lotta a colori

In scena al Teatro Argot Lotta di classe, lo spettacolo scritto e diretto da Angelo Longoni e interpretato dai giovani allievi della scuola di recitazione ACTION Pro come risultato di un laboratorio teatrale di quattro mesi.

Lo spettacolo è liberamente ispirato a Nemico di Classe di Nigel Williams e riattualizzato alla luce degli eventi contemporanei.

Trasferendo i principi ispiratori di Nemico di Classe nel suo testo, Angelo Longoni vuole rappresentare il vuoto della società contemporanea: non c’è più un nemico di classe da combattere, ma ognuno è nemico all’altro.

L’ignoranza, l’intolleranza verso tutto e tutti, la disperazione dovuta ad una indigenza generale, portano l’essere umano a trovare in ognuno un nemico da sottomettere e un rivale da combattere.

Lotta di classe racconta di nove tra ragazzi e ragazze in attesa nella propria aula scolastica di un insegnante che non arriva e non arriverà mai. Soli, senza nessuno che si curi di loro nonostante cerchino di attirare l’attenzione in tutti modi, urlando e facendo rumore, restano abbandonati, parcheggiati in un’aula che diventa un campo di battaglia. Nessuno pare volersi prendere cura di loro, nessuno si accorge di loro e, a loro volta, essi stessi aspettano qualcuno, ma poi non vogliono alcuno che dica loro cosa fare e cosa imparare.

Allora decidono di avviare un’autogestione durante la quale ognuno, a turno, terrà la propria lezione. Da queste lezioni emergeranno il vuoto di senso delle loro vite, l’incapacità e la mancanza di volontà di prendere seriamente un’iniziativa utile al loro sviluppo e alla loro esistenza, la rassegnazione.

Nonostante qualche tentativo di riscatto attraverso qualcosa che per loro possa essere bello e possa accendere una piccola speranza nelle loro vite, emergono e primeggiano la delusione e la disperazione che ognuno di loro affronta in maniera diversa. Privi di punti di riferimento culturali e umani, questi giovani annaspano in un mondo che non li considera e nel quale non si riconoscono: non hanno valori per cui lottare, ognuno è abbandonato ad una disperazione personale e la disperazione genera la paura: paura dell’altro, paura del diverso, paura di amare, paura di soffrire, paura di  non farcela e così nemmeno ci provano.

Dai loro discorsi emerge un becero qualunquismo, prese di posizioni non maturate attraverso una partecipazione alla dimensione politica e al contesto sociale contemporaneo, né attraverso alcuna conoscenza diretta, ma solo per sentito dire. Frasi fatte, sentite da altri, alle quali aderiscono senza consapevolezza, semplicemente influenzati dal contesto familiare o sociale; affermazioni pro o contro qualcosa o qualcuno di cui non conoscono nemmeno il significato e le implicazioni politiche, sociali e civili.

Vengono così presentati dei modelli standard, omologati: la ragazza di sinistra, quella di destra, l’omosessuale buonista, l’idealista, la pragmatica, il ragazzo che si crede simpatico, quello di colore non particolarmente sveglio, il violento che dietro la cattiveria nasconde un malessere, la traumatizzata.

Ognuno con un proprio disagio, frutto della mancanza di prospettive, ma anche di un rifiuto personale e prepotente ad ogni tipo di partecipazione attiva e intraprendenza. Lo stato in cui versa l’aula li rappresenta: trascurata come loro trascurano se stessi, disordinata e sporca come le loro vite.

La lotta di classe del titolo, così, non è la ribellione della classe sociale debole contro quella dominante, ma una sterile lotta in classe, tra individui privi di guide, di stimoli e di ideali.

Questi ragazzi attendono: che qualcosa accada, che qualcuno arrivi. Nell’attesa affondano nel vuoto delle loro vite attaccandosi e insultandosi per riversare l’uno contro l’altro la frustrazione per la propria vita, come se la colpa fosse sempre di qualcun altro. Non arriverà alcun insegnante a salvarli, nessuna occasione, nessun esempio da seguire, perché, forse, alla fine, loro questa occasione non la vogliono realmente.

In scena i giovani interpreti, provenienti da varie parti d’Italia, si mettono in gioco con i loro dialetti, la loro carica e la loro fisicità in uno spettacolo crudo e vero che non fa sconti. Interpretano e vivono i loro personaggi con spontaneità ed effetto con un risultato verosimile e amaro.

E’ proprio il testo, però, ad essere allo stesso tempo, la potenza e il limite dello spettacolo. La drammaturgia è ottima dal punto di vista tecnico, ma manca di suggestione. Manca quell’energia che fa vivere le parole oltre il testo, che le fa innalzare dalla carta per poter vagare e imprimersi con potenza evocativa.

Nonostante gli sforzi lodevoli di questi giovani attori le parole restano frasi fatte, belle, ma già sentite, che non hanno il potere di abbattere il muro dell’intolleranza e suscitare una riflessione nello spettatore.

 

Lotta di classe

Scritto e diretto da Angelo Longoni

Liberamente ispirato a Nemico di Classe di Nigel Williams

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