l'ultima strega

A tre anni di distanza dalla prima messa in scena, L’Ultima Strega torna al Teatro Brancaccio di Roma con un cast in buona parte rinnovato, nuove orchestrazioni e debutta con grandissima energia riscuotendo un enorme successo.

L’Ultima Strega nasce da un’idea di Marco Spatuzzi, Andrea Scordia e Raffaella Misiti ed è scritto da Marco Spatuzzi e Andrea Palotto, che ne è anche il regista.

Ispirato ad una vicenda reale, lo spettacolo racconta la storia di Anna Goeldi, ultima donna ad essere uccisa in Europa perché accusata di stregoneria. Il pretesto del racconto viene fornito da due giornalisti dei nostri giorni che, attraverso un libro ricevuto in dono, immaginano la storia di Anna Goeldi, romanzando la realtà. Ci riportano così in Svizzera, nella Glarona del 1782, epoca in cui si svolgono i fatti raccontati.

“Chi è Anna Goeldi?” è la domanda che da subito tutti si porranno nel piccolo paese dove è arrivata. Lei, così diversa da tutte le altre donne, che non esita a ballare in piazza con un giovane oppure con un uomo sconosciuto. Anna Goeldi è una donna colta, proviene infatti da una famiglia benestante; è una donna forte, emancipata, volitiva, ma non per questo rigida o scontrosa, bensì solare e gentile. Ha un forte istinto materno non realizzato. Però, Anna Goeldi è anche una donna misteriosa: nessuno sa, infatti, perché sia arrivata a Glarona.

Anna, che è stata segnata profondamente da un’esperienza tragica, non cerca il riscatto o la rivalsa,   ma è una donna che con coraggio cerca la verità. Il suo modo di essere aperta, lucida e determinata, le farà incontrare la simpatia e la fiducia del giovane Lucas, fabbro del paese, e farà innamorare Leopold, il panettiere. Allo stesso tempo, però, la sua spiccata intelligenza e arguzia la faranno scontrare col dott. Tschudi, medico e giudice del paese, uomo fieramente e rigidamente illuminista che tira le fila della vita a Glarona.

L’Ultima Strega non è solo questo: racconta molto di più, ma aggiungere altro sulla storia vorrebbe dire rovinare l’effetto sorpresa di questo splendido thriller musicale.

L’Ultima Strega è un capolavoro drammaturgico di Andrea Palotto che ha la meravigliosa capacità di creare storie affascinanti e coinvolgenti, diverse tra loro e di intrecciarle con grandissima abilità, unendo realtà e finzione in un perfetto equilibrio ricco di suggestione.

Le opere di Palotto sono dei mosaici perfetti in cui ogni tassello è fondamentale in sé e determina, nella composizione con gli altri, il senso generale. Allo stesso tempo, queste tessere, ognuna dotata di una propria individualità compiuta, rimescolate come lui sa fare, danno vita non ad una sola figura, ma ad una serie di geometrie diverse, fornendo di volta in volta significati differenti.

L’intenzione di fondo di Palotto, condivisa da Marco Spatuzzi, è quella di fornire spunti, non soluzioni: il testo, infatti, apre ad una serie di domande alle quali gli autori stessi non intendono dare risposte precostituite, ma è soggetto a diverse interpretazioni a seconda del punto di vista da cui lo si guarda.

L’Ultima Strega stimola l’attenzione dello spettatore, coinvolgendone l’interesse, lasciando, però, aperte diverse chiavi di lettura. Sono tanti e importanti i temi affrontati: l’amore (in varie sue declinazioni), il Caso, la Fede, la Ragione, il rapporto tra verità e verosimiglianza, l’emarginazione, la paura dello straniero.

La drammaturgia è di gran livello, ottimamente scritta e ben strutturata semanticamente: la parola si fa veicolo di senso, il segno di significato. E’ affascinante l’uso che Palotto riesce a fare della parola riuscendo a collegare gli eventi anche su linee temporali diverse.

Allo stesso modo la musica di Marco Spatuzzi fa da tessitura e substrato a questa fitta trama drammaturgica alla quale si unisce diventando testo essa stessa. Le parti musicali, infatti, non sono accessori o abbellimenti, ma sottolineano momenti particolari dello spettacolo, dando risalto alle scene ed evidenziando l’emotività del testo. La musica dona così alla parola la capacità di travalicare se stessa e diventare pura emozione.

Ne è prova, per esempio, l’importante ruolo dell’ensemble che, non resta sullo sfondo, ma è protagonista: è presenza vera ed importante, è parte integrante di un racconto. E’ coro greco: sono le voci di Glarona, sono la diffidenza del popolo, la sua paura, la sua cattiveria; è la coscienza messa a tacere. A dare vita, corpo e voce a questa storia sul palco, un gruppo di lavoro che ha dimostrato una grandissima energia e fortissima sinergia.

Valeria Monetti è Anna Goeldi. Valeria è immensa, così presa, coinvolta e sempre precisa. Ha una presenza scenica che lascia il segno, si avverte ogni vibrazione dell’animo del suo personaggio. Va riconosciuto il merito a questa grandissima attrice dalla voce potente e meravigliosa, di riuscire ad interpretare ogni personaggio sempre in maniera diversa. Valeria dimostra la grandissima passione per quello che fa, la sua enorme professionalità e, non ultimo, il suo rispetto per il pubblico adattando ogni volta se stessa al personaggio, modulando gestualità, voce e intenzione a seconda del ruolo. Valeria è ogni volta chi interpreta e non il contrario.

Cristian Ruiz è Johan Jacob Tschudi, il medico giudice di Glarona, sposato con Teresa e padre di Sara. Cristian è sempre Cristian, non c’è che dire. Per lui ancora un personaggio forte, determinato, saldo nelle sue convinzioni. Cristian dimostra di trovarsi a proprio agio in questi ruoli così lontani dal suo modo di essere che riesce a tratteggiare con grande forza e carica emotiva.

Valentina Arena è Teresa, la moglie del dott. Tschudi. Un’interpretazione sublime di questa dotata ragazza che è una grande attrice ed una eccezionale cantante.

Mikol Barletta fa qui il suo esordio teatrale con il ruolo di Sara, figlia dei coniugi Tschudi e molto legata ad Anna. Mikol porta nel personaggio tutta la freschezza e le genuinità dei suoi quindici anni, ma caricandola di un’interpretazione intensa e convincente.

Giulio Corso è Lucas, il giovane fabbro che si innamora di Sara e fa riferimento ad Anna per farsi aiutare nel conquistarla. Giulio dà qui un’altra prova di grande bravura, vestendo i panni del ragazzo buono, ingenuo e timido, caratterizzato da una divertente balbuzie, dando dimostrazione di un bel lavoro fatto sulla gestualità e l’espressione verbale. Senza tralasciare la freschezza e la potenza della sua voce nel cantato.

Lorenzo Gioielli è un grande. Il suo Padre Mottini, pastore di Glarona, è un uomo fiero e rigido. Lorenzo lo veste di sé, accompagnandolo in un percorso anche interno, personale, dandogli quella fierezza che verso la fine diventerà altro.

A Simone Colombari spetta un ruolo difficile: lui è Leopold, il panettiere dolce e buono innamorato di Anna, che la corteggia con goffaggine e a suon di frasi che fanno sempre riferimento al suo mestiere. A lui, come anche alla coppia che citerò a seguire, è affidata la parte comica dello spettacolo, compito che Simone svolge con precisione scatenando l’ilarità dei presenti. Il suo personaggio, che sembra leggero, ha, in realtà, una funzione determinante nella creazione di certe dinamiche. La bravura di Simone sta nel mantenersi costantemente spontaneo senza diventare mai caricaturale.

Come lui, ma in maniera diversa, anche Alessandro Tirocchi e Maurizio Paniconi svolgono il ruolo di far cambiare di tanto in tanto direzione alla storia, regalando momenti di divertimento. Essi sono sia i giornalisti da cui prende avvio lo spettacolo e che guidano un po’ la storia, sia due personaggi della storia stessa: Alessandro è Albrecht, il consigliere anziano, Maurizio, invece, Carl, marito di Clara, una energica donna del popolo che sarà tra le prime nella caccia alla strega, interpretata da una potente e carismatica Daniela Simula.

Insieme a lei a dar vita a battibecchi fulminanti, ma spassosi, Manuela Tasciotti, nel ruolo di Marta Vart: i suoi sguardi e la tonalità della voce bastano a creare un personaggio molto pungente.

A seguire c’è il popolo, accusatore e giudice, composto da bravissimi artisti che si sono mossi in grande sintonia e hanno creato con le loro bellissime voci momenti concertistici molto armonici: Albachiara Porcelli (che interpreta anche il ruolo di Evelin), Rosy Messina, Angela Pascucci, Daniele Derogatis, Michelangelo Nari.

L’Ultima Strega è un musical drama, un thriller musicato, in cui, come già scritto, musiche e testi sono essi stessi drammaturgia. Oltre a Marco Spatuzzi, autore delle musiche, mi sembra doveroso citare anche le splendide orchestrazioni di Alessandro Taruffi e la mirabile esecuzione dal vivo dell’orchestra composta dal direttore musicale Andrea Scordia al basso, Tiziano Cofanelli alla batteria e Federico Zylka alla tastiera.

Per quanto riguarda le scenografie, Gianluca Amodio ce ne regala sempre di bellissime e curate: qui, una costruzione a due piani, posizionata su un pannello girevole, con una lunga scala che sale intorno per la metà, è ogni volta casa degli Tschudi, confessionale di Padre Mottini, chiesa, camera da letto, officina e così via. Dall’altro lato, delle sedute compaiono e scompaiono all’occorrenza. Ogni cambio scenografico avviene con grande fluidità e naturalezza senza creare alcuna interruzione.

Completano il cast tecnico i costumi di Bianca Borriello, il bellissimo disegno luci di Daniele Ceprani e il contributo di Emanuela Maiorani come aiuto regia.

L’Ultima Strega

musical drama di

Andrea Palotto e Marco Spatuzzi

con Valeria Monetti, Cristian Ruiz, Giulio Corso, Mikol Barletta, Lorenzo Gioielli, Simone Colombari, Alessandro Tirocchi, Maurizio Paniconi, Daniela Simula Manuela Tasciotti Rosy Messina, Albachiara Porcelli, Daniele Derogatis, Michelangelo Nari, Angela Pascucci.

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