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L’amore migliora la vita. Teatro San Babila di Milano, 17 gennaio 2017

Recensione di Carlo Tomeo

CARLO TOMEO FOTO

“L’amore migliora la vita” è un luogo comune che, prima o poi tutti e quattro i personaggi che interpretano questa commedia danno per scontato. Ma l’amore può avere tante forme e sfaccettature che non sempre la società di oggi riesce ad accettare pienamente, nonostante i progressi fatti negli ultimi venti / trent’anni. E allora si può scoprire anche che a volte l’amore  non solo non migliora la vita ma può creare problemi a chi non è realmente pronto a recepire la fase di progresso in cui sente di essere stato immesso.

Il tema dell’amore della commedia di Longoni riguarda prevalentemente l’amore omosessuale, perché tutta la vicenda nasce da lì.

Due ragazzi, Matteo ed Edoardo, vengono scoperti a scuola mentre si stanno facendo una doccia in comune e questo è motivo di sospensione e naturalmente scandalo, data la causa della “punizione” inflitta.

I primi a scoprire la cosa e cadere dalle nuvole sono i genitori dei due ragazzi che ora si preoccupano come fare a gestirla, ammesso che tocchi a loro la gestione. I genitori di Edoardo sono i più tradizionalisti: Anna, interpretata da Edy Angelillo, casalinga, e moglie di Marco, interpretato da Giorgio Borghetti,  un imprenditore che si occupa di materiale per costruttori e che è ammanigliato con loschi figuri che detengono il potere e che lui a sua volta è disposto, a “ungere” con il proprio danaro per ottenere favori e consensi nel suo operato che è onesto solo in apparenza.

I genitori di Matteo sono Silvia, interpretata da Eleonora Ivone che è giornalista in una rivista di moda, e Franco, interpretato da Ettore Bassi, di mestiere violinista, che incarna il classico personaggio di discreta cultura che vuole sempre far pesare il proprio sapere e mettere in difficoltà il prossimo. La sua parola d’ordine è il cinismo, che non manca di esibire nelle sue battute sui vari comportamenti della vita odierna: dal matrimonio, al lavoro, alla famiglia, il genere, insomma di persona che in realtà avrebbe bisogno di più difese rispetto agli altri ma non lo ammetterà mai.

I quattro genitori di Matteo ed Edoardo si incontrano per cercare di affrontare la situazione scolastica che si è venuta a creare intorno ai propri figli. In realtà la cosa che più turba i quattro è la scoperta della loro, insospettata fino ad allora, sessualità. E qui si instaura una serie di discorsi che sono poi fatti dai luoghi comuni che interessano tutti i genitori, in forme e intensità diverse, del vivere d’oggi: i sensi di colpa della madre che è stata troppo “coccolona”, quelli del padre che, troppo preso dal lavoro, è stato poco vicino al figlio. I genitori più apparentemente “aperti” alla scoperta della sessualità del loro figlio sono Silvia e Franco che, vuoi per il loro carattere, vuoi per i contatti umani che hanno sui luoghi di lavoro, sono più propensi ad accogliere i cambiamenti che si verificano nella società.

I quattro si incontrano  per una cena nella casa di Anna e Marco e qui inizia la commedia che è di un atto solo e si svolge in due luoghi separati che però occupano lo stesso palcoscenico: a sinistra il tinello/salotto di casa, a destra, coperta da una rete che fa intendere che ci troviamo all’esterno. Dietro la rete è visibile una panchina dove si siederanno di volta in volta i vari personaggi durante l’andamento dell’azione.

Che inizia quasi in sordina, con un malcelato rapporto amichevole tra i due uomini (le donne, in realtà, erano già amiche).

Inutile dire che la discussione diventa turbolenta nel momento in cui si affronta il problema chiave e tutti e quattro i personaggi alla fine finiranno per scontrarsi. La prima a dare in escandescenze è Anna che esce di casa subito seguita dall’amica e va a occupare la panchina. E qui scopre, tramite Silvia, che suo figlio fa uso di marijuana: dalla reazione scandalizzata al desiderio di conoscere cosa si prova fumandola il passo è breve, visto che Silvia ne è provvista. Nel frattempo i due uomini in casa vengono alle mani accusandosi vicendevolmente di essere loro i colpevoli dell’omosessualità dei propri figli. Dopo il rientro delle donne è Marco a sentirsi giù di forma ed esce per andarsi a sedere sulla panchina, subito raggiunto da Silvia, cui fa pena il dispiacere dell’uomo. E così, mentre loro si confidano amichevolmente, la benpensante Anna si ritrova sedotta da  Franco e consuma un breve amplesso (“in venti anni mai fatta una cosa del genere!” tiene subito a precisare)

Quando rientrano, Marco e Silvia capiscono che possa essere successo qualcosa di “sconveniente” durante la loro assenza, ma l’ipocrisia che ha governato la loro vita finora, non può gettare la spugna. Non è questo il momento di mostrare la vera faccia e di trasmettere il loro reale pensiero. Né lo sarà mai. Anzi quello che può essere accaduto potrebbe essere considerato quasi catartico nel momento in cui ciascuno di loro viene finalmente a conoscenza della propria natura.

Al termine della commedia arrivano i figli, o meglio le loro voci, che annunciano di non aver bisogno di alcun benestare e non chiedono, ma pretendono di vivere la loro vita con l’amore perché è questo che migliora la vita e rende felice.

Marco aveva detto alla moglie, quando erano ancora soli, la felicità può durare un minuto, l’infelicità può durare tutta la vita. Ma quante sono le persone oggi che sono consapevoli che stanno vivendo la loro vera vita? I ragazzi gay che vogliono partire per Londra a costruire il loro futuro sono altrettanto consapevoli che la scelta fatta è quella più vicina alla loro natura? L’importante , comunque, è già arrivare a fare una scelta, come Anna o come qualsiasi altro abitante di questa terra.

La commedia di Angelo Longoni, pur essendo condotta nel ritmo che induce al riso, è ,diciamolo tranquillamente, una commedia dalle battute comiche e spesso paradossali, che suscitano il riso dello spettatore, ma possiede anche la qualità, tutt’altro che marginale, di dipingere uno squarcio di malessere che nella vita odierna, prima o poi, dobbiamo affrontare. E ci rifugiamo nel negare l’evidenza di alcuni errori, nel falso perbenismo, nella paura di apparire fragili.

La bravura dei quattro attori, già collaudata dallo scorso anno, è fuori discussione e il pubblico ha apprezzato molto con diversi applausi a scena aperta.

L’AMORE MIGLIORA LA VITA

Testo e regia di Angelo Longoni

Con Ettore Bassi, Edy Angelillo, Eleonora Ivone e Giorgio Borghetti

Produzione Pragma srl

Teatro san Babila,

Corso Venezia, 2/A

20121 Milano

Tel. 02 798010

info@teatrosanbabilamilano.it

In scena fino al 22 gennaio 2017

 

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