Recensione di Carlo Tomeo

foto carlo

È dal 1992 che, per oltre la millesima replica, si rifà vivo Paolo Nani con il suo spettacolo più famoso, portato da 25 anni in tutto il mondo e premiato in più occasioni. L’attore-mimo, la cui andatura in certi momenti ricorda la quella di Tati. è uno spilungone che si comprende fin dall’inizio che ama poco parlare ma ha molto da rappresentare. Spunta dalla quinta sinistra del palcoscenico per raccontare in poche parole in cosa consiste lo spettacolo che andremo a vedere: un uomo che deve scrivere una lettera, tutto qui. Fine della trama. Perché, in effetti, trama non c’è ma una serie di episodi che illustra in  quanti modi si possa svolgere la stessa azione. L’aveva già spiegato Roland Barthes in “Esercizi di stile” e ora ce la mette in pratica Paolo Nani.

L’azione che deve compiere è molto semplice: si tratta di sedersi a un tavolo sul quale sono appoggiate una bottiglia, che potrebbe contenere vino, un bicchiere, una cornice con una foto di donna, dei fogli di carta, una striscia di francobolli e una penna rossa. Questo tavolo e la sedia accanto, costituiscono l’unico arredo della scena.

L’uomo entra, si siede sulla sedia, si versa nel bicchiere un po’ del liquido, forse vino, contenuto nella bottiglia, per poi sputarlo quasi subito nauseato, rigira verso il pubblico, con aria disgustata la cornice con la foto, e scrive velocemente la sua lettera, la rinchiude in una busta, l’affranca e fa per avviarsi per imbucarla. A un certo punto gli sorge il sospetto che la penna non avesse scritto: allora torna al tavolo, esamina la penna e, scarabocchiando su un pezzo di carta, si accorge che il dubbio che gli era venuto era fondato: in effetti, riaprendo la lettera che stava andando a impostare si accorge che il foglio è completamente bianco.

Rabbia: bisogna rifare tutto daccapo. E se il pubblico finora aveva riso per le smorfie che l’uomo faceva mentre assaporava il liquido che poi sputava via e i suoi mugugni incomprensibili mentre scriveva la lettera, da questo momento in poi, inizia la vera sarabanda della comicità: perché l’uomo ripeterà la stessa scena per 15 volte per come l’avrebbe recitata a seconda delle tipologie di spettacolo: come un film muto alla Ridolini, alla maniera horror, da ubriaco, da assonnato, in modo volgare, camminando all’indietro, senza mani (che tra l’altro è stato forse l’episodio più divertente) e così via. Lui è sempre più stralunato, si rivolge al pubblico, e almeno tre persone della prima fila sono letteralmente tormentate sia pure bonariamente.

Tuttavia, malgrado i tentativi molteplici andati a vuoto, l’uomo è sempre pronto a ricominciare, cosa che fa davvero, a spettacolo terminato, con le sue gag che fanno sbellicare il pubblico dalle risate. Se fosse stato un concerto di musica quelle gag avrebbero potuto significare dei bis e tra l’altro Paolo Nani, sia pur scherzando, ha detto al pubblico, a spettacolo finito, di andarsene, ma, visto che gli spettatori non si alzavano dalle poltrone, l’ha accontentato con i suoi bis dicendo che lui non aveva problemi e poteva andare avanti ad libitum. Una specie di provocazione, spettacolo anche quello, quasi a significare: “vediamo chi si stanca prima”

Giustamente nella locandina di presentazione lo spettacolo è giudicato adatto ai bambini oltre che agli adulti. Mentre i primi si divertiranno per la comicità che trasuda in ogni attimo, qualche adulto. come in tanti spettacoli che va a vedere, lo recepirà come una metafora o vi troverà dei significati reconditi. Diciamola una volta per tutte: magari sarà anche così ma questi “significati reconditi” durerebbero sempre uguali da 25 anni o hanno il potere di aggiornarsi di anno in anno? Forse è meglio non cercarli e vivere la serata con risate liberatorie fine a se stesse ma che fanno tanto bene. E si può apprezzare anche di più il lavoro dell’attore, in questo caso Paolo Nani, per la sua inventiva e la sua bravura fuori dal comune. (tra l’altro ha dato prova anche di essere, all’ultima lettera scritta. una specie di prestidigitatore

Quando sono uscito dal teatro “la gara di resistenza” tra il pubblico e l’attore-mimo continuava ancora…

La lettera

di e con Paolo Nani

regia Nullo Facchini

produzione : Teatro Filodrammatici

Si ringrazia Antonietta Magli dell’ufficio stampa

In scena al Teatro Filodrammatici di Milano dal 4 al 10 dicembre