lo sguardo oltre il fango

Lo sguardo oltre il fango – La ragazza n°65738 è il nuovo spettacolo di Simone Martino e Lorenzo Cioce, un dramma musicale che racconta la storia di un’affettuosa amicizia nata tra due bambini all’interno di un campo di concentramento durante la seconda guerra mondiale.

Ziva (Margherita Rebeggiani) è una ragazza ebrea polacca di undici anni, deportata con la sua famiglia. Peter (Gabriele Trucchi) è un suo coetaneo tedesco, figlio del comandante delle SS in servizio nel lager. Tra i due nasce una forte sintonia che si trasforma in amore e annienta ogni differenza e lascia spazio solo al sogno di una vita condivisa fra disperazione e uno sguardo verso il futuro.

Intorno a loro e con loro si muovono altri personaggi: Gabriel, fratello di Ziva, anche lui detenuto nel lager; la famiglia, spaccata, di Peter; Anna, amica di Ziva nel campo e con cui lavora occupandosi di rammendare le divise dei reclusi; un tenente agli ordini del padre di Peter; un tutore, bambini ariani e altri prigionieri.

Affrontare un tema così forte e drammatico è sempre difficile e pericoloso: la ricostruzione deve essere più che mai precisa e aderente ai fatti; si devono evitare anacronismi o errori storici; bisogna avvicinare e raccontare l’argomento con enorme rispetto senza cadere in spettacolarizzazioni o manipolazioni sensazionalistiche.

Simone Martino e Lorenzo Cioce riescono pienamente in questo, scrivendo uno spettacolo tragicamente vero perché atrocemente fedele alla realtà, grave per il tema trattato, ma non pesante o noioso, riuscendo a stimolare la riflessione e scatenando forti emozioni.

Nei due atti viviamo un percorso che ci porterà a conoscere i personaggi nelle loro caratteristiche personali salienti per poi introdurci alle loro relazioni in cui troveremo commoventi amicizie e crudeli sodalizi, affetti strappati, dolori laceranti, disperazione, ma anche speranza, orgoglio e presa di coscienza.

Entreremo nel mondo di questi personaggi e, grazie ai loro grandi interpreti, vivremo lo strazio della deportazione, il dolore della separazione, sentiremo la fame e il dolore delle ferite, non solo quelle fisiche, ma soprattutto  quelle dell’animo.

Testo, musiche e liriche sono sapientemente allineate in un tutto omogeneo: non c’è un elemento espressivo che prevarichi sull’altro, ma c’è compenetrazione di diversi linguaggi.

Anche il cast è stato scelto con l’intenzione di creare un rapporto equilibrato tra canto e recitazione, privilegiando un approccio minimalista che dia spazio ai moti dell’animo più che puntare sulla semplice esibizione di belle voci (e c’è da dire che le voci sono bellissime). A parte il brano La soluzione finale, potente sia a livello vocale che espressivo, che trasmette tutta la paura derivante dal delirio dell’ideologia nazista, gli altri brani sono tutti morbidi con alcune parti in cui la voce è leggera come un fiato.

Un altro brano molto intenso, in cui la simbiosi tra testo e musica crea una sorta di magia, sospendendo per un attimo il tempo, è Con gli occhi dell’amore, in cui Ada, la mamma di Peter e Agnese, la cameriera di casa Köller, cantano la speranza di una vita diversa per il piccolo Peter.

La partitura musicale è veicolata attraverso la leggerezza del suono di un pianoforte e di tre archi suonati dal vivo: un violino (Giada Nugnes), una viola (Benedetta D’Anghera) e un contrabbasso (Marco Carbone).

Il cast è composto da dodici bravissimi artisti.

Margherita Rebeggiani, Ziva, la protagonista, conquista per la sua fermezza e presenza oltre che per la sua bravura nell’interpretazione sia nel recitato che nel cantato.

Gabriele Trucchi interpreta l’altro protagonista, Peter, figlio del colonnello delle SS, con cui vive un rapporto di sempre maggiore contrasto, che diventerà amico di Ziva. Gabriele riesce a restituire la spontaneità della sua giovane età e anche a rappresentare quell’amara delusione nello scoprire, piano piano, quanto la realtà possa essere crudele e quella fierezza nel difendere i proprio valori andando contro il padre e la sorella.

Paolo Gatti è un rigido e autoritario colonnello delle SS preoccupato solo di svolgere il proprio dovere. Grazie al suo piglio, alla postura e alla sua voce potente, Paolo riesce a disegnare un personaggio di cui si deve aver paura.

Barbara Pieruccetti interpreta Ada Köller, moglie innamorata e devota del colonnello che non riesce o non vuole vedere la realtà; quando prenderà coscienza dell’orrore e della morte legate al lavoro del marito, la sua trasformazione sarà disperata e angosciata. Barbara ci accompagna in questa trasformazione del suo personaggio con grande coinvolgimento.

Sharon Alessandri è Ilde Köller, figlia del colonnello e sorella di Peter: è realmente cattiva, crudele. Completamente fedele alla causa del Fürher ne rappresenta l’ideologia vivente con lucidità e cinismo agghiaccianti: una prova sicuramente difficile per la bravissima Sharon, soprattutto nel trovare quelle corde che le permettessero di essere così feroce. Complimenti a lei, nonostante un personaggio “orribile” (per valenza etica non per resa scenica, sia chiaro).

Michelangelo Nari è un commovente e disperato Gabriel, fratello di Ziva. In lui risiede una speranza sempre accesa la forza, nonostante la paura e la fame, di fare coraggio alla sorella, tutti elementi che Michelangelo incarna e trasmette con trasporto, anche nel canto, in cui limita la sua potenza vocale per giocare su note basse e gravi più adatte a rappresentare il suo mondo emotivo.

A Giovanni De Filippi, invece, è consentito l’uso di un registro vocale più ampio e profondo, perfettamente adatto al suo doppio ruolo di Hitler e tutore Kramer, entrambe personalità dure e feroci, in cui dimostra grande presenza.

A seguire: la brava Giulia Di Turi è Agnese, la cameriera dei Köller che mantiene intatta la propria dignità di essere umano fino a scontrarsi con la stessa Ilde; Michele Albini è un crudele Tenente Schwarz; Julie Ciccarelli commuove nei panni di Anna, compagna di Ziva nel campo; Chiara del Francia e Lorenzo Bernardini sono Elsa e Bastian i due bambini ariani che apprendono l’ideologia nazista.

La regia di Giovanni Deanna è lucida e vera: non nasconde e non fa sconti ed è anch’essa indirizzata verso una potente espressione emozionale.

I bei costumi sono di Rita Pagano, accuratamente creati su modelli originali con tanto di gradi  sulle mostrine delle divise militari. I “vestiti” dei reclusi sono dipinti a mano, così come dipinto a mano è lo stendardo nazista.

La scenografia, opera di Fabrizio del Prete, è divisa su tre campi di azione, tre spazi confinanti e che confluiscono l’uno nell’altro: in primo piano il salotto e la cucina dei Köller in cui si dipanano le dinamiche familiari. Subito dopo c’è quella che agli occhi di Peter sembra, vista dalla finestra, una fattoria, ma in realtà è il campo di concentramento: ci sono i pali, il filo spinato e i lampioni così come erano a quel tempo ad Auschwitz.

In fondo, il cancello, su cui campeggia la famosa scritta Arbeit Macht Frei (il lavoro rende liberi) rivolta verso l’esterno: lo spettatore, infatti, la leggerà da dietro, rendendosi conto di trovarsi anch’egli all’interno del campo.

Oltre quel cancello va lo sguardo dei deportati, lo sguardo oltre il fango.

 

Lo sguardo oltre il fango – La ragazza n°65738

libretto Lorenzo Cioce e Simone Martino

musiche Simone Martino

regia Giovanni Deanna

supervisione artistica Andrea Palotto 

assistente alla regia Martina Cenere

con Margherita Rebeggiani, Gabriele Trucchi, Barbara Pieruccetti, Paolo Gatti, Sharon Alessandri, Giovanni De Filippi, Michelangelo Nari, Giulia Di Turi, Michele Albini, Julie Ciccarelli, Chiara Del Francia, Lorenzo Bernardini

 

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