Mi piace da morire

Spettacolo comico con musica dal vivo

Ognuno di noi quando è solo è già una comitiva”

Teatro Libero di Milano, 6 febbraio 2017

 

Recensione di Carlo Tomeo

CARLO TOMEO FOTO

Debora Mancini definisce la sua pièce come uno “spettacolo comico con musica dal vivo” e chi esegue la musica è il suo compagno di scena Daniele Longo. Le musiche originali sono state composte da lui stesso ma ci sono anche alcuni accenni di musiche non scritte da lui, come “Ba-ba-baciami piccina” o come una parodia di “Money Money”dal musical “Cabaret” di Bob Fosse, che Debora esegue da sola, accennando a passi di balletto aiutandosi da una una sedia. Sono musiche congeniali agli episodi che l’attrice racconta e che riguarderebbero la sua vita, o meglio quelli del personaggio che interpreta, Deborasenzacca: una specie di confessione ironica sulla sua vita con battute molto divertenti che servono per sdrammatizzare quei momenti che non sono stati i più felici.

Intanto i temi trattati che sono poi quelli vissuti (e che stanno ancora vivendo in molti casi) le donne del nostro secolo. Temi svariati che sono costituiti dalle problematiche di tutti i giorni che la donna è abituata ad affrontare e che vedono spesso come antagonista l’uomo con la sua presenza fisica o che alberga con la sua mentalità nel cervello della donna, limitandone l’azione.

Deborasenzacca si prende in giro, scherzosamente, e chiama a suo complice il pubblico che la sostiene con le sue risate: una donna di 41 anni ma che è che come se ne avesse 18, perché tanta precisione nel documentare quanti anni ci si porta addosso è inutile, tanto si sa che “la donna tra i 18 e i 50 anni è nell’età di mezzo”. Gli anni che vengono dopo costituiscono la maturità e una che muore a 80 anni, “12 anni prima di percepire l’agognata pensione”è solo una donna che non ha avuto fortuna nella vita.

Gli argomenti per “sfogarsi” con il pubblico non le mancano, sono quelli che siamo abituati a sentire in tante occasioni: il rapporto con l’uomo che non capisce mai bene come e cosa provi realmente la donna specie nell’atto sessuale (in questo caso alla donna l’importante è fargli credere, per rassicurarlo, di aver goduto come non le era mai accaduto prima). Perché l’uomo in realtà è un bamboccione che passerà con naturalezza da una casa, dove ha vissuto con la sua madre naturale, a un’altra dove troverà un differente essere femminile, questa volta trino: donna, femmina, madre.

Deborasenzacca sa che le conviene stare al gioco, lei una donna alta 1 metro e 53 cm e mezzo che non crede di avere molte possibilità per la conquista dell’altro sesso, anche se il suo mondo interiore, fatto di paure e di incertezze, è anche costituito da sensibilità e intelligenza ed è proprio questa che fa sì che lei possa sorridere di se stessa, o almeno dare agli altri questa apparenza. Perché, si sa, far notare al mondo esterno che si conoscono i propri limiti è proprio segno di intelligenza e quindi di conseguente apprezzamento altrui. Poco importa se questi limiti non ci sono ma li vedono solo gli altri: se il mondo ti vuole in un certo modo, tu fingi di assecondarlo e ne avrai ragione.

Prima dello spettacolo vero e proprio, c’è un breve pre-spettacolo dove l’attrice indossa un soprabito grigio-verde e si presenta al proscenio per un piccolo preambolo che è una specie di scherzosa autobiografia da far conoscere al pubblico e descrive il personaggio che andrà a rappresentare, che è un po’ una sorta di alter ego (la Deborasenzacca per l’appunto): in realtà è un metodo per familiarizzare con il pubblico, saggiarne l’umore, facendolo interagire attraverso poche e semplici domande. Non a caso, quando va in scena, toglie il soprabito per mostrare il costume dello spettacolo (gonna arancione e camicetta blu). Il soprabito lo indosserà nuovamente alla fine quando è il momento di raccogliere gli applausi, quando sarà la vera se stessa. Infatti in un’intervista aveva dichiarato che scrivere lo spettacolo e renderlo ironico con sagaci battute è stato un modo per sfuggire al pericolo di cadere nella trappola che può indurre all’autocommiserazione.

Il pubblico ha reagito con ilarità e partecipazione sia allo spettacolo in sé che al preambolo.

Bisogna però ammettere che gli episodi raccontati da Debora non sono esattamente esclusivi. Sono argomenti in buona parte “déjà vu” e. al di la della bravura tecnica dell’attrice, quello che è mancato è proprio un testo più originale che riflettesse meglio la realtà di oggi e non solo parzialmente.

Una bellissima canzone finale dove Daniele Longo, che nello spettacolo si era dimostrato non un semplice musicista, ma anche un divertente compagno di scena, ha eccelso e Debora Mancini ha dimostrato le sue doti di cantante.

Due appuntamenti “extra” allo spettacolo sono stati programmati per il 7 e l’11 febbraio. Nel primo Debora Mancini, insieme a Daniele Longo e ai suoi co-autori dello spettacolo Manuel Serantes Cristal e Giovanni Tamborrino incontreranno il pubblico per approfondire gli argomenti trattati nella pièce. Nel secondo, dopo lo spettacolo previsto al mattino alle ore 11, avrà luogo “la cucina è bricconcella. Una cena con Artusi”, reading musicale con Debora Mancini e Danielo Longo nell’ambito di ZaTL Zona aperitivo del Teatro Libero dedicato all’autore del famoso “La scienza in cucina e l’arte di mangiare bene”. Lo spettacolo consisterà nella lettura di alcune ricette della libro di Pellegrino Artusi e la musica di Daniele Longo che alternerà arie dell’Ottocento a musica jazz. Alla fine ci sarà la degustazione gratuita di vini biologici dell’azienda Ciù Ciù, del Comune di Offida (AP), presentati da Fabio Lucerna. L’ingresso sarà di 10 Euro.

 

Mi piace da morire

di Debora Mancini

collaborazione ai testi di Manuel Serantes Cristal e Giovanni Tamborrino

interpretato da Debora Mancini

con Daniele Longo, polistrumentista

musica e arrangiamenti Daniele Longo

scenografia Marta Fumagalli e Riccardo Pirovano

Styling Lubna Adriana Balazova

Regia audio-luci Andrea Pozzoli

Foto di scena Pierluigi Giorgi

Produzione Associazione Realtà Debora Mancini

https://www.youtube.com/watch?v=7CL_R733O18

in scena al Teatro Libero di Milano fino al 12 febbraio.

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