abito

Recensione di Carlo Tomeo

foto carlo

Eduardo De Filippo portò in scena la commedia in tre atti “L’abito nuovo” ricavandola dall’omonima novella che Luigi Pirandello aveva scritto nel 1935. I due drammaturghi provavano l’un per l’altro una grossa stima reciproca anche perché i temi trattati nelle loro opere erano molto più simili di quanto potesse apparire. Pirandello era più intellettuale nei temi che usava per le sue commedie, mentre De Filippo era più popolare, ma i loro personaggi vivevano entrambi storie drammatiche o che comunque, anche in quelle meno tristi, sentivano sulle proprie spalle il peso di una esistenza tormentata e che per sopravvivere dovevano comportarsi come la società ipocrita di ieri (e ancora di più di oggi) desidera: Vitangelo Moscarda del romanzo “Uno, nessuno e centomila” pirandelliano non è molto dissimile dal Gennaro Iovine della commedia “Napoli milionaria” di De Filippo che per sopravvivere avevano bisogno d incarnare personaggi che non corrispondevano alla loro natura reale ma a quella che gli altri si aspettavano da loro.

La Compagnia La Luna Nel Letto ha avuto l’intuizione di riscrivere il testo teatrale di Eduardo così come l’autore l’aveva riproposto in RAI nel  1965, aggiornandone quindi i tempi (erano trascorsi quasi 30 anni dalla prima scrittura ma che era comunque rimasta concettualmente identica, perché la morale che se ne traeva era ed è universale).

Nella commedia che la Sala del Teatro Fontana sta proponendo in questi giorni, la Compagnia ha saputo fare una sintesi drammaturgica della novella e della commedia, mettendo in scena il dolore provato dal protagonista Michele Crispucci, un onesto e umile scrivano che quindici anni prima era stato abbandonato dalla bellissima moglie, lasciandogli una figlia sulla quale l’uomo aveva riversato tutto il suo affetto e alla quale  insegnava a coltivare l’onestà e i valori più sani  della vita. L’uomo nascondeva, dietro un’aria dignitosa ma testarda, il dolore che ancora provava per la perdita della moglie.

I due drammaturghi si incontrarono durante uno spettacolo di De Filippo e l’autore siciliano si complimentò molto con Eduardo tanto che decisero di scrivere una commedia insieme. Ma Pirandello, dichiarò che non conosceva il napoletano e inoltre sarebbe stato assente per un anno dall’Italia per portare all’estero le sue opere. Eduardo pare lo convincesse comunque a mandare avanti il progetto: avrebbe atteso che il collega fosse tornato in Italia e poi dessero l’avvio alla scrittura, pensando lui alla traduzione in napoletano. Tutto questo dialogo non appare in scena ma viene trasmesso da una vecchia radio posta su una macchina per cucire e azionata da un sarto che, sulla destra del proscenio, sta appunto cucendo un telo. Il sarto, che poi entrerà nella scena reale nel secondo tempo è in compagnia del personaggio che interpreterà la parte di Michele Crispucci.

La vera commedia inizia con l’arrivo a Napoli della donna che aveva abbandonato Crispucci, che ora fa la “sciantosa” come si chiamavano a quei tempi a Napoli le belle donne che si esibivano nei teatri con canzoni e abiti scollacciati. La donna, per pubblicizzare lo spettacolo, attraversa di giorno le strade di Napoli in vistosi abiti rossi cavalcando una carrozza trainata da cavalli che lei frusta con movimenti lascivi. Il popolo maschile è affascinato dallo spettacolo e specialmente i colleghi di Crispucci, che, per burlarlo, ne espongono in ufficio la locandina dello spettacolo che la donna (che ora si fa chiamare Celie Buton) terrà in quelle sere.

Ma durante una di quelle scarrozzate la donna muore, travolta dal carro e dai cavalli.  Sorge il problema delle cospicue ricchezze che la donna ha lasciato e che devono andare in eredità all’ex marito e alla figlia. Ma Crispucci, da galantuomo, non vuole sapere di ricevere soldi

e oggetti non guadagnati onestamente e per di più appartenuti a una donna che aveva abbandonati sia lui che la figlia neonata 15 anni prima, né vuole che l’accetti la figlia per gli stessi motivi.  Ma la ragazza ha altre aspettative…

È a questo punto che viene fuori la poetica di Pirandello che non si discosta da quella di Eduardo: l’uomo non è quello che è ma deve diventare quello che gli altri, per la loro bramosia di denaro e di successo, vogliono che appaia. Si adeguerà Crespucci a questa “regola” sociale?

Il merito della trasposizione drammaturgica è di Marco Manchisi,  mentre la messa in scena e la regia visionaria sono affidate a Michelangelo Campanale che ha creato diverse situazioni simboliche per meglio tratteggiare la povertà di ideali del mondo d’oggi nel dimostrare sempre più apertamente l’attaccamento al denaro e alla roba costosa.

La prima scena si svolge in un ufficio il cui soffitto è talmente basso da costringere gli attori a recitare in maniera chinata: è il simbolo fisico  della piccineria umana che per vivere secondo quello che la società moderna impone deve abbassare la sua morale e “stare al gioco” .

E il sarto che rimane per gran parte del tempo a cucire un telo con la sua vecchia Singer e ogni tanto ne lascia cadere qualcuno è simile a una delle tre parche che fanno scorrere il filo della vita degli umani e ogni tanto ne spezzano qualcuno per dare morte. Il sarto della commedia cuce la stoffa della vita umana e ogni tanto ne butta via un pezzo: anche lui decide sulla morte dei personaggi, che non è necessariamente fisica ma può essere anche solo morale.

Sempre, attraverso l’accensione della radio, si ha modo di ascoltare che la commedia fosse stata vista da Pirandello una volta sola perché morì alla quinta giornata di replica. Il realtà la commedia fu rappresentata il 1° aprile 1937 e Pirandello era già morto il 10 dicembre 1936. L’errore non è però casuale, perché si vuole dare un termine meno triste alla commedia.

E comunque, visto che siamo in tema, “Così è, se vi pare” e attenti a quel “se vi pare”

A collaborare con Campanale, facendolo con gran passione e che traspare interamente, è tutta la Compagnia La luna nel Letto (Residenza Teatri Abitati di Ruvo di Puglia , in collaborazione con Sistema Garibaldi di Bisceglie e l’Associazione culturale Linea d’Onda).

Tutti gli attori hanno recitato con una bravura esemplare e sono entrati tutti benissimo nelle parti.

Un citazione non si può fare a meno di evitare : Marco Manchisi che ha saputo interpretare il personaggio di Crispucci rendendolo nello stesso tempo commovente nell’esprimere la sua onestà di pensiero e facendo il “Pulcinella” della situazione. che era quello che si voleva da lui.

Lo spettacolo, che mette in scena undici attori si dimostra uno dei migliori della stagione ed è molto consigliato.

L’abito nuovo

di Eduardo De Filippo e Luigi Pirandello

curatore del testo: Marco Manchisi

con Marco Manchisi, Nunzia Antonino, Salvatore Marci, Vittorio Continelli, Annarita De Michele, Adriana Gallo, Paolo Gubello, Dante Manchisi, Olga Mascolo, Antonella Ruggiero, Luigi Tagliente

regia, scene e luci: Michelangelo Campanale

musiche: Giuseppe Verdi da “La Traviata”

aiuto regia: Paolo Gubello

assistenti alla regia: Annarita De Michele e  Katia Scarimbolo

direttore di scena: Tea Primiterra

datore luci e audio: Michelangelo Volpe

costumi: Maria Pascale

macchinista: Olga Mascolo e Tea Primiterra

scenotecnica: Michelangelo Campanale, Olga Mscolo, Tea Primiterra e Michelangelo Volpe

dipinto: Domenico Scarngella

maschere di scena: Stefano Perocco di Meduna

pellicceria: Nicola Papagni

Organizzazione e distribuzione:  Francesca D’Ippolito

Amministrazione Isa Pellegrini

Comunicazione: Rosagiulia Scarongella

Grafica:Enzo Ruta

Produzione Ass. Cult.Tra il Dire e il Fare/La Luna nel Letto

Si ringraziano le Sig.re Francesca D’Ippolito , organizzatrice dello spettacolo e Martina Parenti dell’ufficio stampa

in scena al Teatro Sala Fontana fino al 19 marzo.

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