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Recensione di Gabriele Cantando Pascali

Gabriele Cantando Pascali

Il balletto del Sud, una delle migliori compagnie italiane, fondata nel 1995 da Fredy Franzutti (suo direttore coreografo) vanta un repertorio di 34 produzioni che spaziano sia nella tradizione classica che in quella moderna con varie collaborazioni con prestigiosi nomi della danza.

Una delle più interessanti  è “La bella addormentata (in terra d’Otranto)”.

Nella prima storica realizzazione il Balletto fu commissionato nel 1888 dall’allora direttore dei teatri imperiali Ivan Vsevolozskij, che propose a Čajkovskij di comporre la musica e a Marius Petipa di occuparsi delle coreografie.

Il balletto è ispirato alla famosa favola di Perrault “La belle au bois dormant”, racconto a sua volta ispirato alla favola “Sole, Luna e Talia” di Giambattista Basile.
Fredy Franzutti sposta l’azione della storia nel suo Salento e fa sì che i due mondi, il suo e quello della favola, si incontrino.

Nella versione di Franzutti la bella Aurora non si addormenta perché punta da un fuso ma perché morsa dalla tarantola, simbolo salentino ed il principe è uno studioso di antropologia che si reca in quei luoghi perché incuriosito dal fenomeno del Tarantismo e dalle tante leggende che si tramandano da secoli.

L’idea di Franzutti di spostare l’ambientazione della storia nel suo Sud è geniale ed assolutamente appropriata. L’esecuzione delle coreografie è pulita, chiara, scorrevole, fresca e assolutamente rispettosa dei canoni coreografici classici ma con un’ampia finestra su una gradevole modernità espressiva.
La tecnica dei ballerini è eccellente, con un perfetto equilibrio tra presenza scenica, bellezza e morbidezza delle linea nelle danzatrici (particolarmente intense le interpretazioni di Nuria Salado Fustè nel ruolo di Aurora e di Carolina Sangalli nel ruolo di Lilla la fata) e ottimi virtuosismi dei danzatori (molto elegante Tsetso Ivanov nel ruolo di Ernesto, il principe).

Voglio sottolineare la presenza nel corpo di ballo di Ovidiu Chitanu, danzatore di notevoli qualità tra le quali spiccano salti, giri, equilibri, e una buona espressività, caratteristiche queste così evidenti da mettere in risalto il danzatore anche in presenza dei protagonisti.

Interessante anche il ruolo di Carabosse, la strega cattiva (o per usare le parole del Coreografo “il parente che non si vuole invitare”) interpretato “en travesti”, in maniera delicata e assolutamente non caricaturale dall’eccellente Carlos Montalvan.

Lo spettacolo sarà ancora in scena al Teatro Verdi di Firenze e al teatro Duse di Bologna.

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