I giganti della montagna - Cast _ ph. Tommaso Le Pera MEDIA

In scena al Teatro Eliseo I giganti della montagna, ultima opera incompiuta di Luigi Pirandello, divenuta una sorta di testamento estetico dell’autore e un grido di dolore nei confronti della perdita della “magia”, quella potenza immaginifica e creatrice che fa vivere il teatro.

La storia racconta la vicenda di una compagnia di teatranti sfaldata e disfatta, La compagnia della contessa, guidata dalla contessa Ilse, che, non riuscendo ad accedere ai comuni teatri, vaga nel tentativo di trovare un luogo dove mettere in scena La favola del figlio cambiato, opera dello stesso Pirandello e giunge alla Scalogna, una villa sperduta in un luogo senza tempo entrando in contatto con i suoi misteriosi e bizzarri abitanti guidati dal mago Cotrone.

Villa Scalogna è un luogo magico in cui tutto può accadere (Quando si è perso tutto, tutto è possibile): i suoi abitanti vivono sospesi nel tempo, come i fantasmi che dimorano le vecchie case diroccate, e hanno il potere di far accadere realmente ciò che di solito accade nei sogni (Avviene l’invisibile, vaporano i fantasmi)

Cotrone, a capo degli Scalognati, loro guida e regista, invita Ilse e la sua compagnia a rimanere in quella casa e a recitare per loro, ma Ilse ha altre necessità, lei vuole che l’opera “viva in mezzo agli uomini”. Cotrone propone allora ad Ilse di presentare l’opera ai giganti della montagna, uomini di immenso potere continuamente impegnati in grandi opere materiali.

La rappresentazione portata in scena all’Eliseo si ferma qui dove Pirandello era arrivato a scrivere senza procedere nella parte ricostruita dal fratello su indicazioni del padre.

Nella prosecuzione dell’opera, i giganti, che hanno perso completamente la dimensione magica, la fantasia e l’immaginazione, votandosi ad una vita completamente materialistica senza avere tempo per l’arte, decidono che l’opera venga rappresentata davanti al popolo. Il popolo, però, non è pronto a questo, non può capire e ucciderà Ilse e tutta la compagnia, uccidendo così il teatro e l’arte in generale.

Lo spettacolo è un’opera onirica di grandissimo pregio: la regia di Lavia tiene continuamente sospesi tra realtà e immaginazione, tra vita e sogno, con frequenti incursioni dei secondi nei primi. Anzi piano piano, quasi senza accorgersene, realtà e vita sfumano delicatamente, ma terribilmente, le une negli altri, fino ad un epilogo roboante e atterrente.

Sul palco è ricreato e vissuto un mondo invisibile, sognante, un “oltre” in cui tutto può accadere, in cui l’Arte può vivere con estrema naturalezza e spontaneità. Questo “oltre”, però, è anche una trappola: è qualcosa di intangibile, ma che ci tocca, che si allunga su di noi tentando di catturarci e imprigionarci. E’ allo stesso tempo qualcosa a cui volgiamo curiosi e speranzosi, ma che anche ci imbriglia in un mondo da cui non è possibile tornare indietro.

Tutta l’opera è pervasa da elementi irrazionali, onirici e spiritici volti al “divino”, ad una potenza o energia superiore che ci attira fino ad intrappolarci e la rappresentazione se ne fa carico e testimone con enorme vividezza. Tempo e luogo restano sospesi: è qui che vive il Teatro.

Lavia costruisce un luogo non luogo in un tempo fuori dal tempo allestendo un sogno animato da esseri misteriosi, fantocci accatastati in un angolo che si animano improvvisamente agitandosi.

In scena una coralità bellissima fatta di personaggi e voci contrastanti: la compagnia della contessa e gli Scalognati rappresentano in continuazione l’alternanza tra il razionale e l’irrazionale, tra la realtà e l’illusione, in un contrasto che resta armonico e che progredisce con grande effetto verso un finale di grande impatto che scuote, stupisce e intimorisce. La paura di Ilse ci invade e ci fa suoi: la bellezza è morta, ogni tentativo di recuperarla è perduto.

I giganti della montagna è considerato il testamento artistico di Pirandello e il punto più alto della sua poetica e, in effetti, a chi voglia guardare e ascoltare, apparirà chiaro.

In scena un gruppo di attori potente crea immagini e dinamiche affascinanti trasportando in quell’oltre da cui si viene fagocitati e dal quale ci si ridesta bruscamente nel finale roboante. Federica Di Martino è immensa, cattura e imprigiona con la sua presenza, la sua forza recitativa, incarnando la passione e il dolore della donna e dell’Attrice (io sono un’attrice). Il suo personaggio è davvero “consacrazione e martirio”.

Da citare, nella lunga lista degli interpreti, tutti ottimi, Nellina Laganà nel personaggio de La Sgricia, donna piccola, ma forte che alimenta la leggenda dell’angelo Centuno.

Le scene di Alessandro Camera dapprima incuriosiscono a sipario chiuso, un sipario “finto”, vecchio e polveroso, per poi esplodere in una potenza di immagine grandiosa: quelle che prima sembravano rovine di un tempio si scoprono essere i resti di un elegantissimo teatro (ma il Teatro è un tempio) abbandonato con le balconate rotte, i fregi danneggiati, i drappi strappati e le poltrone lise e impolverate. Sulla sinistra un vecchio pianoforte e delle sedie, alcune piccole e capovolte, sulla destra un vecchio baule e altre sedie. Una rampa scalcinata indica la salita alla Villa Scalogna e divide immaginariamente il fuori dal dentro, la realtà dall’illusione.

Pregevoli i costumi di Andrea Viotti, particolarmente colorati ed estrosi quelli degli Scalognati e dei fantocci; per le maschere il merito va dato ad Elena Bianchini; ottimo il disegno luci di Michelangelo Vitullo, perfettamente funzionale al sentimento dell’opera così come le musiche di Antonio Di Pofi.

I giganti della montagna - Gabriele Lavia _ ph. Tommaso Le Pera MEDIA I giganti della montagna - Federica Di Martino, Clemente Pennarella _ ph. Tommaso Le Pera MEDIA

I giganti della montagna

Di Luigi Pirandello

Regia Gabriele Lavia

Con

Gabriele Lavia: Cotrone detto il Mago

La Compagnia della Contessa:

Federica Di Martino, Clemente Pernarella, Giovanna Guida, Mauro Mandolini,Lorenzo Terenzi, Gianni De Lellis, Federico Le Pera, Luca Massaro

Gli Scalognati:

Nellina Laganà, Ludovica Apollonj Ghetti, Michele Demaria, Daniele Biagini

Marika Pugliatti, Beatrice Ceccherini – iNuovi

I Fantocci (personaggi della Favola del figlio cambiato):

Luca Pedron – iNuovi, Laura Pinato – iNuovi, Francesco Grossi – iNuovi

Davide Diamanti – iNuovi, Debora Iannotta, Sara Pallini, Roberta Catanese

Eleonora Tiberia

Scene Alessandro Camera

Costumi Andrea Viotti

Musiche Antonio Di Pofi

Luci Michelangelo Vitullo

Maschere Elena Bianchini

Coreografie Adriana Borriello

Produzione Fondazione Teatro della Toscana

in coproduzione con Teatro Stabile di Torino, Teatro Biondo di Palermo

con il contributo di Regione Sicilia e con il sostegno di ATCL – Associazione Teatrale fra i Comuni del Lazio, Comune di Montalto di Castro, Comune di Viterbo

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