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Coronavirus e Teatro

5 marzo 2020

Nel 1593 e 1594 i teatri londinesi chiusero per la peste (Oscar. G. Brockett – Storia del Teatro, pag. 177).

Nel 1603 i teatri vennero chiusi per editto di Re Giacomo I: proibire gli assembramenti era una delle poche risorse a cui si potesse ricorrere per cercare di arginare il contagio della peste (Eleonora Barbieri – 30/11/2017 –  Il gran teatro della Storia su Il giornale.it).

Non siamo nel 1600 e dovremmo supporre che le condizioni igienico sanitarie siano oggi diverse e che la ricerca scientifica abbia fatto passi avanti enormi.

Eppure l’epidemia da coronavirus (COVID19) sta mettendo in ginocchio l’Italia, prima le strutture sanitarie, che non sono in grado di affrontare una simile tragedia sanitaria né di garantire cure e assistenza per tutti, poi, a cascata, l’economia, con la chiusura di fabbriche, uffici, cinema e teatri…

Il nuovo decreto governativo di ieri, 4 marzo 2020, a firma del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro della Salute, “recita”: “Considerato l’evolversi della situazione epidemiologica, il carattere particolarmente diffusivo dell’epidemia e l’incremento dei casi sul territorio nazionale sono sospese le manifestazioni, gli eventi e gli spettacoli di qualsiasi natura ivi inclusi quelli cinematografici e teatrali, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato, che comportano affollamento di persone tale da non consentire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno 1 metro (…)”.

Una misura pesantissima per il mondo del teatro, da molti considerata eccessiva, visto che il decreto è valido fino al 3 aprile 2020.

Eppure agi.it riporta questi dati:

“Sono 3.089 i casi totali di persone ad oggi risultate positive al coronavirus in Italia. Di queste, le persone decedute sono 107, con un incremento di 28 rispetto al numero di ieri; quelle guarite sono 276, mentre quelle attualmente positive sono 2.706 (…) I 28 decessi di oggi sono distribuiti tra Lombardia (18), Emilia Romagna (4), Veneto (3), Marche (2) e Puglia (1). Il totale dei deceduti rappresenta il 3,47% delle persone contagiate dal virus, mentre il totale delle persone guarite è pari all’8,94% del totale dei contagiati”.

Allora perché chiudere tutti i teatri italiani?

Ancora agi.ti: “La concentrazione maggiore dei casi è nel focolaio ormai ben definito in Lombardia, con 1.820 casi e 73 deceduti, circa il 70% del totale. Segue l’Emilia Romagna con 544 casi e 22 decessi, poi il Veneto con 360 casi e 6 decessi. Gli altri 6 casi di deceduti sono distribuiti tra Marche (4), Liguria e Puglia (1 a testa). La Puglia registra oggi la prima vittima del coronavirus.”

Perché il governo ha deciso di applicare una misura così estrema che mai prima d’ora s’era vista, nemmeno durante la Seconda Guerra Mondiale?

La risposta è che si deve fermare il contagio perché se ci ammalassimo tutti insieme non ci sarebbero strutture in numero sufficiente per fornire a tutti adeguate assistenza e cure.

Benissimo (si fa per dire).

Chi penserà al sostentamento di tutti i lavoratori del Teatro?

Si parla di attori, compagnie, imprese, teatri e di tutti quei lavoratori che, a titolo diverso, prestano la loro attività nel settore: uffici stampa, assistenti di sala, attrezzisti, tecnici, operatori di qualsiasi tipo.

Il settore non prevede la cassa integrazione e il costo sarà pagato solo dai lavoratori.

Non sempre e non ovunque basterà riprogrammare gli spettacoli: le stagioni sono fatte; non sempre sarà possibile trovare nuove disponibilità per tutti sia come spazi che come tempi.

E bisognerà convincere gli spettatori a tornare a teatro.

Il 24 febbraio (attenzione alla data) Filippo Fonsatti (direttore del Teatro Stabile di Torino e presidente di Federvivo) su agi.it annunciava che in una settimana fossero saltati già 7.400 spettacoli e persi 10,1 milioni di euro e aggiungeva che si trattava di una stima “cauta” riferita solo al periodo fino al 1 marzo 2020.

E solo per le zone rosse, aggiungiamo, perché in quei giorni erano “solo” quelle ad essere messe in quarantena.

Il nuovo decreto estende i divieti a tutta Italia fino al 3 aprile! 

Non interessa qui sollevare polemiche o discutere sulla congruità o meno dell’intervento.

E’ fondamentale, invece, capire chi pagherà tutto questo? Al momento pare che a pagare saranno tutti i lavoratori del comparto che riguarda gli spettacoli e l’intrattenimento dal vivo.

Il danno c’è, ed è enorme. Il Governo dovrà pensare anche a questi lavoratori.

E non pensiamo a cose tipo: “beh, potevano scegliere un altro lavoro!”, oppure “sono i rischi del mestiere”. NO! Perché non è pensabile che teatranti e operatore del settore in genere abbiano mai pensato di dover mettere in conto un’eventualità come questa, nonostante siano tutti abituati a combattere ogni giorno contro la scarsa propaganda della cultura in Italia, contro le partite di calcio piazzate quasi ogni giorno della settimana, contro le programmazioni dei canali a pagamento che permettono all’utente di svagarsi standosene comodo da casa e via dicendo.

Chi lavora in questo settore è già costretto a mettere in conto ogni giorno  tanti vari ostacoli e impedimenti e cerca di farci fronte offrendo ogni sera la propria professionalità, donando il proprio tempo, le proprie risorse, le proprie energie, la propria passione al teatro. Un lavoro artigianale, fatto di sacrifici e che dà da mangiare a migliaia di persone in Italia. O forse dava…

Ci vogliono garanzie e tutele anche per questi lavoratori. Sono necessari piani economici mirati a salvare tutti. E’ necessario. E’ doveroso. E’ impellente. E’ civile. 

L’Arte, tutta, è una risorsa, non un pericolo. L’Arte è catartica, tanto più il Teatro: il Teatro esorcizza la paura, anche quella della morte.

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