moby dick

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Moby Dick – Me stesso. Cerco è la personale rilettura di Enrico Maria Falconi del celebre romanzo di Melville.

E’ un viaggio dentro il viaggio, un percorso la cui meta è il viaggio stesso.

Verso quali sponde lo si scopre durante il percorso anche se la fine e lo scopo sono già presenti nel cuore dei viaggiatori.

Ci sono nell’animo umano bisogni vitali e primordiali, necessità innate e impellenti che urlano la propria esistenza e alle quali non ci si può sottrarre e risposte a domande inespresse che sono già lì, prima ancora che si possa prendere coscienza della domanda; riposte nell’anima dell’uomo che si fa viaggiatore, avventuriero ed esploratore per  indole e per passione, alla ricerca della domanda giusta alla risposta che già porta dentro di sé, di una domanda a cui possa rispondere con tutto se stesso e di cui ha bisogno per capire a cosa votare la propria ansia di vita.

Moby Dick – Me stesso. Cerco è un cammino introspettivo di forte impatto che non insegna la strada, ma indica il modo: ci sono nel profondo dell’uomo richiami atavici che provengono da chissà quale passato o quale passione ai quali ognuno si sente chiamato e dai quali è attratto come il canto delle sirene di Ulisse. Un richiamo a cui non ci si può venire meno perché il sottrarcisi significherebbe recidere una parte vitale di se stessi.

Da sempre il mare rappresenta l’ignoto e l’imprevedibile: nasconde nelle sue profondità i resti di antiche civiltà, tesori, corpi e una vita strabordante e straordinaria.

Il mare, per chi lo voglia davvero vivere nella sua immensità, è attrazione e paura al tempo stesso; al mare si deve rispetto. Nel mare specchiamo spesso la nostra anima, desiderando di affogarci i brutti pensieri; il mare, così immenso e profondo, risponde alla nostra necessità di libertà; ogni onda che scuote la superficie, nasconde un abisso.

Moby Dick è una balena, sì, la più terribile, la più inafferrabile. Moby Dick, però, è anche una disposizione d’animo, rappresenta la ricerca incessante di un senso alla nostra esistenza, è la sfida con noi stessi e con le nostre paure ed emozioni nascoste nel profondo, è il mostro dentro di noi che tutti siamo chiamati ad affrontare.

Non è vita quella che si compie senza una presa di coscienza e la consapevolezza è spesso l’ultimo atto della nostra vita, il più sublime.

Ecco cosa è Moby Dick – Me stesso. Cerco: un bellissimo viaggio alla conquista di un sogno che può costare caro, ma la cui  conquista non ha paragoni con le altre avventure dell’uomo.

Il testo, tradotto e adattato da Enrico Maria Falconi è bellissimo, denso e scorrevole allo stesso tempo e gioca su una doppia lettura, espressiva e psicologica.

L’allestimento è particolare e avvincente. Già dal foyer del teatro si è immersi in una dimensione avventurosa: bancali appoggiati alla parete coperti da reti da pesca riportano all’ambientazione realistica, mentre i quadri appesi, rappresentanti il mare, la balena, ma anche immagini umane più o meno stilizzate, richiamano una dimensione più onirica.

Ancora prima di entrare in sala si viene accolti e coinvolti dai mozzi del Pequod, la baleniera che parte alla ricerca di Moby Dick, ma, soprattutto, da due inquietanti personaggi, un frate visionario, interpretato dal grande Roberto Fazioli, e un’indovina bipolare, interpretata dalla brava Irene Cannello. I due hanno il compito di avvertire il viaggiatore dei pericoli dell’impresa alla quale sta prendendo parte.

Entrando in sala ci troviamo nella città di Nantucket, l’ultimo lembo di terra prima del mare. Da lì partirà il viaggio, un viaggio verso l’ignoto e l’inaspettato, un viaggio verso se stessi.

Veniamo accolti dalla gente di Nuntucket, rappresentata dall’ All Over Gospel Choir diretto dalla M° Giovanna Ludovici, dagli abitanti del porto che raccontano di storie di mare, di gente partita e non tornata, di misteri e pericoli.

Si viene trasportati sulla banchina tra i rumori e le urla della gente, tra ammonimenti e deliri di vario genere: le voci si affastellano, si ascoltano stralci di discorsi, parole che mettono in guardia e dovrebbero far desistere dal viaggio.

Dopo una breve introduzione si viene condotti sul Pequod che diventa in quel momento tutto il mondo, un microcosmo al centro del mondo, in mezzo al mare, un macrocosmo periglioso e oscuro.

Piano piano si forma l’equipaggio e salgono sul Pequod i vari personaggi pronti ad affrontare un viaggio che potrebbe essere il loro ultimo: mossi da una fame di vita, questi uomini andranno incontro non solo al loro destino, ma, soprattutto, a se stessi.

Moby Dick – Me stesso. Cerco è uno spettacolo decisamente corale: oltre 60 artisti tra attori/attrici, ballerini/e, cantanti e acrobati su è giù dal palco e tutt’intorno conducono un viaggio interiore e accompagnano il pubblico nel proprio. Ognuno dà il suo contributo alla riuscita di questo spettacolo suggestivo.

Su tutti spiccano alcuni, per ruolo e per interpretazione, che mi sembra giusto citare più approfonditamente.

Prima di tutto Enrico Maria Falconi, non solo autore, regista e direttore artistico, ma anche protagonista col suo meraviglioso Akab, capitano fiero, orgoglioso e, in parte, folle e visionario. Enrico conquista e cattura con la sua voce profonda e calda, modulando le parole in sinuose affabulazioni; il suo sguardo è profondo come lo stesso mare da cui il suo personaggio è feralmente attratto e ha la capacità, fissandolo, di farti vivere la storia attraverso i suoi occhi.

Il bravo Simone Luciani è Ismael, il giovane che si imbarca sul Pequod alla ricerca del suo posto fermo. Simone conferisce al suo personaggio la freschezza della gioventù e l’ebbrezza e l’intraprendenza che si ha quando non si conoscono i rischi a cui si va incontro e ci si muove solo spinti dalle emozioni.

Simone, inoltre, è l’aiuto regista in questo spettacolo e il bravissimo costumista.

Roberto Fazioli è Tashtego,il ramponiere forte e rozzo, sempre pronto ad intervenire, sempre presente e su cui si può contare. Una bellissima interpretazione la sua (che, ricordo, è anche il frate visionario che accoglie nel foyer): Roberto è aiutato da una fisicità forte che, però, riesce a gestire e plasmare a piacimento, apparendo ora energico e truce, ora debole e sensibile. Inoltre, la sua voce profonda ha un fascino particolare ed è sostenuta da grandi capacità interpretative.

Rachele Giannini è Peleg. Piglio, freddezza, determinazione, Peleg è un personaggio pratico e duro a cui Rachele dona la dovuta consistenza.

Ramona Gargano è Fedallah, personaggio qui rappresentato non come uomo, ma come presenza spirituale, una sorta di compagno di viaggio per Akab con le sue profezie.

Ramona riesce ad essere distaccata, ma presente; impersona il suo ruolo sessualmente non definito con convinzione e persuasione, riuscendo a conferire quella sensazione di indeterminatezza di uno spirito etereo.

C’è poi Giuseppe Di Pilla, Sturbuck: il primo ufficiale, cauto, coscienzioso  e fiero. Nonostante gli attriti col Capitano gli sarà fedele fino alla fine. Giuseppe incarna con verosimiglianza questi caratteri, difficili da fingere contemporaneamente in un personaggio, riuscendo a rendere con immediatezza il dissidio tra la propria volontà e l’obbedienza, passando per una serie di sfumature.

Valerio De Negri è il Capitano Gardinier: al comando di un’altra imbarcazione, chiederà disperatamente aiuto al Capitano Akab per unire le forze alla ricerca di una lancia dispersa durante la caccia alla balena bianca. Forte e coinvolgente la sua interpretazione di un momento intimo ed emozionante.

Senza nulla togliere a tutti gli altri, tutti e tutte bravissimi/e e impegnati, un’ultima citazione la voglio fare per una giovane, Asia Retico, che interpreta una delle vedove che all’inizio girano con la gente di Nuntucket tra il pubblico raccontando storie e dando ammonimenti. Asia è stata molto brava e credibile. Ho apprezzato il suo modo di tenere la concentrazione senza darlo troppo a vedere, la sua capacità di andare avanti nel monologo, mantenendone intatto il senso e l’effetto, mentre intorno anche tutti gli altri parlavano, sovrastandosi l’un l’altro e nonostante il mio vicino di posto le rispondesse.

Per raccogliere un po’ quelli che non ho citato, voglio sottolineare la bellezza di una scena in particolare, quella in cui l’equipaggio intero avvista finalmente Moby Dick. L’intenzione e l’espressività erano quelle giuste, anzi perfette; potevi vedere l’orizzonte stagliarsi nei loro occhi e Moby emergere dall’acqua per rituffarcisi dentro. Anche i fiati, i respiri erano in sintonia con questa grande ed emozionante sorpresa che improvvisamente si apriva davanti a loro.

La regia di Enrico Maria Falconi è asciutta e fluida. Immagino che in uno spettacolo del genere la cosa più difficile sia saper gestire più di 60 persone che fanno e dicono cose diverse. La confusione (soprattutto iniziale nelle voci della gente) non è caos o assenza di legame, ma ha una direzione, è strutturata e pensata. L’idea di conciliare Coro e voci recitate ha creato suggestione, emozione, preparando lo spettatore a tutto quello che sarebbe seguito.

Un encomio speciale deve essere fatto per i costumi di Simone Luciani veramente belli, curati e ispirati.

Termino con i complimenti alle scene di Caterina di Giammarco, Livia Ciuchi, Claudia Dastoli, Denise Giuliani, Simona Berardi, Francesca Romana Aranci, Martina Mancinelli, Ruo Han Duan, Sophia Filipponi, Wei Wei, Serena De Pascali  e all’impianto luci di Luca Bertolo, Mattia PacchiarottiFabio Petocchi e Andrea Tomassini che hanno contribuito (scene e luci) a creare una corretta e stimolante ambientazione e al trucco di Violeta Goykochea.

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Infine, per correttezza e per onorare l’impegno di tutti, di seguito l’intero cast.

In Scena

Akab: Enrico Maria Falconi

Ismael: Simone Luciani

Fedallah: Ramona Gargano

Sturbuck: Giuseppe Di Pilla

Stubb: Stefano Grillo

Peleg: Rachele Giannini

Bildad: Patrizio De Paolis

Esperto Marinaio: Ettore Falzetti

Flask: Giorgio Conese

Tashtego: Roberto Fazioli

Pipp: Andrea Polidori

Quiqueg: Attilio Monti

Capitano Gardinier: Valerio De Negri

Moby Dick: Francesca Genovesi

Moglie: Matilda Terzino

Sognatrice: Alessandra Pagano

Femmina: Carolina De Nicolò

Donne di Vita: Virginia Morrea, Claudia Crostella, Simona Falconi

Visionaria: Irene Cannello

Vecchio Pescatore: Enrico Dandolo

Pescatore: Riccardo Benedetti

Figlio del Pescatore: Flavio Benedetti

Notaro: Luciano Alberici

Gemelle Siamesi: Maria Chiara Trabberi e Paola Trisolini

Maestrina: Valentina Leoni

Alunni: Andrea Garramone, Federica Corda, Ilaria Pellicone

Trampoliere: Riccardo Lecce

Soldato: Salvo Barbera

Giovane marinaio: Paolo Pirrocco

Circo Acrobatico: diretto da Marianna Gammacurta

Danzatrici: Ilaria Curti, Veronica Ligori

Vedove: Asia Retico, Virginia Serafini, Adriana Pignatelli

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