elena

Teatro Due, 24 gennaio 2016.

La rassegna Una Stanza Tutta Per Lei è un evento dedicato alle donne che narra dell’universo femminile, realizzato da donne, dove le donne sono protagoniste e parlano di donne, ma destinato a tutto il pubblico.

Tredici donne, tredici artiste di formazione solida e provenienze diversissime, si succederanno fino ad aprile sul palco del Teatro Due di Roma per raccontare e rappresentare l’essenza delle donne del terzo millennio.

La rassegna si pone anche l’obiettivo di sensibilizzare il pubblico verso il sostegno di Associazioni e Onlus che lavorano ogni giorno per aiutare le donne in difficoltà.

Dal 21 al 24 gennaio 2016 il palco ha goduto della presenza e del contributo di Elena Arvigo, splendida e intensa attrice dalla grande sensibilità, che ha portato in scena i Monologhi dell’atomica, un omaggio a due voci importanti: Svetalana Aleksievich e Kyoko Hayashi.

La Arvigo, ispirata dalla lettura del libro Preghiera per Cernobyl della straordinaria Svetalana Aleksievich, dipana un filo rosso che collega questa straziante testimonianza con I Racconti dell’ atomica di Kyoko Hayashi creando uno spettacolo che ricorda questi due tragici avvenimenti.

In Preghiera per Cernobyl, la Aleksievich, attraversando per diversi anni la sua terra, la Bielorussia, ha raccolto le testimonianze e i sentimenti di chi ha vissuto in prima persona lo scoppio della centrale nucleare e i suoi terrificanti e mortali effetti.

In Racconti dell’atomica, invece, Hayashi racconta della incredibile storia di Kyoko, una superstite di Nagasaki.

Elena Arvigo, con grande sensibilità, tatto e dolcezza, ma anche con grandissimo dolore, riunisce le esperienze di due donne, lontane nel tempo (nemmeno troppi sono 40 anni poi, se si pensa che si parla di disastri nucleari), ma vicine nel dolore e nel destino; due sopravvissute.

Una testimonianza storica di fondamentale importanza, perché troppo poco (forse mai) si parla di questi eventi immensamente tragici per l’intera umanità, avvenimenti così atroci e disumani che forse si preferisce sotterrarli come si sotterravano tutti gli effetti personali di coloro che venivano evacuati dalle zone limitrofe a Cernobyl.

Eppure un argomento di un’attualità spaventosa. La stessa Aleksievich scrisse: “Pensavo di aver scritto del passato invece era il futuro”.

Una testimonianza umana dall’impatto travolgente e devastante, quasi come gli stessi effetti di cui si parla. Qui, però, non si muore veramente, ma muore lentamente qualcosa dentro di noi; muore una certa sicurezza mista a fatalismo o a quella voglia di non pensare alla nostra caducità, al nostro essere umanamente così miseri, che ci fanno vivere con la falsa certezza che tutto quello che si racconta qui sia così lontano. Vediamo le guerre lontane, eppure sono tutte intorno a noi; vediamo la miseria lontana, eppure è sotto ai nostri occhi; vediamo gente morire, ma non è la nostra gente, non siamo noi.

I Monologhi dell’atomica sono un risveglio brusco, un richiamo drammatico alla realtà; una presa di coscienza drammatica e atroce che sconvolge l’anima.

Non solo di morte si parla in questi monologhi. Anzi, gli splendidi testi sono testimonianza, oltre che di un passato prossimo tragico e disastroso, di un grandissimo amore.

Le pagine della Aleksievich sono permeate di un amore totale, unico, esclusivo; un amore immenso che supera ogni paura, ogni barriera; un amore che resiste a tutto nonostante tutto; un amore che resta fino in fondo e che ha la forza di raccontarsi e nel racconto arriva a tutti.

In Preghiera per Cernobyl si racconta dello scoppio della centrale nucleare e degli eroici pompieri che intervennero per spengere un incendio di proporzioni mai viste. Si racconta di una donna che fece di tutto per riuscire a stare vicino al marito, esposto a radiazioni 4 volte superiori a quelle considerate mortali, sacrificando se stessa e il proprio futuro per non sacrificare il proprio amore.

Non si racconta di Cernobyl, però, o non solo: più che gli avvenimenti si raccontano le impressioni e i sentimenti di chi c’era, di chi ha visto, di chi ha subito.

Al centro della storia è la persona: Cernobyl è raccontata attraverso le vicende umane, attraverso le storie delle persone che l’hanno subita, senza capirla, senza sapere, perché nulla, all’inizio, trapelava dagli organi di informazione.

Due testi forti, potenti, travolgenti, che arrivano dritti al cuore togliendo il respiro, raccontati con la sensibilità, il tatto e la delicatezza di Elena Arvigo, strepitosa interprete dalla eccezionale espressività dialettica e mimica. Elena è dentro la storia e con enorme trasporto emotivo e lacerante dolore interpreta donne forti, sopravvissute all’orrore, sopravvissute al dolore, sopravvissute a se stesse.

Elena è un’interprete sublime che si pone al servizio del testo, diventando un mezzo, uno strumento di divulgazione, veicolo attraverso cui la parola e il ricordo scorrono e testimone essa stessa.

Monologhi dell’atomica è uno spettacolo non ancora prodotto che merita di trovare presto ampia diffusione. E’ la Storia che lo chiede.

 

MONOLOGHI DELL’ATOMICA

dal 21 al 24 GENNAIO

Teatro Due – Vicolo dei Due Macelli, 37- Roma

letture da Kyoko Hayashi e Svetlana Aleksievich

Allestimento scenico di Paolo Calafiore

Si ringraziano per la collaborazione artistica: Virginia Franchi e Damiano D’ Innocenzo.

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