trasforma nel nuovo capo del palazzo, giovane, saggio e brillante.

Da zero si va a zero: i malvagi rimangono tali, chi oggi si ama si amava già ma con una coscienza diversa. In questo processo di svelamento e metamorfosi, tutti ci ritroviamo complici del tentativo di mettere a nudo, come in un gabinetto anatomico, i meccanismi del cambiamento e tutti siamo chiamati a spiare e valutare i rischi e l’eventuale bellezza dell’incontro con l’altro. Tutti, singolarmente e come corpo sociale, nascosti nella penombra del teatro, sospesi fra realtà e finzione, facciamo insieme prove di vulnerabilità. Sostenuti dalla gioia e dal coraggio e trascinati dalla musica, transitiamo dal baco alla farfalla.

Loredana Scaramella

Interpreti

(in ordine alfabetico)

 

Margherita LARA BALBO
Claudio FAUSTO CABRA
Ero MIMOSA CAMPIRONI
Don Pedro FEDERIGO CECI
Seconda guardia JACOPO CROVELLA
Frate Francesco, Sorba DIEGO FACCIOTTI
Borracio ALESSANDRO FEDERICO
Antonio, giudice ROBERTO MANTOVANI
Leonato MAURIZIO MARCHETTI
Don Juan MATTEO MILANI
Beatrice BARBARA MOSELLI
Corrado

Orsola

Corniolo, Baldassarre

Benedetto

Prima guardia

IVAN OLIVIERI

LOREDANA PIEDIMONTE

CARLO RAGONE

MAURO SANTOPIETRO

FEDERICO TOLARDO

Musiche eseguite dal vivo

Trio WILLIAM KEMP

Percussioni    Michele Di Paolo

Mandolino    Luca Mereu

Chitarra     Antonio Pappadà

REGIA

Loredana Scaramella

MAESTRO MOVIMENTI DI SCENA

Alberto Bellandi

AIUTO REGIA

Ivan Olivieri – Francesca Cioci

MUSICHE

Stefano Fresi

COSTUMI

Susanna Proietti

DISEGNO LUCI

Umile Vanieri

 

 

dal 20 luglio al 5 agosto  2018

OTELLO

Regia  e adattamento di Marco Carniti

Prodotto da Politeama Srl

IAGO: IL MALE AL POTERE. INFEZIONE, SEDUZIONE E POSSESSIONE DI OTELLO

Penso oggi a Otello come una tragedia totalmente moderna che esplora un dramma  intimo, familiare. Una storia di violenza che si consuma tra le quattro mura di un ambiente domestico. Un dramma psicologico a tinte forti. Otello è un uomo profondamente solo, per  cultura e per educazione militare. Una macchina da guerra che di fronte ai sentimenti si autodistrugge. Tutto gerarchie e disciplina , vive in un mondo i cui sentimenti sono messi sotto processo.

Otello ha un crollo d’identità. Identità politica e culturale.

Otello è nero? Cosa significa per noi oggi ?

Shakespeare parte da problematiche politiche e razziali per entrare nel labirinto della psicologia

umana così da poter mettere luce sulla  vera natura dell’ anima. La parte  oscura, che distrugge l’essere umano da dentro. La parte che non segue la ragione e che lascia all’intuito e all’istinto la soluzione finale. La parte animale che uccide la ragione.

Otello è una grande metafora sull’esistenza dell’uomo e della sua identità. La denuncia di una condizione di fragilità che porta alla perdita di sé e non lascia scampo per nessuno .

Ma attenzione perché  tutti siamo Otello. Il nero è in tutti noi. Tutti siamo vittime di una parte oscura di noi stessi che ci rende vulnerabili e autodistruttivi facendoci  precipitare nel vuoto e nell’oscurità.

Basta  nulla per trasformare una roccia in polvere.

Basta nulla per far esplodere  nell’uomo un  “dubbio” che come una coscienza parallela lo frantuma   facendolo precipitare nella schizofrenia .

Otello diventa vittima e complice al tempo stesso della sua autodistruzione seguendo un percorso  da lui stesso approvato. Un disegno di morte  improvvisato dalla  mente di un abile politico che vuole riconquistare la sua centralità agli occhi del mondo: Jago.

Uno “schiavo” che, come in un perfetto ingranaggio ad orologeria, pianifica la sua ribellione politica e sociale, incurante  che la bomba da lui stesso costruita  gli possa esplodere tra le mani.

Come un kamikaze dei nostri giorni che con sapienza chirurgica trova e dilata una frattura, un vuoto, una debolezza, già esistenti in ognuno dei personaggi della tragedia , facendoli precipitare nel caos  politico e psicologico.

Iago è la mente dell’opera e la macchina da lui costruita sarà un  percorso obbligato per tutti i protagonisti e  diventerà una trappola mortale anche per se stesso. Monta e smonta continuamente lo spazio scenico per modellarlo alle esigenze del suo piano diabolico delimitandolo con  labirinti e  cancelli come a formare un lungo corridoio ,  un imbuto capovolto, che via via restringe il campo d’azione isolando i personaggi e le singole scene come in frammenti cinematografici.

Tutti sono marionette nelle mani di Iago e  trionfa il suo genio.

                                                                                                                                 Marco Carniti

 

Interpreti

(in ordine alfabetico)

 

Bianca                                               ANTONELLA CIVALE

Brabanzio                              NICOLA D’ERAMO

Othello                                   MAURIZIO DONADONI

Montano 1° senatore                        DIEGO FACCIOTTI

Iago                                        GIANLUIGI  FOGACCI

Ludovico                               SEBASTIAN GIMELLI  MOROSINI

Cassio                                    MASSIMO NICOLINI

Roderigo                                GIGI PALLA

Emilia                                    CARLOTTA PROIETTI

Doge Graziano                      TOMMASO RAMENGHI

Desdemona

Montano 1° senatore

 

SCENE

Fabiana  Di Marco

 

COSTUMI

Maria Filippi

 

PERFORMANCE MUSICALE DAL VIVO

David Barittoni

 

AIUTO REGIA

Maria Stella Taccone

Oliviero Plazzi Marzotto

 

DISEGNO LUCI

Umile Vanieri

 

8 agosto – 26 agosto

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

regia di Riccardo Cavallo

traduzione di Simonetta Traversetti

Prodotto da Politeama Srl

La notte di mezz’estate è una notte magica e il titolo ne svela immediatamente l’atmosfera onirica, irreale anche se, come viene precisato, la notte in cui si svolge gran parte dell’azione è quella del calendimaggio, la celebrazione del risveglio della natura in primavera e non in estate. E’ comunque l’augurio di un risveglio gioioso. Ma è davvero così? Tre mondi si contrappongono: il mondo della realtà (quello di Teseo, Ippolita e della corte), il mondo della realtà teatrale (gli artigiani che si preparano alla rappresentazione) e il mondo della fantasia (quello degli spiriti, delle ombre). Ma i sogni alle volte possono trasformarsi in incubi: il dissidio fra Oberon e Titania che rivela a un certo punto un terribile sconvolgimento nel corso stesso delle stagioni, il rapporto tra Teseo e Ippolita, il conquistatore e la sua preda, la brutalità di certi insulti che gli amanti si scambiano sotto l’influsso delle magie di Puck.

“Sogno di una notte di mezza estate”, scritta in occasione di un matrimonio, è come una serie di scatole cinesi. All’esterno dell’opera ci sono la sposa, lo sposo e il pubblico, all’interno le coppie, Teseo e Ippolita, Titania e Oberon e i quattro innamorati e nell’opera dentro l’opera, i teatranti, la vicenda di Piramo e Tisbe. In questo mondo stregato domina il capriccio, il dispotismo di Oberon che attraverso Puck gioca con i mortali e con Titania, per imporre il suo dominio. Si compie quindi su Titania quella violenza che Teseo compie su Ippolita e che Egeo vorrebbe compiere sulla figlia costringendola a un matrimonio che respinge. Si noti la sequenza degli scambi fra gli amanti. Si inizia con Ermia che ama Lisandro e con Elena che ama Demetrio, ma quest’ultimo con l’appoggio di Egeo, padre di lei, vuole invece conquistare Ermia. Si passa, attraverso l’intervento “magico” di Puck, al folle girotondo in cui Ermia insegue Lisandro, Lisandro Elena, Elena Demetrio e Demetrio Ermia. E non è finita. Perché Ermia, alla quale dapprincipio aspiravano entrambi i giovani, sarà abbandonata da tutti e due, innamorati ora di Elena, e solo nel quarto atto dopo un nuovo intervento di Puck, si avrà la conclusione in cui gli amanti formeranno davvero due coppie.

La grandezza di Shakespeare sta nell’aver saputo coinvolgere tre mondi diversi, ciascuno con un suo distinto linguaggio: quello delle fate che alterna al verso sciolto, canzoni e filastrocche, quello degli amanti dominato dalle liriche d’amore e quello degli artigiani, nel quale la prosa di ogni giorno è interrotta dalla goffa parodia del verso aulico.

Il mondo è folle e folle è l’amore. In questa grande follia della natura, l’attimo di felicità è breve. Un richiamo alla malinconia che accompagna tutta la vicenda.

Riccardo Cavallo

 

Interpreti

(in ordine alfabetico)

Nick, Bottom

Titania, Regina delle fate

Elena

Demetrio

Teseo, Duca d’Atene

Puck

Ermia

Fairy

Tom, Snaout

Lisandro, Innamorato di Ermia

Snug

Maestro di cerimonie

Oberon, Re degli Elfi

Egeo, Padre di Ermia

Peter Quince

Francis, Flut

Ippolita, Regina delle Amazzoni

GEROLAMO ALCHIERI

CLAUDIA BALBONI

FEDERICA BERN

SEBASTIANO COLLA

MARTINO DUANE

FABIO GROSSI

VALENTINA MARZIALI

CRISTINA NOCI

CLAUDIO PALLOTTINI

MARCO PAPARELLA

ANDREA PIROLLI

RAFFAELE PROIETTI

CARLO RAGONE

ALESSIO SARDELLI

MARCO SIMEOLI

da definire

DANIELA TOSCO

COSTUMI

Manola Romagnoli

SCENE

Silvia Caringi e Omar Toni

ASSISTENTE ALLA REGIA

Elisa Pavolini

DISEGNO LUCI

Umile Vainieri

 

 

dal 31 agosto al 16 settembre

LA BISBETICA DOMATA

di William Shakespeare

Regia di  

Loredana Scaramella

Traduzione e adattamento Loredana Scaramella

Prodotto da Politeama Srl

            È stata lunga ma, finalmente, le nostre note discordi 

                                                                                 entrano in armonia…”

                                                                                                                                  La bisbetica domata V, 2

 

MA L’AMORE NO

Un allestimento de La Bisbetica domata non può prescindere, soprattutto oggi, da una riflessione su quell’ultimo lungo monologo nel quale la ex bisbetica e indomita Caterina tesse le lodi della mitezza e della soggezione allo sposo. Quello sposo che dal momento in cui la incontra la sfida, la affronta, la inganna, la porta con sé in una casa inospitale – ma, si sa, è per gioco! – e con gesti gentili, ovvero con gentilissime torture, la riduce prima al silenzio e poi alla conversione a discorsi non suoi. Si, perché se la ribellione di Caterina e il suo essere “bisbetica ” è soprattutto nella voce e nell’eloquio puntuto, brillante e inarrestabile con cui affronta il mondo, il suo pacato silenzio e il suo discettare a comando sono il segno di una riduzione forzata all’obbedienza. Negli Anni Settanta, durante le più accese battaglie femministe, si guarda con occhi preoccupati e attenti alla riduzione al silenzio e all’addomesticamento dell’eloquio e dell’energia fisica tanto apprezzata nei maschi e condannata nel sesso opposto. È uno sguardo “dalla parte delle bambine”, come titolava un famoso saggio del tempo. Da allora molto è cambiato nel campo della definizione di genere e molto quotidianamente continua a cambiare, mentre la biologia e l’etica affrontano nuove realtà ed interrogativi. Ma Caterina, creatura shakespeariana nata da una figura di tradizione medioevale, dove si pone in questo flusso di riflessioni sul rapporto uomo-donna, e soprattutto sul femminile? E, ai fini di una rappresentazione, qual è il momento in cui un racconto di domatore e domata – oltre al suo significato simbolico non legato ai due sessi – può ancora essere concepito nei limiti della nostra storia sociale? Credo che, nel nostro paese, l’ultimo periodo in cui si sia cercato di inquadrare programmaticamente la donna in uno schema politico, sociale ed economico sia il Ventennio fascista. La figura femminile viene strutturata e il suo ruolo viene molto valutato, ma solo in quanto moglie e madre. La donna ribelle – cioè sola -, soprattutto se sessualmente libera, è dannosa perché contraria ai principi dello Stato. Come controparte è ben leggibile l’immagine di un domatore istituzionale, un maschio superiore per definizione. Da qui la decisione di collocare il racconto di Shakespeare prima dell’inizio dell’ultima guerra, che cambierà definitivamente i rapporti di equilibrio nella coppia, ma più complessivamente fra i sessi.

Dagli Stati Uniti e dal resto dell’Europa arrivano germi di mutamento che hanno già modificato il costume nelle classi più agiate e in quelle zone a margine in cui l’eccentricità è un attributo strutturale. Sono infatti “diverse” le dive del cinema (attrici ma anche produttrici e registe) e le donne comuni che lavorano come operaie, dattilografe, segretarie, e che guardano con simpatia alle ragazze dello spettacolo dal vivo, che di quelle dello schermo cercano di seguire l’esempio: le divette, le cantanti, le soubrette dalla vita indipendente.

È quindi alla fine degli Anni Trenta che collochiamo il racconto della Bisbetica: è ancora possibile in quell’epoca l’idea di una doma della femmina, ma la donna ha degli strumenti per opporsi e la battaglia dei sessi vive un momento cruciale, particolarmente appassionante.

Shakespeare nella struttura dell’opera, in particolare nell’in quarto del 1594, ci fornisce una cornice completa, che è la storia del calderaio ubriacone Sly, al quale viene giocata una beffa da un

potente che rientra nella taverna alla fine di una battuta di caccia. L’uomo trova Sly disgustoso e miserabile, quindi passibile della sua feroce attenzione. Decide di divertirsi ai danni del poveraccio e di fargli credere di essere un potente. Seguendo uno schema antico, già presente ne Le Mille e una notte, lo traveste dandogli le caratteristiche di una insigne autorità. Proprio mentre sta organizzando la beffa, arriva in una taverna, che nel nostro allestimento diventa una pensione-ristorante, un gruppo di musicisti e attori di avanspettacolo, che fa il suo ingresso con tutto l’armamentario tipico dello spettacolo viaggiante – valigie, biciclette, baule armadio, cagnolino – per riposare in attesa dell’arrivo delle ballerine (che peraltro mai arriveranno). Gli artisti si trovano di fronte l’uomo di potere il quale, dopo averli osservati, valutati e in qualche modo tacitati con la sua presenza, propone loro di interpretare, in cambio di vitto alloggio, una pièce di suo gradimento per compiacere un signore bizzarro. La compagnia accetta di mettere in scena la commedia che non conosce se non sommariamente e che l’uomo distribuisce su fogli volanti, tenendo per sé il ruolo di Petruccio. È infatti invaghito della cantante, che ha già avuto modo di ammirare, che interpreterà Caterina. È un’artista particolare, con una fisicità e un approccio centrato, autonomo, in contrasto con la bella soubrette, che rappresenta una femminilità più convenzionale. La compagnia, con i mezzi che ha e con le tecniche che conosce, cioè quelle dell’avanspettacolo, e con la sua gerarchia e distribuzione di ruoli, – il fantasista, il comico, il duo, la soubrette, il ballerino di tip-tap, il macchiettista, il cantante d’opera -, si organizza per offrire la sua professionalità al racconto, che assume una forma musicale e leggera nell’ambiente del ristorante trasformato in palcoscenico, passerella, strada. Il gioco di equivoci e sotterfugi da farsa che la trama shakespeariana suggerisce prende i colori del varietà e le ombre del kabaret tedesco.

Lo spettacolo va avanti su un doppio piano, seguendo lo schema già scritto di teatro nel teatro, ma per quanto riguarda la coppia cantante-uomo di potere la relazione fra Petruccio e Caterina fa da specchio a quella reale. Sotto la maschera del ruolo, l’uomo fa le sue avances, che la cantante cerca di schivare con i suoi mezzi. Sono mezzi verbali: Caterina, come anche la cantante, ha padronanza di eloquio, sa confrontarsi con il mondo. L’uomo è affascinato e attratto dalla sua insolita esuberanza, dalla sua personalità eccessiva e brillante. In uno slancio di desiderio e di sopraffazione cerca di vincerla: le toglie la parola, le toglie le sue parole e, una volta ridotta al silenzio durante il primo incontro, la prende in sposa. Ma la vera doma avviene durante il soggiorno a casa di Petruccio. Caterina attraversa la fame, la sete, l’astinenza dal sonno e da qualunque piacere, compreso quello delle gioie femminili, che era lecito attendersi dopo il corteggiamento, e quello degli abiti e di qualunque forma estetica. Un’altra beffa: altro che l’amore raccontato dalle canzoni.

Quando i due coniugi partono per andare al matrimonio della bella Bianca, la sorella ambita da tutti i pretendenti, il viaggio si svolge scandito da rumori e musica in un crescendo di tensione in cui si scontrano la logica della Bisbetica e il volere di Petruccio, fino al momento in cui Caterina, vinta, abdica totalmente al suo pensiero e accetta quello di lui. In questo nuovo assetto di sudditanza, arriva al banchetto di nozze. Le due nuove spose, Bianca e la Vedova, hanno maturato una certa libertà, come impugnando il testimone lasciato incustodito. È contro di loro che Petruccio spinge Caterina, ormai domata, a supportare la tesi di una donna mite, obbediente, succube.  La sua arringa è così efficace che l’ubriaco Sly, risvegliandosi, vede nella commedia che crede di aver sognato un insegnamento su come comportarsi con la moglie, e si avvia verso un esito che è facile immaginare coronerà la beffa. La compagnia incassa il compenso e ripone i suoi strumenti, la musica e i canti lasciano posto al silenzio, rotto dal rumore dei passi che si allontanano e delle valigie che si chiudono.

La cantante-Caterina rimane sola, davanti all’uomo che fino a qualche istante prima è stato Petruccio, con una decisione da prendere, sospesa tra libertà e legame, solitudine e coppia, finzione e realtà.

Approfondire e allargare il respiro del racconto in questa direzione, già disegnata da Shakespeare, suggerisce diverse implicazioni. Oltre che esilarante rappresentazione di una guerra dei sessi all’insegna di vecchi e nuovi modelli di genere, il testo si presenta come occasione di riflessione sul carattere dell’esperienza teatrale come specchio amplificante della vita, luogo di esplorazione dei suoi interrogativi nascosti, e si rivela metafora del rapporto fra l’artista e il potere, della reciproca fascinazione e della difficoltà di mantenere viva e libera la propria voce, la discussione, il pensiero.

 

Interpreti

(in ordine alfabetico)

 

Lucenzio                                            GIULIO CAVALLINI

Sly                                                      FEDERIGO CECI

Tenente/Nicola                                JACOPO CROVELLA

Ortensio                                             DIEGO FACCIOTTI

Curzio/Vincenzo                             ALESSANDRO FEDERICO

Gremio/Sarto                                    PAOLO GIANGRASSO

Biondello/Giuseppe                          LORENZO GRILLI

Battista Minola                                  ROBERTO MANTOVANI

Pedante                                             IVAN OLIVIERI

Locandiera/Vedova                                      LOREDANA PIEDIMONTE

Caterina Minola                                 CARLOTTA PROIETTI

Bianca Minola                                   SARA PUTIGNANO

Tranio                                                CARLO RAGONE

Petruccio                                           MAURO SANTOPIETRO

Filippo/Cantante                              ANTONIO SAPIO

Grumio                                              FEDERICO TOLARDO

 

Musiche eseguite dal vivo :

quartetto WILLIAM KEMP

Violino ADRIANO DRAGOTTA Sassofoni  LORENZO PERRACINO

Chitarra FRANCO TINTO  Contrabbasso  da definire

MAESTRO MOVIMENTI DI SCENA

Alberto Bellandi

AIUTO REGIA

Francesca Visicaro

ALLESTIMENTO A CURA DI

Susanna Proietti

SCENE

Fabiana Di Marco

COSTUMI

Susanna Proietti

CONSULENZA COREOGRAFICA

Laura Ruocco

DISEGNO LUCI

Umile Vainieri

 

dal 21 settembre al 7 ottobre

Ugo Pagliai

in

LA TEMPESTA

di William Shakespeare

Regia di Daniele Salvo

Traduzione e adattamento Daniele Salvo

Produzione Politeama Srl

“La Tempesta” nasce in un momento molto difficile: un momento in cui tutto si confonde e degrada in una spaventosa superficialità, in un deserto umano assoluto. La nave affonda. Shakespeare inizia con quest’immagine la sua “Tempesta”, con l’immagine di una società che cola a picco, un luogo in cui un Re e la sua corte, dalle loro lussuose stanze interne alla nave, tentano invano di dettar legge agli elementi naturali, disposti a tutto pur di salvarsi la vita, offendendo i marinai esposti alla tempesta, ostentando la loro presunta onnipotenza di piccoli uomini politici in balìa delle onde. Ma la tempesta, almeno in questo caso, è un’illusione, un artificio, una malìa teatrale organizzata da Prospero, il protagonista della pièce, che, come un direttore d’orchestra o un moderno regista, crea la realtà e la manipola a suo piacimento, intervenendo sugli elementi naturali. Siamo al Globe, nel teatro di William Shakespeare, un piccolo universo, metafora del “globo terrestre e di tutto ciò che contiene”. Nel nostro spettacolo il teatro di Prospero, luogo di tutta l’azione scenica, è un teatro abbandonato, in “disarmo”, un luogo dimenticato da tutti, sepolto nel tempo, ricoperto di polvere e calcinacci, un luogo di illusioni private, ossessioni, attese di epifanie meravigliose, luogo della mente e della passione, luogo ormai tristemente “demodé” e senza una funzione sociale precisa. È il luogo degli attori del mondo shakespeariano e del nostro mondo: la corte di un Re, creature fantastiche come Ariel e Caliban, spiriti e spettri, usurpatori e usurpati, vittime e carnefici. L’isola del mago Prospero coincide con il palcoscenico, pochi metri quadrati, estremo rifugio da un mondo in cui non ci si riconosce più. È un’isola bizzarra, in cui la realtà muta incessantemente, un labirinto in cui ad ogni istante è possibile smarrirsi irrimediabilmente, un luogo di riflessioni, rifrazioni, trappole mortali, miraggi ed utopie. Il teatro diviene così il luogo di una seconda chance, il “campo di battaglia” immaginario in cui Prospero/Shakespeare si prende una rivincita sulla vita reale. Attraverso Ariel tesse una ragnatela fittissima, mette in scena il suo ultimo spettacolo e lentamente, in modo sempre più amaro e definitivo, fa i conti con la vecchiaia, l’infermità e la morte. Su quest’isola tutti i personaggi perdono l’orientamento e vagano incessantemente, preda della follia e del dolore, per ritrovare se stessi. Tutte le loro misere certezze crolleranno di fronte alla sapienza sovrannaturale del demiurgo. Nel teatro di Shakespeare si rischia la vita, si gioca con le passioni, la fragilità, l’innocenza, la dolcezza e la violenza dell’uomo. E’ un gioco con il destino: si ritroverà la strada smarrita? Ci sarà almeno un sopravvissuto? D’improvviso la bacchetta magica si spezza, il filo si interrompe, il teatro crolla, il sipario si strappa, è finita l’illusione, non c’è più stupore e con gli occhi colmi di nostalgia, dolcezza e rabbia, non si potrà più giocare, non si potrà più accendere la fiamma, evocare fantasmi, svanire. Resterà unicamente la solitudine e l’amarezza: nella tempesta tutto si dissolverà. Ad eccezione del mare. Forse il vero ducato di Prospero, alla fine, resterà per sempre quella povera isola sospesa sul filo dell’orizzonte, luogo più reale del reale, non toccato dalla complessità della vita quotidiana, dall’arroganza della politica, dalla protervia degli intellettuali della corte, dalla compravendita delle cariche pubbliche, governato unicamente dal sogno e dall’illusione, un piccolo teatro in chiusura, sospeso nel nulla, sull’abisso.

Daniele Salvo

Interpreti

(in ordine alfabetìco)

Prospero

Ferdinando

Sebastiano (fratello Alonso)

Alonso (Re di Napoli)

Francesco/Nostromo

Caliban

Ariel

Capitano/Adriano

Stefano

Trinculo

Antonio (fratello di Prospero)

Gonzalo

Miranda

 

 

Marinai/Spiriti/ gentiluomini

Ugo Pagliai

Tommaso Cardarelli

Simone Ciampi

Martino Duane

Diego Facciotti

Gianluigi Fogacci

Melania Giglio

Sebastian Gimelli Morosini

Mimmo Mignemi

Marco Simeoli

Carlo Valli

da definire

da definire

 

 

Corpo di ballo de “La Tempesta”

 

SCENE

Alessandro Chiti

COSTUMI

Gianluca Sbicca

IN COLLABORAZIONE CON

Susanna Proietti

MUSICHE ORIGINALI

Marco Podda

COREOGRAFIE

Micha Van Hoecke (in definizione)

ASSISTENTE ALLA REGIA

Alessandro Gorgoni

ASSISTENTE DEL M° PAGLIAI

Alessandro Guerra

ASSISTENTE SCENOGRAFIA

Fabiana Di Marco

MASCHERE

Creafx Firenze

ASSISTENTE VOLONTARIA  Roberta Russo

DISEGNO LUCI

Umile Vainieri

 

 

10-14 ottobre

THE MERCHANT OF VENICE

Testo in lingua originale

Regia di Chris Pickles

In coproduzione con The Bedouin Shakespeare Company

“C’era una dama a Belmonte, ereditiera di grandi ricchezze,

e bella, e quel che d’essa è ancor più bello,

meravigliosamente piena di virtù…”…”

Nel Mercante di Venezia entrano in collisione due mondi:

Venezia: il cuore finanziario del mondo occidentale,  pulsante, spietato, frenetico, dissoluto. Un mondo di affari, commercio, accordi, imprese, rischio, contratti, leggi, mercanti e mercanzia. Città di eccessi, stravaganze, ricchezze e stravizi, che convivono accanto a bancarotta, disperazione e rovina.Belmonte: Un mondo incantato di musica e magia. Terra di bellezza, di notti stellate, di fascino. Un mondo da favola dove la bella Porzia potrebbe essere conquistata se il suo coraggioso pretendente, guidato da un potere superiore, sceglierà, durante un rituale, quello giusto tra tre scrigni. Che succede quando questi due mondi si scontrano? Quando la magia incontra gli affari? Quando  la verità e la giustizia dell’universo incontrano le rigide leggi ed i contratti umani? Quando Belmonte arriva a Venezia nelle sembianze di Porzia travestita da avvocato? Quando Venezia arriva a Belmonte nelle sembianze di Bassanio,  giovane di belle speranze, pretendente di Porzia, e degli innamorati fuggitivi Jessica e Lorenzo?Riuscirà Porzia a portare un maggior senso di giustizia ed equità nella mortale battaglia legale che infuria tra Shylock ed il mercante Antonio? Potrà Belmonte aiutare il vacuo e triste Antonio a trovare pace, senso ed appagamento? Tramite il rito degli scrigni, l’incauto Bassanio, viziato, manipolatore e irresponsabile, potrà trovare un senso più sereno, autentico e profondo di autostima ed amore? E Nerissa, la cameriera di Porzia, riuscirà ad aiutare il focoso e irrefrenabile Graziano a comprendere che si può avere un approccio alla vita meno conflittuale ed aggressivo? Potranno i due giovani innamorati veneziani – l’egocentrica Jessica e l’idealista e romantico Lorenzo – scoprire la possibilità di una relazione più attenta e profonda nell’oscura notte stellata di Belmonte?Lasciatevi trasportare da Shakespeare e dai Bedouins in un viaggio ricco di musica ed intrecci. Dove Venezia e Belmonte si scontrano, e quanto ne deriva è un profluvio di rischi, vendette e danze.

La Bedouin Shakespeare Company è felice  di partecipare ancora una volta alla stagione teatrale del Silvano Toti Globe Theatre nella lingua di Shakespeare, rispettando  la tradizione di chiudere la stagione festeggiando i quindici anni del teatro.

 

The Bedouin Shakespeare Company

“In Belmont is a Lady richly left,

And she is faire, and fairer then that word,

Of wondrous vertues…”

In The Merchant of Venice, two worlds collide.

Venice: the beating, cut-throat, frantic, vicious, financial heart of the western world. A world of business, trade, deals, enterprise, risk, contracts, law, merchants and merchandise. A city where there is to be found excess, extravagance, riches and overindulgence existing side by side with bankruptcy, despair and desolation.Belmont: An enchanted world of music and magic. A land of beauty, starlight and romance. A fairy-tale world where the fair Portia might be won if her brave suitor, guided by some higher power, chooses the correct box in the ritual of the three caskets.What happens when these two worlds meet? When magic meets business? When the truth and justice of the universe encounter the rigorous law and contracts of man? When Belmont comes to Venice in the form of Portia disguised as a lawyer? When Venice comes to Belmont in the form of Portia’s hopeful young suitor Bassanio, and the runaway lovers Jessica and Lorenzo?Can Portia bring to bear a greater sense of Justice and fairness to the deadly legal battle raging between Shylock and the merchant Antonio? Can Belmont help the empty and sad Antonio to discover peace, meaning and fulfilment? Through the ritual of the caskets, can the reckless, self-indulgent, manipulative and irresponsible Bassanio find a calmer, truer and deeper sense of self-worth and love? Will Portia’s maid Nerrissa help the fiery and unrestrained Gratiano realise there can be a less confrontational and aggressive approach to life?  Can the two young Venetian lovers – the self-absorbed Jessica and the romantically idealistic Lorenzo, discover a more considerate and profound relationship in the dark, starlit Belmont night?Let Shakespeare and us Bedouins take you on a journey, filled with music and intrigue. Where Venice and Belmont collide and the spillages of risk, revenge, and a little bit of dancing fill your cup. The Bedouin Shakespeare Company are honoured to be part of the Silvano Toti Globe’s season once again, especially in this 15 year anniversary of the Globe’s existence here in Rome. We love our collaboration and the yearly tradition of closing the season in Shakespeare’s original language is one we value greatly.

 

Artistic Director                    EDWARD ANDREWS

Director                                 CHRIS PICKLES

Composer                             PAUL KNIGHT

Lighting                                 DEREK CARLYLE

Costumes                               ADRIAN LILLIE

Producer   ELEONOR RUSSO

 

Cast da confermare.

 

 

SONETTI D’AMORE

Viaggio tra i più bei versi di William Shakespeare

Ideazione e Regia Melania Giglio

Traduzione di Alfonso Veneroso

Prodotto da Politeama Srl

Samuel Coleridge definì Shakespeare “An androgynous mind”, una mente androgina. In effetti, nessuno come lui ha saputo parlare d’amore accogliendo in sé il maschile e il femminile, la passione carnale e la sublimazione, la vita e la morte. Basti pensare al fatto che i primi 126 sonetti sono dedicati al fair youth, un giovane ambiguo e narciso di sesso maschile, con ogni probabilità identificabile con Henry Wriothesly, terzo conte di Southampton, patrono e mecenate di Shakespeare; mentre i sonetti dal 127 al 154 hanno come loro fulcro una misteriosa Dark Lady, quasi certamente la tenutaria di un bordello londinese frequentato dal Poeta.

Qual è la natura dell’amore? Qual è il confine tra amore e amicizia? In che cosa differiscono l’amore passionale e quello ideale? Quando possiamo parlare di affinità elettive? Shakespeare nei suoi sonetti indaga tutti i possibili aspetti dell’amore. E l’amore stesso diviene così lo strumento d’eccellenza per conoscere se stessi, l’altro, il mondo, la poesia, la bellezza e la caducità. Il poeta è testimone instancabile di un mondo che non c’è più, una realtà costruita con dedizione, fede, potenza espressiva, serietà, competenza e valori indiscutibili. Nella stanza dell’immaginario del grande poeta ci si può anche smarrire. Là ci sono pochi oggetti, lo spazio è denso, percorso da sussurri e voci dimenticate, memorie di antiche interpretazioni, ombre in transito e riflessi di luce abbaglianti. Il poeta frequenta il futuro nella vita di ogni giorno, si batte per la verità, cade in deliquio, trema, sviene per un istante e in quell’istante elabora universi, sogna l’infinito e tenta di decifrarne la grammatica. Così è la scrittura di Shakespeare, scrittura “vivente”, tracciata nell’inconscio dei suoi interpreti. Così è la sua Poesia. Questo viaggiatore dell’illusione e del sogno parla una lingua di cristallo, si misura con ogni possibile realtà, ogni forma di tradimento e, come dal fondo di un pozzo, si affanna a parlare a tutti gli uomini ancora “vivi”, tramite versi che ci parlano delle paure di un vecchio, degli incubi notturni di un Re lasciato solo dalle figlie, delle notti d’amore di una Regina, degli affanni di un giovane principe, dei pensieri di un grande condottiero… La stanza che ospita quest’uomo e le ombre che lo accompagnano ha grandi pareti di fumo che soffrono dell’instabilità propria dei sogni e quindi mutano continuamente. Proprio perché è “strumento divino”, proprio perché dialoga con gli angeli, il Poeta non deve solo divertirci (di-vertere = distrarre da), ma ha la possibilità di aiutarci a ritrovare la nostra grazia perduta, la nostra innocenza, a lungo vagheggiata e rimpianta, cancellata inesorabilmente dal cinismo e dalla superficialità della nostra vita quotidiana.

Quattro personaggi daranno voce e corpo ai più bei sonetti shakespeariani: William Shakespeare (Alfonso Veneroso), La sua Musa (Melania Giglio), Il Conte di Southampton (Sebastian Gimelli Morosini), La dark lady (Francesca Mària). È prevista una ricca contaminazione musicale: da Marvin Gaye a Amy Winehouse, da Leonard Cohen ad Alanis Morissette.

Con

William Shakespeare

La sua Musa

Il Conte di Southampton

Dark Lady

 

ALFONSO VENEROSO

MELANIA GIGLIO

SEBASTIAN GIMELLI MOROSINI

FRANCESCA MÀRIA

COSTUMI

Susanna Proietti

DISEGNO LUCI

Umile Vainieri

 

 

PLAYING SHAKESPEARE

Regia di Loredana Scaramella 

Prodotto da Politeama Srl

A seguito del grande successo ottenuto nelle due passate stagioni prosegue Playing Shakespeare ideato da Loredana Scaramella, che ha voluto e saputo sapientemente unire l’aspetto divulgativo (lo spettatore scoprirà tante cose curiose e particolari che accadevano al tempo di Shakespeare) e l’aspetto puramente spettacolare con annessi virtuosismi di un gruppo di attori che oramai fa parte, a pieno titolo, della storia del Globe. Il Silvano Toti Globe Theatre di Roma è una presenza singolare nel parco di Villa Borghese a Roma, nato da un guizzo creativo del suo direttore artistico, Gigi Proietti. Una presenza apparentemente incongrua, estranea alla tradizione teatrale italiana. Con Playing Shakespeare se ne potrà conoscere meglio la storia. Con l’aiuto delle musiche del trio William Kemp, le voci degli attori condurranno gli spettatori in viaggio dalle taverne di Eastcheap fino alla vita della magica O di legno e dei suoi frequentatori.

Con qualche sorpresa, qualche gioco e molta leggerezza.

Interpreti

(in ordine alfabetico)

ROBERTO MANTOVANI

LOREDANA PIEDIMONTE

CARLO RAGONE

MAURO SANTOPIETRO

LOREDANA SCARAMELLA

Musica dal vivo

Trio WILLIAM KEMP

DISEGNO LUCI

Umile Vainieri

 

COMUNICATO STAMPA

Si annuncia il gemellaggio del Silvano Toti Globe Theatre di Roma con il Teatro Flora di Penna San Giovanni (MC).

Il Teatro Flora di Penna San Giovanni è l’unico esempio di costruzione teatrale interamente in legno esistente nella provincia di Macerata ed è per questo uscito illeso dagli eventi sismici dello scorso anno.

Questo piccolo gioiello barocco costituisce un’eccezionale testimonianza di architettura teatrale del Settecento, si è perfettamente conservato nella struttura lignea e nelle decorazioni, ma è anche il simbolo della cultura che resiste e che diventa vessillo di ripresa per l’intera Area del Cratere.

Il gemellaggio – fortemente voluto dal presidente della Comunità dei Monti Azzurri dott. Giampiero Feliciotti e coordinato da Lucia Bendia per la Coop. Teatro Valmisa – verrà sancito formalmente presso il Globe di Roma alla presenza del Pubblico.

Prevede l’ospitalità sul territorio marchigiano di due produzioni della Politeama srl: “Sonetti d’amore” di Melania Giglio e “Playing Shakespeare” di Loredana Scaramella.

All’interno del teatro Flora di Penna San Giovanni verrà proiettato anche – in prima nazionale – la registrazione integrale dell’Edmund Kean di Gigi Proietti, registrata nella stagione 2017 presso il Silvano Toti Globe Theatre di Roma, e la proiezione dei corti finalisti della rassegna Corti Al Globe diretta da Carlotta Proietti.

Il Globe accoglierà inoltre gli Studenti dell’Area Cratere alle matinée dedicate alle Scuole.

La Comunità dei Monti Azzurri offrirà aperitivi di prodotti tipici marchigiani nelle giornate del lunedì.

 

Comunicato Stampa

Corti al Globe – Festival Internazionale di Cortometraggi

Gigi Proietti, direttore artistico del Silvano Toti Globe Theatre di Roma, propone di celebrare i 15 anni dalla nascita del teatro di Villa Borghese con una nuova iniziativa.La proposta è rivolta ai cineasti per opere di produzione sia italiana che internazionale. Ai partecipanti viene chiesto di raccontare con un cortometraggio il Teatro: la propria visione di esso come forma artistica, luogo, idea astratta o concreta, voce, suono, immagine, testo, autore. Perché ci piace o non ci piace? Perché non possiamo farne a meno? E poi, è ancora importante oggi? Quali autori ci colpiscono e perché? Quanto e in che modo il teatro può essere un mezzo di comunicazione attraente e valido per le nuove generazioni. Oppure è obsoleto ed inutile? E’ in grado di stare al passo coi tempi, fare trend su twitter e vincere like?

Il tema è volutamente ampio per permettere ai concorrenti di spaziare quanto più possibile con la fantasia ed esprimersi in libertà.

I lavori verranno valutati da una giuria qualificata, la quale decreterà i vincitori cui  conferirà una targa di riconoscimento nella serata di premiazione.

Play, jouer, jugar, actuar, spiele, giocare, suonare, recitare. Il cinema così incontra il teatro, senza richieste specifiche da parte della Direzione Artistica né della Organizzazione, – piuttosto che una Call to Action, la definiremmo una Call to Play – per una fusione volta all’apertura di entrambi i settori, spesso accostati ma così diversi.

Molti autori del cinema hanno raccontato il teatro, ed essendo un tema inesauribile noi invitiamo i partecipanti ad esplorarlo in vista del nostro Festival.

Saremo entusiasti di ricevere un cortometraggio realizzato appositamente per il nostro Festival, ma accoglieremo calorosamente anche i corti che hanno già conosciuto manifestazioni analoghe entro il 25 giugno.

 

 

WILLIAM AND ELIZABETH

Ideazione e regia di  Melania Giglio

Prodotto da Politeama Srl

Introduzione

Elisabetta I regnò per quasi mezzo secolo facendo la differenza : ereditato un paese sull’orlo della guerra civile e di religione lo pacificò e fece della debole Inghilterra cattolica una potente nazione protestante, con il primo governo parlamentare dell’era moderna, nonché una marina,una City e una lingua destinate a governare il mondo. Questa madre del mondo moderno permise la nascita di una delle più straordinarie stagioni della cultura di ogni tempo: il teatro elisabettiano fu infatti uno dei periodi artistici di più grande splendore per il teatro mondiale e per la storia dell’intera umanità. Nacquero i primi teatri pubblici, la figura dell’impresario, le compagnie di attori professionisti, una produzione drammaturgica di incredibile ricchezza e versatilità.

Il teatro elisabettiano fu, anche, innovazione: vennero introdotte delle nuove tecniche, vennero affrontate diversamente le tematiche sociali, si lasciò ampio spazio all’improvvisazione.

L’innovazione più grande fu quella del teatro nel teatro: si ritagliava uno spazio di tempo durante l’opera in cui veniva messa in scena un’altra rappresentazione teatrale. Una vera e propria età dell’oro, voluta strenuamente da questa piccola donna che amava definirsi “un semplice attore”.

Elisabetta I, la “regina vergine”, scomunicata da Pio V, colei che non aveva mai voluto sposarsi perché, come amava dire ai suoi pretendenti, “il mio sposo è l’Inghilterra”, muore il 24 marzo 1603.

Di lei papa Sisto V scrisse : “Guardate come governa! E’ solo una donna, solo la signora di mezza isola eppure si fa temere da tutti.”

Comunicato Stampa

In una notte di mezza estate William Shakespeare sta provando al Globe con i suoi attori. Improvvisamente una visita imprevista e totalmente inaspettata viene a turbare il processo creativo del Bardo e della sua compagnia. Chi osa disturbare le prove del genio di Stratford?

La visitatrice misteriosa altri non è che Elisabetta I. La Regina in persona. Era venuta di nascosto al Globe, rigorosamente in incognito, per incontrare qualcuno…forse uno dei suoi amanti.

O forse cercava soltanto un pretesto per placare le sue ansie notturne e per cercare conforto nella Poesia e nel Teatro che così tanto amava .A ben guardare, comunque, il motivo per cui Elisabetta è lì non è poi così importante. Questo incontro notturno tra Potere e Teatro è l’occasione per potersi finalmente parlare e confrontare. Qual è l’equilibrio tra creazione artistica e potere?

Come il Teatro può rapportarvisi senza soccombere? Come il potere può trarre spunto ed ispirazione dagli artisti? In un serratissimo ed affascinante duello verbale Shakespeare ed Elisabetta I ci faranno fare un viaggio vertiginoso che andrà a toccare il cuore stesso del Teatro ed il senso del suo esistere.

Il Teatro: da sempre “moribondo illustre”. Da sempre croce e delizia. Da sempre rifugio per le anime tormentate. Da sempre specchio del Mondo e del suoi Potenti.

Melania Giglio 

Interpreti

( in ordine alfabetico)

Elisabetta I                                        Melania Giglio

Un attore della Compagnia             Sebastian Gimelli Morosini

Un’attrice della Compagnia            Francesca Mària

William Shakespeare                                    Alfonso Veneroso

COSTUMI

Susanna Proietti

ELEMENTI SCENICI

Fabiana Di Marco

MUSICHE  DI

Marco Podda , Michael Nyman, Henry Bishop, Arthur Sullivan

CANTATE DAL VIVO.

DISEGNO LUCI

Umile Vainieri

 

SCHEDA INFO

STAGIONE 2018 DEL SILVANO TOTI GLOBE THEATRE

Dove

 Roma, Largo Aqua Felix (Piazza di Siena), Villa Borghese

Quando

 27 giugno – 14 ottobre 2018

Enti promotori

Main Sponsor

 

Partnership

 Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capitale

Fondazione Silvano Toti

 

Banco BPM

 

Ticketone

Media Partner

 Dimensione Suono Soft

Produzione

 Politeama Srl

Organizzatore Generale

 Alessandro Fioroni

Info

 Tel. 060608 (tutti i giorni ore 9.00-19.00)

Telefono botteghino 3314619622 tutti i giorni dalle 16.00 alle 19.00

Web – www.globetheatreroma.com

Facebook – www.facebook.com/SilvanoTotiGlobetheatreRoma/

Twitter – @globeroma

Instagram – globetheatreroma

Botteghino e prevendite

 Botteghino Viale P. Canonica: tutti i giorni dalle 16.00 alle 19.00, nei giorni di spettacolo fino alle 21.15 – apertura botteghino dal 18 giugno.

N.B. Al botteghino si può acquistare fino alle 19 per tutte le serate. Dopo le 19 si può acquistare solo per lo spettacolo della sera (è a discrezione dell’operatore in funzione della quantità di persone in coda, emettere biglietti per le date successive. Normalmente, in caso di grande affluenza, vengono emessi non appena smaltita la coda per la vendita serale).

 

Prevendita online

Circuito www.ticketone.it – call center 892.101 dal 4 giugno.

 

Prevendite abituali (presso i punti vendita abilitati alla vendita circuito TicketOne)

Biglietti

 Parterre (posti in piedi) intero € 10, ridotto € 8

Palco GOLD: intero € 30, ridotto € 27 (settore non disponibile in prevendita)

Palco Centrale Livello 1 e 2: intero € 26, ridotto € 23

Palco Centrale Livello 3: intero € 20, ridotto € 18

Palco Laterale 1 Livello 1 e 2: intero € 22, ridotto € 20

Palco Laterale 2 Livello 2: intero € 16, ridotto € 13

Palco Laterale 3 Livello 1 e 2: intero € 14, ridotto € 12 (visibilità ridotta)

Palco Laterale 1 Livello 3: intero € 18, ridotto € 15

 

Diritti di prevendita

Diritto di prevendita al botteghino del Teatro (applicabile fino a 2 ore prima dello spettacolo) da € 1,50 – € 4,00

Diritto di prevendita sui circuiti online (applicabile fino al termine della vendita online per la serata prescelta) 15% del prezzo del biglietto, oltre ai costi applicati dal circuito di vendita (commissioni, spese di spedizione, etc). Tali costi sono determinati dal gestore del sistema e sono di sua esclusiva pertinenza.

 

Promozioni speciali

Tutte le domeniche continua l’iniziativa “i fidanzati di Villa Borghese”. I fidanzati di tutte le età (sia etero che gay), avranno diritto a una riduzione sul biglietto di ingresso (escluso posti in piedi).

Il mercoledì per gli over 65 speciale promozione “biglietto 2×1” (escluso posti in piedi) 1 biglietto intero del settore prescelto + 1 biglietto cortesia a € 5

Il venerdì per gli under 20 ingresso ridotto.

 

Tutte le riduzioni sopra elencate non sono valide per il parterre e possono essere acquistate solo ed esclusivamente al botteghino del Teatro. All’ingresso il personale di servizio potrà richiedere documento comprovante il requisito che dà diritto alla riduzione.

I bambini sotto 5 anni non pagano se non occupano il posto, in caso contrario biglietto ridotto.

 

Globe Card

La Globe Card, acquistabile al botteghino del Teatro al costo di € 5,00, è valida per tutta la stagione e dà diritto ad una riduzione sul prezzo del biglietto (per ciascun spettacolo in cartellone) variabile da € 3,00 a € 5,00 a seconda del settore prescelto. La Globe Card è nominativa, non cedibile e non cumulabile con altri sconti e/o iniziative particolari promosse dal Teatro.

Oltre a ciò la Globe Card dà diritto ad uno sconto del 20% sui seguenti Teatri: Argentina, India, Villa Torlonia.

 

 Disabili

Un biglietto ridotto nel settore riservato (centrale I livello) e un omaggio per l’accompagnatore

Inoltre, se provvisti di automobile, l’auto potrà arrivare fino a largo Picasso all’altezza della sbarra che delimita l’ingresso al parco di Villa Borghese; l’accompagnatore segnalerà la presenza del disabile al personale del Teatro al n. 3881878035 ed il personale staff provvederà ad aprire la sbarra e a consentire l’accesso all’auto fino all’ingresso di servizio (l’auto non potrà sostare all’interno del Teatro).

Ove ritenuto necessario, all’ingresso, contestualmente allo strappo del biglietto, potrà essere richiesta documentazione attestante l’invalidità al 100%.

 

 

Gruppi

inviare una mail a gruppi@globeroma.com (minimo 15 persone)

 

Gruppi scolastici

inviare una mail a scuole@globeroma.com

 

 

FacebookTwitterPinterestGoogle +Stumbleupon