MATRIOSKE foto

Recensione di Carlo Tomeo

CARLO TOMEO FOTO

La matrioska, com’è noto, è un insieme di bambole di legno russe, composta da pezzi che hanno dimensioni diverse e che rappresenta una donna dipinta con colori sgargianti a rappresentare un vestito della tradizione russa. Ogni pezzo è diviso longitudinalmente per permettere di aprirsi e di inserirvi all’interno un altro pezzo analogo, più piccolo, ma con le medesime caratteristiche, in modo da contenerne un altro similare ancora più piccolo fino ad arrivare all’ultimo, il più piccino di tutti, non più apribile e costituente il “seme” della composizione. La parte esterna, la più grande, che contiene il tutto, rappresenta la madre (da qui il nome di matrioska).

Nina’s Drag Queens, insieme alle sue allieve del suo corso “Madri e figlie, regine e reginette”, quest’anno ha realizzato la sua tradizionale festa di drag queen utilizzando proprio il concetto della matrioska, a significare che, grandi e piccoli personaggi della vita odierna rappresentano tutti figli della bambola più grande, quella esterna, che è loro portatrice e non a caso rappresentante la figura materna.

La madre protegge, e, a sua volta è madre della seconda bambolina, che è madre pure essa ma della terza, e così via, come le scatole cinesi.

Diverse generazioni di madri si muovono all’interno della matrioska e sono, ciascuna di esse, portatrici di valori, modelli e atteggiamenti del loro tempo e che vorrebbero applicare, inutilmente, alle proprie figlie, fatte a loro immagine, ma diverse caratterialmente. Ognuna di esse è legata alla mamma, che è discendente anch’essa dal seme in fondo alla matrioska, ma nello stesso tempo, man mano che cresceva si rendeva conto di essere figlia di un tempo diverso. Se la radice è comune, non lo è la parte interiore e tanto meno il “fusto” che ne deriva. Da qui nasce una forma di innocente ribellione che, con il passare del tempo, può diventare sempre più consistente.

Il significato è che all’esterno possiamo apparire tutti uguali, al di là dell’abbigliamento e del sesso fisiologico, ma all’interno, ciascuno di noi ha un’identità propria che vuole emergere e che solo nei casi più coraggiosi riesce a farlo, nell’abbigliamento, nei modi di esporsi in pubblico, nei sistemi usati per far valere le proprie ragioni, stando bene attenti a sfuggire alle trappole degli analisti.

Per meglio fare intendere questo concetto, quest’anno le dark queen non erano solo uomini en travesti, ma anche donne che indossavano abiti coloratissimi e improbabili, atti a esasperare la loro femminilità.

Ma le drag queen sono solo la parte più vistosa ed eclatante della personalità umana. Ciascuno di noi ha una sua peculiarità da cui non è esclusa l’identità sessuale, ancora oggi in una società apparentemente più aperta ad accogliere le diversità che poi non sono altro che le diverse risorse umane. Si parla ancora di tre sessi: uomo, donna, omosessuale (riferito sia alle donne che agli uomini) e non si nomina la parola da usare realmente: “persona” .

È un problema che riguarda anche le drag queen, certo, che hanno portato in scena l’ennesimo spettacolo provocatorio che, per richiamare gente, deve contenere numeri che facciano divertire, come se gli spettatori, nell’abbandonarsi nella risata liberatoria, credono di  appartenere a un altro genere completamente diverso ma che in realtà è portatore anch’egli della propria diversità, che sarà differente esteticamente e/o di altra natura, ma che esiste, in quanto il termine “normalità” ha perso da tempo un suo significato intrinseco.

Lo spettacolo si svolge con l’esibizione di diversi gruppi di drag queen, sia esse uomini che donne, suddivise per generazioni, rivelate dai vestiti, dagli atteggiamenti e dalle canzoni cantate in playback che indicano gli anni in cui sono stati dei successi: dagli anni ’40 di “Mamma”, (cantata dalle madri che, nel frattempo sono diventate nonne ma non per questo hanno rinunciato alle lusinghe delle creme “miracolose” riparanti i rimedi alla vecchiaia) a “Prendi una matita”, dei primissimi anni ’60 (rappresentata da madri meno in agé che cominciano a familiarizzare con i primi ritocchi di una non ancora comune chirurgia estetica), agli anni ’80 di “Alghero” (cantata dalle  madri più giovani che sanno apprezzare l’acido ialuronico e i toy boys) e cosi via fino ai nostri giorni.

Il tutto alla vista di un pubblico di tutte le età e in visibilio il quale ha riempito il teatro che ha dovuto ricorrere anche a una lista di attesa.  Che poi non tutto il pubblico abbia capito il senso vero di tutto lo spettacolo è da vedere: molta parte di esso, infatti, è corsa per farsi le solite risate che fanno “tanto” bene alla salute e allontanano i “cattivi” pensieri.

Al termine dello spettacolo c’è stata la festa “Queer of queer  con un d.j. set e l’esibizione di rock and roll e country con la band “I Cavalli”  che ha coinvolto il pubblico e le  drag queen di Nina e le sue allieve del corso che dirige.

Matrioske (giochi di famiglie en travesti)

progetto di Nina’s Drag Queen

con le allieve del corso “Madri e figlie, reine e reginette”

In scena all’Atir Teatro Ringhiera di Milano fino al 5 febbraio.

Si ringrazia per la gentile collaborazione la Sig,ra Maurizia Leonelli dell’Ufficio stampa dell’Atir Teatro Ringhiera di Milano

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