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Modigliani è la storia intensa e appassionata  della vita di Amedeo Modigliani, il pittore delle donne dal collo lungo, una vita piena di eventi e densa di emozioni.

Raccontare la vita e l’opera di Modigliani è aprire una finestra su un periodo storico importantissimo e vitale per la cultura europea dell’inizio del ventesimo secolo e non si può narrare di Modigliani senza  ricordare le sue grandi storie d’amore, soprattutto l’ultima, con Jeanne Hébuterne, che avvicina i due innamorati alla tragica coppia degli amanti di Verona, Romeo e Giulietta.

Allora, la vita parigina di Modigliani, una vita densa, dissoluta, usata e abusata viene raccontata attraverso la sua intensa frequentazione delle donne, in particolare delle quattro donne della sua vita, che scandiscono anche quattro diversi periodi della sua arte.

Donne completamente diverse tra loro per provenienza, cultura ed estrazione: donne forti, ma anche dolci, sensuali, ma decise. Donne diverse tra loro, ma disperatamente innamorate.

Conosciamo, così, passo passo, Modigliani uomo, dalla prima esperienza con il nuovo mondo parigino bohémien e con le sostanze stupefacenti del tempo, hashish, oppio e assenzio, fino all’uso costante e all’abuso delle stesse che, insieme all’alcool lo porteranno a vivere in condizioni devastanti sempre più spesso e sempre più pericolose per la sua salute e il Modigliani artista, lontano dalle convenzioni, intento non a rappresentare la realtà, ma ciò essa nasconde all’interno, appassionato di scultura a tal punto da preferirla alla pittura, in cerca di affermazione, ma quasi spaventato dall’idea del successo.

La storia di Modì e la stessa narrazione seguiranno un percorso biografico fatto più di emozioni che di eventi: verranno ricordati nomi di artisti del tempo e fatti, ma, più che altro, si racconteranno le emozioni dell’animo tormentato e sofferente di un uomo e un artista chiuso e schivo, e delle donne che lo amarono e tentarono di aiutarlo e cambiarlo.

Conosceremo, allora, Kiki de Montparanasse, la prostituta e modella, famosissima nell’ambiente, che lo introdusse al mondo bohémien e ai suoi eccessi; Anna Achmatova, la poetessa russa, sposata, con cui Modì ebbe una grandissima intesa intellettuale oltre che carnale; Beatrice Hastings, ricca e bella giornalista che scriveva di arte, donna forte ed emancipata, la donna con cui ebbe maggiori e furenti scontri; infine Jeanne Hébuterne, l’amore che avrebbe potuto salvarlo se la tubercolosi non lo avesse ucciso. Un amore totalizzante che non può sopravvivere alla mancanza di uno dei due amanti e, persa la vita di uno, reclama anche quella dell’altra.

Libertà, Bellezza, Verità e Amore sono le parole chiave del movimento artistico dell’epoca e Modì ne è tra i maggiori interpreti. Insieme ad esse però, ci sono anche parole come eccesso, alcool, droga, debolezza.

Modigliani è un affresco crudo, brutale e drammatico della grande genialità di un artista che soccombe alla sua stessa fame di vita.

Uno spettacolo intenso e coinvolgente, che trasmette con rudezza e realismo le tensioni e nevrosi di un uomo e del mondo che lo circonda.

Un testo bellissimo, ottimamente scritto, con un linguaggio elegante ed efficace e un tessuto narrativo molto difficile e impegnativo per chi lo deve recitare: alcune parti, soprattutto per quanto riguarda il ruolo di Modigliani, sono molto lunghe e lo sforzo nel mantenere la concentrazione, l’intonazione e la presenza nel personaggio è maggiore che nei dialoghi serrati dove gli attori si danno l’un l’altro l’abbrivio alle battute.

Marco Bocci è davvero grande; lo spettatore non ha tempo di collegarlo ad altro, di identificarlo con altri suoi più famosi ruoli: lui è lì, ma è a Parigi, è in quel momento, ma è il 1900. In un attimo Marco è Amedeo e porta con sé una storia grande e tormentata. E’ l’uomo coi mille colori in testa che assediano il suo cervello, è l’artista che brama di plasmare il marmo e farne forma viva; è l’uomo che vive di eccessi e che si sente incompreso da tutti, un uomo che insegue sogni che muoiono. Desiderio, fame di vita, dipendenza dalle droghe e dall’alcool, frustrazione, malattia, rabbia, incapacità di reagire, raptus, Marco incarna ogni singola emozione restituendola sul palco cruda e dura come se sorgesse in quel momento nel cuore dell’uomo.

Marco dà al suo Modì una voce e un’intonazione diverse da quelle che siamo abituati a sentire in televisione; Marco non solo ha studiato il personaggio, ma lo ha plasmato, dandogli anche una voce specifica che non sia quella di Marco, ma esclusivamente la voce di  Amedeo.

Con lui, sul palco, quattro donne, quattro attrici diverse e speciali ognuna a modo proprio.

Romina Mondello è Beatrice Hastings, la donna che più lo ha affrontato a muso duro, quella che è riuscita a convincerlo ad abbandonare la scultura per fare solo il pittore. Un personaggio “scomodo” e, per questo, più complesso e sfaccettato il suo. Romina è fantastica; impersona Beatrice con fierezza e piglio creando una donna forte, dominante  e molto pratica. E’ semplicemente perfetta, sempre giusta, mai fuori le righe, né troppo, né troppo poco: una presenza scenicamente forte.

Claudia Potenza è Jeanne Hébuterne, l’ultima moglie di Modigliani, la donna che avrebbe potuto salvarlo, quella che lo ha reso padre e che lo ha migliorato come uomo e come artista. Claudia è fantastica; la sua recitazione catalizza l’attenzione inchiodando alla sedia. Riesce a tratteggiare con verosimiglianza ed immediatezza il percorso del proprio personaggio, da allieva innamorata del maestro a moglie devota e premurosa fino al tragico epilogo. Ogni emozione parte dagli occhi di questa attrice prima che le parole escano dalla sua bocca. Riesce a trasmettere una vividezza di immagini di incredibile effetto.

Vera Dragone è Anna Achmatova, la poetessa; avrà con Modigliani un’intesa spirituale molto forte, ma non avrà il coraggio di rompere il proprio matrimonio per lui. Altera, elegante, Vera  dà vita ad un personaggio un po’ freddo e distaccato.

Giulia Carpaneto è Kiki de Montparnasse, la prostituta e modella famosa nell’ambiente; un’interpretazione colorata e vivace che offre il meglio nel secondo atto.

C’è da registrare infatti, una certa lentezza drammaturgica propria del primo atto che piano piano scompare nel secondo, decisamente più fluido. All’inizio gli attori, tutti, appaiono un poco trattenuti, quasi tenessero il respiro: la Prima emoziona anche gli attori più avvezzi. Sono certo che nelle prossime date questa lentezza verrà meno riuscendo a far emergere maggiormente le grandi doti di ognuno.

Nel complesso Modigliani è uno spettacolo intenso e con una presa emotiva molto forte.

Si sente la mano esperta e lucida della regia di Angelo Longoni: c’è una direzione e una rotta costante e c’è forza espressiva anche nella bella scenografia di Gianluca Amodio e nelle splendide proiezioni di Claudio Garofalo che arricchiscono continuamente la visione d’insieme e che fanno perdonare la presenza per tutto il tempo della tenda a strisce sottili su cui le immagini stesse vengono proiettate, tra l’altro funzionale nel dividere l’ambiente interno con quello esterno, la casa di Modì  con tutto il resto.

Da sottolineare, in ultimo, la bellezza dei costumi di Lia Morandini.

 

Teatro Quirino

dall’8 al 20 marzo

MODIGLIANI
di Angelo Longoni
con

Marco Bocci
Romina Mondello
Claudia Potenza
Giulia Carpaneto
Vera Dragone

musiche Ryuichi Sakamoto
scene Gianluca Amodio
costumi Lia Morandini
contributi video Claudio Garofalo
regia Angelo Longoni

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