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 Teatro Olimpico

18 gennaio 2017. Prima

La strategia del paguro è la versione italiana della commedia francese Una semaine pas plus (Una settimana non di più) di Clement Michel (autore-attore quarantenne francese di successo), adattata e diretta da Pino Quartullo.

Una commedia a tre che racconta l’intreccio di Mattia, Brinna e Piombo.

Mattia e Piombo, il cui vero nome è Sergio, sono amici dai tempi della scuola. Loro dicono di essere giornalisti, ma in realtà Mattia scrive di trattrici e macchine agricole e Piombo scrive di calcio, seguendo piccoli incontri di provincia.

Brinna ha appena perso il lavoro in una libreria.

Mattia è fidanzato con Brinna, con la quale convive da otto mesi, ma non ne può più di lei ed è deciso in tutti i modi a lasciarla, ma non ha il coraggio di dirglielo in faccia. Brinna, invece è innamoratissima e non sospetta nulla.

Prendendo spunto da una riflessione di Brinna, nella quale diceva che già la convivenza a due è difficile e quella a tre porta sicuramente disastri, Mattia costringe, dietro ricatto, Piombo a trasferirsi a casa loro inscenando una improvvisa quanto drammatica e truce morte della madre di lui. Così facendo Mattia è convinto che in breve tempo Brinna si stuferà della situazione e lascerà la casa.

Le cose, però, tra battute, equivoci, sotterfugi e provocazioni, prenderanno una piega diversa e inaspettata.

Il testo è giocato tutto sull’ambiguità delle frasi e del comportamento di Mattia e Piombo, ai quali, piano piano, la situazione sfuggirà di mano.

Tra tira e molla, minacce di svelare un segreto di Piombo, tentativi sempre più bizzarri di coprire le bugie, la commedia presenta in maniera divertente situazioni grottesche.

Il testo è ben adattato da Pino Quartullo, ma la resa è faticosa. Lo spettacolo comincia molto sottotono e non fa presa immediata sul pubblico. Le risate non mancano è vero, spesso tirate da spunti intelligenti, ma lo spettacolo fatica a decollare.

Rivedere in scena Pino Quartullo è sempre bello. Il suo Piombo è un bel personaggio, ben scritto, con diverse sfumature e l’interpretazione è frizzante.

Mi spiace dover dire, però, che Alberto Farina (da me molto apprezzato in Colorado, anzi unico comico di quella trasmissione demenziale a piacermi), nei panni di Mattia non è adatto. Non ha i tempi del teatro e il ritmo giusto e trascina gli altri due protagonisti in uno spettacolo al rallentatore. Ne soffre soprattutto la partner femminile, Grazia Schiavo che, per quanto brava, è in difficoltà. Tutti appaiono come frenati, trattenuti.

Nel secondo atto si respira maggiormente e si assiste ad una gradevole commedia. Innanzi tutto dura di meno (il primo atto, infatti, è troppo lungo, il che ne aumenta la pesantezza); in secondo luogo l’azione diventa più movimentata e i personaggi hanno maggior ritmo e spessore. Non è un caso che il secondo atto sia caratterizzato da una maggior presenza di Pino e Grazia, i cui personaggi evolvono con maggiore enfasi.

In tutto il primo atto, infatti, Mattia/Alberto Farina sarebbe dovuto essere il cospiratore, colui che dirige tutto l’inganno, ma la sua interpretazione è goffa e fiacca.

Chi lo sa, magari dopo un po’ di repliche i tre troveranno il giusto affiatamento. Me lo auguro.

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