LAFINEDELLAFIERA

“Io so chi è stato, qualcuno disse un giorno (…) non mi devo muovere”

Pedane di legno grezzo riempiono il palco del Cometa Off delimitando quattro zone d’azione: quattro mondi da riempire con le immagini che le storie dei quattro personaggi susciteranno. Sopra a queste pedane solo alcune scatole a fare da sedili o tavolini.

Ogni spazio è occupato da uno dei quattro personaggi: chi in piedi, chi seduto, chi sdraiato, chi da una parte, cominceranno a raccontare e a raccontarsi. Quattro personaggi senza nome, tre uomini e una donna, che non si conoscono; quattro storie indipendenti di cui lo spettatore scoprirà i punti in comune solo nell’epilogo.

Il cinico e freddo tagliatore di teste, orgoglioso di come svolge il proprio lavoro; l’ex scrittore che perde ogni lavoro che trova, pur tentando mille strade e riscoprendosi ogni volta inadeguato; il disincantato che non crede nell’amore eterno e si trova ad amare una donna in maniera assoluta; una giovane archivista il cui amore per il padre l’ha resa schizofrenica.

Quattro esistenze che vivono nascoste nell’ombra; ognuno a proprio modo invisibile: non vengono visti o non si vogliono far vedere. Quattro storie, quattro confessioni non richieste, ma che i personaggi sentono l’urgenza di vomitare fuori da se stessi in un flusso di coscienza terribile, spietato e doloroso.

Storie disperate e ciniche eppure anche romantiche e a tratti ironiche e divertenti. Storie alle quali non siamo chiamati a partecipare, per le quali non è richiesto di provare empatia o dolore: siamo chiamati solo ad assistere, ad ascoltare. I personaggi non ci chiedono di giudicare o di perdonare, ma inevitabilmente si soffre un po’ per l’uno o per l’altro e quindi si parteggia: sarà pietà, forse commozione, magari anche una certa immedesimazione.

La fine della fiera è uno spettacolo tragicamente vero, forte della sua stessa immediatezza. Tragico e comico si alternano con folle lucidità così come spesso accade nella vita.

Il testo di Daniele Prato e Francesca Staasch è semplice nella sua struttura, privo di artifici letterari, gioca solo sulla parola: le quattro storie si incrociano nel loro dipanarsi svelando pian piano la vita e la disperazione dei quattro personaggi.

La regia di Riccardo Scarafoni rispetta questa semplicità che è logica e che si rispecchia nella scenografia di cui si è detto sopra. La linearità della regia e la neutralità della scena sono al servizio degli attori e della parola. E’ necessario ascoltare.

Sta agli attori, a questi quattro diversi e bravissimi attori, catturare l’attenzione e la curiosità dello spettatore e creare la tensione necessaria a far vivere le proprie storie su quel palco. Sono abili nel suscitare dapprima una sorta di resistenza per ciò che appaiono per poi coinvolgere nello svelamento della verità che si dipana lenta e feroce attraverso le loro parole e la loro recitazione intensa, tagliente, attraverso i mutamenti di accento ed espressione riuscendo ad agitare e ad agitarsi da fermi.

Conquistano le sfumature della voce, lo sguardo fiero e malizioso e il mutamento emotivo drammatico operato da Jesus Emiliano Coltorti; spiazza la capacità di Alice Bertini di dare continuità ad un personaggio che racchiude allo stesso tempo tante personalità che si esprimono in altrettanti modi diversi; emoziona “l’educazione sentimentale” del personaggio di Simone Crisari e suscita tenerezza l’inadeguato personaggio di Gianluca Machelli.

La fine della fiera è un testo che lavora sulle turbe e sui traumi dell’essere umano; sul modo in cui l’uomo cerca rifugio di fronte a certe verità scomode fino a riuscire a celarle a se stesso. La verità, però, si svela da sola, come fosse un’impellenza naturale e urgente: affrontarla non è mai facile, spesso è doloroso e, a volte, letale.

La fine della fiera

Di Daniele Prato e Francesca Staasch

Regia Riccardo Scarafoni

Con Alice Bertini, Jesus Emiliano Coltorti, Simone Crisari, Gianluca Machelli

Regista assistente Veruska Rossi

Scene Oliver Montesano

Costumi Lisa Sorone

Luci Giacomo Cursi

Collaborazione ai testi Corinna Lo Castro

Su Riccardo Scarafoni e Veruska Rossi leggi anche:

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