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Moby Dick – Me stesso cerco continua un felice tour che lo ha riportato a Roma per tre date.

Lo spettacolo è una rilettura personale di Enrico Maria Falconi del celebre romanzo di Melville che offre interessanti punti di vista sull’esistenza dell’uomo e sulla sua sete di infinito.

Ho già scritto di questo spettacolo, ma una seconda visione dopo qualche mese dalla prima mi ha permesso di apprezzare quanto sia cresciuto nel tempo e di focalizzare l’attenzione su molti particolari, cogliendo sfumature che magari avevo perso.

Moby Dick – Me stesso cerco è un viaggio prima di tutto dentro se stessi. L’intero equipaggio del Pequod è composto da uomini in fuga da se stessi e alla ricerca di un significato più alto per le proprie vite.

Trascinati in questa impresa dalla cieca sete di vendetta del capitano Achab nei confronti della leggendaria balena bianca, nonostante le enormi privazioni e sofferenze non riescono a sottrarsi ad una sfrenata voglia di andare oltre, di compiere il viaggio e raggiungere la meta.

Per ognuno di essi la balena bianca rappresenta qualcosa di diverso, ma la caccia è mossa dalla stessa causa: rispondere a delle necessità insite nell’animo stesso dell’uomo. E’ l’esigenza di dare senso che spinge ognuno ad affrontare il viaggio e a continuarlo nonostante le enormi difficoltà.

Ne è esempio sublime Ismaele, interpretato con grandissima partecipazione da Simone Luciani; è il personaggio stesso a dirlo, al momento di imbarcarsi sul Pequod: Me stesso, cerco.

Ismaele, questo ragazzo al quale nessuno avrebbe dato credito all’inizio del viaggio, diventa, in realtà, un prolungamento dello stesso capitano Achab. E’ la sua parte razionale, che in lui è ormai offuscata dall’unico pensiero perenne e pungente: catturare la balena per vendicarsi del moncherino che gli ha lasciato al posto della gamba.

Non c’è solo questo desiderio di vendetta nelle intenzioni del capitano. In realtà, in buona parte egli stesso non capisce che è l’ineffabile a spingerlo in alto mare, oltre rotte poco battute. E’ lo stesso desiderio di superare il limite a portarlo ad una caccia senza riserve.

In quel minimo di lucidità che gli resta, Achab sa di andare incontro ad una fine certa e di portare con sé tutto il suo equipaggio, ma non può tirarsi indietro: farlo significherebbe negare la propria natura.

In Ismaele trova il coraggio, la freschezza e l’audacia di un tempo, ma anche quella razionalità che va preservata e che lui ha perso e che cerca di salvare mettendo in salvo lui. Ripone in lui le speranze di rimanere integro, almeno nel ricordo.

L’elemento terreno, la ragione rinsavita è interpretata con passione e trasporto da Giuseppe Di Pilla, Sturbuck, l’unico, forse, ad avere a cuore maggiormente la propria vita, non per codardia, ma per ragionevolezza. Forse Sturbuck sa che quello che cerca in realtà lo ha lasciato a casa.

Al fianco del capitano c’è Fedallah, interpretata dalla bravissima ed spressiva Ramona Gargano, un personaggio a metà tra terra e cielo, sessualmente non identificato, che lo guida con le sue profezie.

Moby Dick – Me stesso cerco rappresenta tutto questo con il potere del testo, denso, e delle immagini, grazie alle suggestioni create da un cast di circa 60 attori.

Tutto intorno alle vicende dell’equipaggio ruotano gli abitanti e gli avventori di Nantucket, tra commercianti, marinai, un frate visionario e un’indovina dalle profezie catastrofiche. Tutti hanno qualcosa da raccontare.

Poi ancora: bambini, spontanei ed innocenti, a fantasticare sulle storie del mare; un’acrobata che interviene  a creare figure nelle scene più oniriche.

Enrico Maria Falconi si è impossessato sempre più del suo capitano Achab (o è Achab ad essersi impossessato di lui?), rappresentandone la sofferenza, fisica e morale, con immediatezza e vividezza.

Di Simone Luciani e Giuseppe Di Pilla ho scritto. Intensi.

Grande Roberto Fazioli, nei doppi panni del frate indovino e di Tashtego,il ramponiere forte e rozzo.

Bravissima Irene Cannello, l’indovina.

Sempre più commovente e di impatto l’interpretazione di Valerio De Negri nei panni del Capitano Gardinier: un padre che ha perso il figlio in mare.

Imperiosa, altera, fiera e bella Rachele Giannini nei panni di Peleg.

Un bel cast, non c’è che dire, in cammino verso grandi imprese.

Da citare assolutamente la meravigliosa partecipazione dell’ All Over Gospel Choir diretto dalla M° Giovanna Ludovici.

La regia di Enrico Maria Falconi ha guadagnato nel tempo ulteriore snellezza e fluidità. Testo e significato, parole e immagini, pensieri e suggestioni arrivano con forza espressiva immediata e netta.

Ricordo,infine, i bellissimi costumi di Simone Luciani, anche aiuto regista, le scene di Caterina di Giammarco, Livia Ciuchi, Claudia Dastoli, Denise Giuliani, Simona Berardi, Francesca Romana Aranci, Martina Mancinelli, Ruo Han Duan, Sophia Filipponi, Wei Wei, Serena De Pascali  e l’impianto luci di Luca Bertolo, Mattia PacchiarottiFabio Petocchi e Andrea Tomassini  e il trucco di Violeta Goykochea.

Infine, per correttezza e per onorare l’impegno di tutti, di seguito l’intero cast.

In Scena

Akab: Enrico Maria Falconi

Ismael: Simone Luciani

Fedallah: Ramona Gargano

Sturbuck: Giuseppe Di Pilla

Stubb: Stefano Grillo

Peleg: Rachele Giannini

Bildad: Patrizio De Paolis

Esperto Marinaio: Ettore Falzetti

Flask: Giorgio Conese

Tashtego: Roberto Fazioli

Pipp: Andrea Polidori

Quiqueg: Attilio Monti

Capitano Gardinier: Valerio De Negri

Moby Dick: Francesca Genovesi

Moglie: Matilda Terzino

Sognatrice: Alessandra Pagano

Femmina: Carolina De Nicolò

Donne di Vita: Virginia Morrea, Claudia Crostella, Simona Falconi

Visionaria: Irene Cannello

Vecchio Pescatore: Enrico Dandolo

Pescatore: Riccardo Benedetti

Figlio del Pescatore: Flavio Benedetti

Notaro: Luciano Alberici

Gemelle Siamesi: Maria Chiara Trabberi e Paola Trisolini

Maestrina: Valentina Leoni

Alunni: Andrea Garramone, Federica Corda, Ilaria Pellicone

Trampoliere: Riccardo Lecce

Soldato: Salvo Barbera

Giovane marinaio: Paolo Pirrocco

Circo Acrobatico: diretto da Marianna Gammacurta

Danzatrici: Ilaria Curti, Veronica Ligori

Vedove: Asia Retico, Virginia Serafini, Adriana Pignatelli

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