Teatro Agorà

1 dicembre 2016

Il tempo è un dono preziosissimo di cui spesso non teniamo conto, rimandando sempre quello che sarebbe giusto fare, preferendo occuparci di quello che ci piace di più fare.

Nascondendoci dietro a scuse di cui alla fine ci convinciamo, non abbiamo il coraggio di prenderci le nostre responsabilità e affrontare gli impegni della vita, scegliendo di lasciarci vivere che vivere attivamente.

Cosa accadrebbe se all’improvviso scoprissimo di avere solo 24 ore di vita e solo cinque cose da poter fare?

E’ questa la storia di Stefano, un giovane ozioso, pigro e svogliato che è parcheggiato all’università e non cerca un lavoro con la scusa che lavorare toglierebbe tempo allo studio. Stefano rimanda in continuazione ogni impegno importante della sua vita: non solo lo studio e il lavoro, ma anche la vita sentimentale e gli incontri domenicali con i propri genitori che, tra l’altro, gli pagano l’affitto dell’appartamento che divide con degli amici.

La vita di Stefano ruota intorno alla sua stanza che è la sua zona franca, la tana nella quale si sente al sicuro.

Il suo divano letto è il luogo in cui riceve gli amici, Emiliano, Fabio e Gaia con cui condivide la passione per le serie televisive e su cui vive gli incontri pieni di imbarazzo con Miriam, l’amica di sempre di cui è innamorato e ricambiato, ma con la quale non riesce a dichiararsi.

Le giornate di Stefano passano nell’ozio più totale, condizionate dalla dipendenza dalle serie televisive, fino al momento in cui nella sua vita appare Coso Blu, uno spirito porta condanne che lo costringerà a fare i conti col tempo che passa e che non può essere fermato, né portato indietro.

In quel momento Stefano dovrà scegliere le priorità della sua vita  e comportarsi responsabilmente.

Me la prendo comoda è una divertente commedia di Emanuele Di Luca che fa riflettere con simpatia e ironia sulla necessità di agire dando un senso al tempo che scorre, imparando a vivere con responsabilità.

Il testo di Emanuele Di Luca, dalla scrittura agile e leggera, propone considerazioni interessanti calate in un’ambientazione divertente e a tratti onirica.

Se da un lato, infatti, per le tematiche affrontate e le modalità di azione, il testo è aderente alla realtà, dall’altro la rappresentazione della voce della nostra coscienza, incarnata nel personaggio Coso Blu, inserisce un aspetto fantasioso e surreale.

Attraverso le storie personali dei personaggi e il loro intrecciarsi, Me la prendo comoda racconta la necessità di assumersi i rischi della vita per poterla vivere al massimo.

Le vicende vengono rappresentate come se fossero episodi di una serie televisiva, in cui i personaggi sono allo stesso tempo attori e spettatori. Le relazioni e i momenti più importanti vengono vissuti attraverso il riferimento, sempre acuto e ilare, a personaggi o storie di film o telefilm, come a sottolineare un ulteriore filtraggio della propria vita attraverso quella inventata da altri.

Tra le tante risate e gli spunti di riflessione, arriverà il momento di prendere la decisione di vivere la propria vita in maniera attiva e totale. Avrà il nostro protagonista la forza e la costanza di mantenersi fermo nel proposito?

In scena bravi e giovani artisti che danno vita a personaggi diversi e ben delineati.

Emanuele Di Luca, oltre che autore, è qui Stefano, il protagonista, ruolo che svolge con capacità lasciando trasparire un pizzico di emozione.

Ilaria Nestovito è Miriam, la ragazza innamorata di Stefano che aspetta che egli si svegli e faccia il primo passo. Un personaggio timido e schivo che è tutto negli occhi di Ilaria: Miriam è una ragazza dai gesti ripetitivi e impacciati e Ilaria riesce a contenere l’azione concentrando l’espressività nello sguardo.

Giulia di Tommaso è Gaia, l’amica “contesa” tra Emiliano e Fabio. La sua difesa è un atteggiamento un po’ rude, cameratesco, che offusca la sua femminilità. Un impegno importante per Giulia, ragazza dal fisico mediterraneo che deve mettere da parte se stessa per dare spazio a Gaia.

Matteo Cecchi è Fabio, tra tutti quello più sveglio con le donne. Sul palco è quasi sempre in coppia con Martin Loberto, con cui crea una bella sinergia dando vita a begli scambi.

Martin Loberto esce fuori con prorompenza. Il suo personaggio è scritto davvero bene, approfondito nelle caratteristiche fisiche e psicologiche e Martin se ne appropria dandogli facce, espressioni, cadenze e movimenti caricaturali ed esilaranti senza mai apparire eccessivo o sopra le righe.

Irene Cedroni è Coso Blu, lo spirito porta condanne, il senso di responsabilità che fa sentire la propria voce nell’inconscio. Irene in questo ruolo può divertirsi e divertire in un’interpretazione puramente emotiva: ciò non significa che sia facile, trovandosi ad agire al di fuori delle dinamiche del gruppo. Irene riesce a mantenersi equidistante dai due punti estremi, realtà e fantasia.

La regia di Matteo Volpotti crea uno spettacolo dinamico e ben curato negli scambi e nell’uso degli oggetti di scena.

Completano l’allestimento le canzoni originali con gli arrangiamenti di Dino Scuderi e la voce fuori campo di Luca Gaudiano che è anche interprete della sigla.

Volendo fare un appunto, devo riconoscere che c’è in questo gradevole spettacolo ancora qualcosa di acerbo che deve maturare; si avverte la necessità di mettere a fuoco qualche elemento. Ho notato “umori” diversi: alcuni personaggi sono più definiti di altri e le dinamiche ne risentono un poco allentando in alcuni momenti il ritmo.

Me la prendo comoda è comunque uno spettacolo che incontra il gusto del pubblico, lo diverte e coinvolge, mettendo in gioco componenti diverse rispetto al primo lavoro de La Compagnia DiciannoveeVenti, che dimostra così la voglia di fare e di crescere di questi giovani artisti.

Compagnia DiciannoveeVenti

Me la prendo comoda

di Emanuele Di Luca
regia Matteo Volpotti

assistente alla regia Evelina Tudisco

con Ilaria Nestovito, Emanuele Di Luca, Giulia Di Tommaso, Martin Loberto, Irene Cedroni, Matteo Cecchi.

me la prendo comoda

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