Recensione di Carlo Tomeo

CARLO TOMEO FOTO

È di scena al Teatro Carcano “Le Prénom” (sottotitolo ”Una cena tra amici”), la commedia di successo scritta nel 2010 e di cui fu fatta anche, dagli stessi autori, una versione cinematografica, che ebbe successo pure nell’edizione italiana nel 2012 e che vanta anche un remake cinematografico nel 2015, con altro titolo (“Il nome del figlio”), da parte di Francesca Archibugi.

L’argomento è dichiarato dal sottotitolo stesso, una cena tra amici quarantenni della media borghesia francese. Padroni di casa sono una coppia dall’apparenza felicemente innamorati da anni (Elisabeth e Pierre,  interpretati da Alessia Giuliani e Alberto Giusta), il fratello della donna  (Vincent, interpretato da Aldo Ottobrino) e che ha da poco sposato una straniera (Anne, interpretata da Gisela Szaniszlò, che lavora nel campo della moda) e un amico di vecchia data (Claude, interpretato da Davide Lorino) e che suona il trombone in un’orchestra.

La prima coppia appartiene alla sinistra progressista, mentre la seconda è più vicina alla destra e si mostra altezzosa quanto poco istruita, nonostante lui sia un dirigente importante di un’azienda.

E proprio da quest’ultimo personaggio, Vincent che inizia una discussione, dicendo che chiamerà il figlio, che sua moglie sta per partorire, con il nome di Adolphe destando orrore tra i presenti, essendo il nome troppo vicino a quello di Adolf e quindi facilmente riconducibile a Hitler. In realtà, dopo una lunga serie di disquisizioni intellettualiste e accuse a Vincent da parte degli altri (manca sua moglie che arriverà più tardi), l’uomo ammette di avere scherzato. Però l’ambiente si è ormai “surriscaldato”, tanto che, pur cambiando argomenti, si trascinerà nervosamente, per tutta la serata, con accuse reciproche su argomenti spiacevoli del passato (e anche del presente), dove ciascuno dei personaggi, sarà costretto o lo farà volontariamente di rimando, a tirar fuori segreti della propria vita finora insospettati.

La pièce, iniziata con toni cordiali, diventa quindi un  gioco al massacro, dove nessuno sembra perdonare a nessuno quelle azioni del passato (ma anche del presente) che non sarebbero in linea con il proprio modo di vedere le cose e tanto basta a rivelare il carattere di ciascuno di essi che, all’esterno si mostra in un modo, mentre dentro di sé è di tutt’altra pasta

È questa una caratteristica umana, che si è acutizzata nel nostro secolo: quello di apparire, secondo la morale comune, persone positive e dotate di grandi ideali, ma che in realtà cercano di nascondere lo squallore che spesso alberga nei propri animi e che viene fuori a tratti, in certi momenti cruciali della vita quotidiana. E spesso questo accade durante incontri che radunano un numero ristretto di persone, ciascuna con il proprio vero “io” ben camuffato a che all’improvviso si rivela, quasi come avviene nello sfogo di una valvola, per poi rientrare nel suo rango.

Gli autori non hanno fatto altro che trovare una forma che mettesse in luce la caratteristica più grave (e meno appariscente) di una società fatta di essere umani che credono che la vita che stanno vivendo sia la più comoda possibile, purché si tengano ben chiusi i propri scheletri dentro gli armadi. Sia la sceneggiatura, che fa sì che le cose vengano rivelate un poco alla volta, sia i dialoghi della drammaturgia che in più momenti si rivelano sagaci, cinici, a volte surreali  ma che portano al riso dello spettatore, rendono la commedia avvincente, specialmente nel momento che si sta per scoprire il segreto finale del personaggio meno negativo degli altri.

Il regista Antonio Zavatteri ha lavorato con una ben cognizione di causa e ha dato vivacità ulteriore a un’opera già conosciuta, non temendo neppure una possibile rivalità con la versione cinematografica (pur sapendo che il cinema richiama più spettatori). In questo è stato aiutato da un compagnia che ha mostrato gran professionismo e che si è mossa con un senso del ritmo ideale in opere come questa.

Alla prima, grande successo di pubblico che non ha fatto mancare la sua approvazione con copiosi applausi.

Complimenti a tutti, quindi, con il consiglio di correre a vedere la commedia.

Le prénom (Cena tra amici)

testo Matthieu Delaporte e Alexandre de La Patellière

versione italiana Fausto Paradivino

regia Antonio Zavatteri

con Alessia Giuliani, Alberto Giusta, Davide Lorino, Aldo Ottobrino, Gisella Szaniszlò

Scene e costumi Laura Benzi

luci Sandro Sussi

foto di scena Bepi Caroli

produzione Stabile di Genova

Si ringrazia la Sig.ra Brunella Portoghese dell’uff. Stampa del Teatro

in scena al Teatro Carcano di Milano fino al 12 marzo 2017.

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