Recensione di Carlo Tomeo

CARLO TOMEO FOTO

Tutto ha inizio quando tre infermiere che lavorano presso una casa di riposo per anziani ricevono, dopo otto anni di incarico a tempo determinato, prorogato di anno in anno, una lettera di licenziamento. La casa di riposo, che non ha ricevuto una manutenzione adeguata negli ultimi anni, col passare del tempo è sempre di più in disfacimento. L’intento della proprietà è quella di smantellarla del tutto per farne un grande albergo a quattro stelle.

Le tre infermiere sono Ivana, Anna e Linda, di età e indole diverse, ma tutte e tre vivono una disastrosa situazione familiare e sono proprio loro tre a sostenere con il loro stipendio le loro famiglie. Il licenziamento, in un periodo di crisi del lavoro come quello che stiamo vivendo in questi ultimi anni, la difficoltà, anche data l’età delle tre donne, di trovare una nuova occupazione non promette granché: logico quindi l’abbattersi moralmente di fronte a una situazione che non mostra vie di uscita positive. Il nuovo stato in cui si troveranno nei prossimi giorni non è cosa che però si possa accettare passivamente, senza cercare di fare qualcosa per sovvertire l’accaduto. Da un primo scoramento che le induce a pensare che non ci possano essere vie d’uscita, all’idea sobillata da Oscar, un ricoverato ex sindacalista, ospite della casa, che le incoraggia a lottare e a fare qualcosa di eclatante perché i media, l’opinione pubblica vengano a conoscenza della penosa situazione, il passo è breve ed è proprio quello che accadrà.

Dal primo scetticismo delle donne, abituate, specialmente ad ascoltare i numerosi network televisivi, dove si parla tanto ma si ottiene poco, grazie invece allo spronamento dell’uomo, decidono di occupare la terrazza di Castel Sant’Angelo che, meglio di un altro posto, sembra il luogo adatto, agli occhi dell’uomo, amante dell’opera pucciniana e, in particolare, della Tosca (da qui il titolo della commedia) per far conoscere la loro condizione di ormai ex lavoratrici.

L’occupazione avviene grazie a una strategia suggerita dall’uomo, e ciò accade proprio durante la visita del Presidente americano Obama al Papa, motivo di più perché i media si occupino della cosa. A nulla servono le minacce, prima, e le promesse, dopo, del questore a farle scendere dalla terrazza in cui si sono rinchiuse. Ormai le tre donne sentono di aver risvegliato dentro di loro quella dignità di essere umano che si stava sgretolando sempre di più nella vuota quotidianità. Ora dentro i loro animi non c’è solo la rivendicazione di avere un posto di lavoro, ma anche e soprattutto di essere considerate esseri umani che la società odierna e la globalizzazione sembra di non tenere più in conto. La loro è diventata una lotta sociale e vogliono portarla avanti, come accadeva trenta anni fa, anche se i tempi sono cambiati.

Ma, attenzione, i tempi sono cambiati anche grazie alla nostra ignavia che ci ha fatto intravvedere negli anni un benessere che era solo di facciata e siamo caduti nella trappola di farci comprare con i cioccolatini e credere alle false promesse delle multinazionali che promettevano un mondo di qualità ancora migliore.

Roberta Skerl, che l’anno scorso ci ha letteralmente deliziato con la splendida commedia “Tutto per Lola”, ha saputo scrivere una storia che racconta bene l’epoca che stiamo vivendo e la crisi che l’attraversa ma ha anche fatto intendere che gli animi non sono deceduti, si sono solo assopiti, ma si cominciano finalmente a risvegliare.

Tutto questo raccontato in un modo non drammatico, ma addirittura tragi-comico e il divertimento è assicurato: lo si trova nelle battute che si scambiano i vari personaggi, che inducono il pubblico a ridere. E’ un riso un po’ amaro, ma è anche quello più efficace, perché risveglia le coscienze e ciò è un atto altamente meritorio per chi a teatro non vuole rappresentare solo opere evasive per far continuare “l’assopimento”, ma, al contrario, vuole essere anche un luogo dove questo “assopimento” cessi e cominci l’azione contro le ingiustizie. E lo si può con il riso più che con le parole seriose di non sempre facile comprensione. Il pubblico va coinvolto parlando una lingua immediata e comprensiva, che però possiede il merito di portare più facilmente alla riflessione.

Perché Tosca? Perché Castel Sant’Angelo? Perché sono i rappresentanti di una persona ingannata e che trova una via d’uscita. La Tosca di Puccini si butta dagli spalti, ma, se ricordate la Tosca cinematografica di Luigi Magni del 1973 e interpretata da Monica Vitti, ricorderete anche lo spirito della donna che, nonostante avesse perso l’uomo amato, acquista dignità compiendo un’azione tragica con una battuta che porta al riso: “ E mo’ che faccio? Me butto!”.

Non racconterò il finale della commedia della Skerl, che comunque è bel lontano da quello dell’opera di Puccini e dal film di Magni, ma invito volentieri il pubblico ad andare a vedere uno spettacolo non solo divertente durante il suo svolgimento, ma che, nello stesso tempo, fa pensare anche quando esso è finito: il tipo di spettacolo che non termina con la chiusura del palcoscenico, ma che si fa portare inconsapevolmente a casa.

Bravissimi tutti gli attori, che vivono il loro personaggio con un realismo efficace alla commedia che non guasta, dato che il tema, nel suo svolgimento, possiede anche il dono di una forma leggera di surrealismo.

La regia di Silvio Giordani è efficace e non potrebbe essere migliore.

Il pubblico ha molto apprezzato. Commedia altamente consigliabile.

 

 

La notte dellaTosca

testo di Roberta Skerl

con Pietro Longhi, Gabriella Silvestri, Annachiara Mantovani, Alida Sacoor

e con Pierre Bresolin

produzione Centro Teatrale Artigiano

regia Silvio Giordani

aiuto regia Olimpia Alvino

scene Lollozolloart

costumi Lucia Mariani

musiche a cura di Eugenio Tassitano

sarta di scena Elisabetta Viola

macchinista di scena Ruslan Bardetskyi

amministrazione Giuseppe Varano

 

Si ringrazia la Sig.ra Federica Zanini dell’Ufficio Stampa.

In scena al Teatro Martinitt di Milano fino al 19 febbraio.

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