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La leggenda del pescatore che non sapeva nuotare

Teatro Quirino

01/10/2017

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A teatro a volte capita, solo guardando il pubblico che siede in platea, di avere la certezza che quello a cui si sta per assistere sarà un bello spettacolo.

L’ultima volta mi è successo con Letizia va alla guerra. La sposa e la puttana e ieri questo evento si è ripetuto con lo spettacolo La leggenda del pescatore che non sapeva nuotare.

Non è un caso che entrambi gli spettacoli siano scritti da Agnese Fallongo.

La leggenda del pescatore che non sapeva nuotare nasce da una serie di interviste che Agnese ha fatto in giro per l’Italia a persone anziane del centro-sud Italia appartenenti alla generazione della prima metà del 900.

E’ un viaggio nel tempo e nello spazio che attraversa l’Italia centro meridionale addentrandosi nei paesi, anche in quelli più piccoli, che muove dalla curiosità di conoscere le persone che vi vivono e ascoltare le loro storie, storie umane che si mescolano alle leggende popolari e che meritano di essere ascoltate.

Si potrebbe forse dire che il tema centrale è l’amore: l’amore corrisposto, l’amore timido, l’amore tradito, l’amore di un padre per una figlia e di una figlia verso il padre. Sarebbe riduttivo, però, limitarlo a questo. La leggenda del pescatore che non sapeva nuotare è molto di più: è un documento storico, è testimonianza di un mondo semplice e popolare, di usi e costumi cristallizzati nel tempo, di vite umili vissute con passione pura.

Quattro personaggi che raccontano quattro storie di vita tra realtà e leggenda: un pescatore calabrese che non sa nuotare; un pizzaiolo romano della Garbatella degli anni quaranta; una ragazza che sogna di ballare lo swing in una Sicilia devastata dal dopoguerra; una giovane donna napoletana che ha paura di amare ancora.

In questo viaggio le storie personali si intrecciano con le leggende popolari dando vita ad immagini poetiche e fantastiche come la sirena ballerina e il pescatore che divenne pescecane.

Agnese Fallongo ha la capacità di entrare delicatamente in queste storie e di mettere in risalto con sensibilità i particolari del quotidiano che potrebbero sembrare marginali e che invece acquistano un valore che segna la differenza.

Lo spettacolo restituisce qualcosa di antico, un sapore e un gusto che anche l’uomo di oggi può gustare se sa mettersi in ascolto.

La leggenda del pescatore che non sapeva nuotare è uno spettacolo con musica dal vivo eseguita con strumenti tradizionali, che richiama alla mente le tradizioni, gli odori del passato, i canti popolari, quelli delle sagre e delle feste religiose, ma anche l’ignoranza e il pregiudizio.

La musica e le canzoni sono esse stesse testo e danno voce ad emozioni che altrimenti rimarrebbero sommerse.

E’ uno spettacolo fruibile da tutti, perché parla a tutti con un linguaggio che si svolge tra dialetti e musica raccontando di un passato che ancora ci appartiene, ma del quale abbiamo perso consapevolezza.

Agnese Fallongo, attraverso le storie che racconta, regala sempre bellissimi viaggi e anche La leggenda del pescatore che non sapeva nuotare è uno spettacolo decisamente bello e coinvolgente.

Bravissimi tutti e quattro gli attori in scena, Agnese Fallongo, Eleonora De Luca, Teo Guarini e Domenico Macrì, che dimostrano grandissima carica interpretativa e hanno bellissime voci. Passano con abilità e capacità da un personaggio all’altro vivendoli tutti in pieno, nelle movenze, negli accenti e nel dialetto e riuscendo a coinvolgere il pubblico.

Merito anche della bellissima regia di Alessandra Fallucchi che non pone interruzione tra un quadro e l’altro creando scene che si susseguono sfumandosi l’una nell’altra.

Molto bello ed efficace anche il disegno luci che accompagna questo viaggio emozionale.

 

La leggenda del pescatore che non sapeva nuotare

Gitiesse Artisti Riuniti

di Agnese Fallongo

regia Alessandra Fallucchi

con Agnese Fallongo, Eleonora De Luca, Teo Guarini e Domenico Macrì

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