il conte tacchia

Enrico Montesano torna a teatro con un’altra delle sue maschere romane che lo hanno reso celebre e che, allo stesso tempo, egli ha contribuito a rendere celebri.

Dopo Rugantino e Il Marchese del Grillo, é la volta de Il Conte Tacchia. Sebbene anagraficamente ormai lontano dal proprio personaggio, scenicamente Enrico Montesano è sempre un grandissimo mattatore e protagonista d’eccellenza del teatro italiano. È probabilmente per diminuire questa distanza anagrafica tra attore e personaggio che lo spettacolo ha un’apertura e una chiusura che riportano a trent’anni dopo i fatti raccontati nella storia.

Certo anche qui si potrebbe obiettare che, sempre anagraficamente, Montesano sia lontano dal proprio personaggio, ma è assolutamente certo che la sua enorme bravura, lo smisurato talento e la sua inesauribile energia offuscano ogni perplessità a favore del godimento pieno di uno spettacolo molto bello e divertentissimo.

La storia si apre con Francesco Puricelli, Checco, detto il Conte Tacchia (per via della sua abitudine di sistemare delle tacchie, ovvero dei cunei, sotto i mobili traballanti), che torna a Roma, nella sua Trastevere, dopo aver trascorso trent’anni in America, dove era scappato con la sua Fernanda che però aveva subito perduto per via delle leggi sull’immigrazione. Ritrovare i luoghi della sua gioventù lo fa tornare indietro nel tempo, quando, figlio di un falegname,  aspirava a diventare un nobile. Adottando modi educati e un linguaggio elegante, il Conte Tacchia frequenta il principe Torquato Terenzi dal quale spera, un giorno, di ereditare i beni e i titoli nonostante egli sia ormai senza un soldo.

Checco si muove tra l’amore per la popolana Fernanda e la passione per la duchessina Elisa.

Da queste premesse scaturiranno una serie di situazioni a catena decisamente comiche che porteranno Checco a vivere mille situazioni diverse e incredibili fino ad inserirsi, in un modo o nell’altro, nell’alta società.

Il Conte Tacchia arriva al Teatro Sistina in un adattamento liberamente tratto dal celebre film di Sergio Corbucci in formato commedia musicale firmata da Enrico Montesano e Gianni Clementi e con la regia dello stesso Montesano.

Enrico Montesano è il solito immenso artista: sempre in grandissima forma, dà lezione di teatro a tutti per presenza scenica, verve, energia (balla), dirompente simpatia, mantenendo una delle caratteristiche che lo hanno sempre contraddistinto, quella di avere dei tempi comici pazzeschi.

Con lui in scena un cast di alto livello con punte di eccellenza: spiccano tra tutti il grande Giulio Farnese nei panni del principe Terenzi e l’istrionico e strepitoso Andrea Pirolli, in quelli di Alvaro Puricelli, padre de Il conte Tacchia, che conferma di essere uno dei più bravi attori comici teatrali e che conferisce ai propri personaggi sempre grande personalità mantenendo, anche lui, tempi comici da manuale.

La popolana Fernanda è la brava e bella Elisabetta Mandalari, ottima compagna in scena di Enrico Montesano, che ben padroneggia recitazione e canto, forte di una sensibile presenza scenica.

Sua rivale in amore è la bella Benedetta Valanzano, padrona di un personaggio snob e manipolatore.

Dotata di una espressività e recitazione incisive é Monica Guazzini nei panni della duchessina Savelli, moglie del duca Saverio Savelli, interpretato dal bravo Roberto Attias.

Bellissima prova per Enrico Michele Montesano nei panni del marchese Lollo d’Alfieri: ottimo attore, versato anche nel canto e anche egli ben saldo nel proprio ruolo, nei tempi e negli spazi.

Gerry Gherardi diverte nei panni di diversi personaggi: Er Ciriola, l’uomo del circo, il nobile.

Sergio Spurio introduce e commenta disinvolto le scene come uno stornellatore romano nei panni del Sor Capanna.

Poi, ancora, i bravi Giorgio De Bortoli e Tonino Tosto, Giacomo Genova, Ambra Cianfoni, Francesca Rustichelli.

A completare il forte cast un importante ensemble che, con le belle coreografie di Manolo Casalino, fa da preziosa cornice all’intero contesto, composto da: Saria Cipollotti (in scena anche in un piccolo ruolo),Viola Oroccini, Sebastiano Lo Casto, Giuseppe Ranieri, Manuel Mercuri, Rocco Stifani, Valentina Bagnetti, Michela Bernardini, Silvia Pedicino, Kevin Peci, Federico Pisano.

Molto belle le scenografie di Carlo De Marino in molti punti ricche di particolari. Ben curati i costumi di Valeria Onnis.

La messa in scena in forma di commedia musicale è caratterizzata dalle musiche originali del maestro Armando Trovajoli e le nuove canzoni scritte dal maestro Maurizio Abeni.

Il Conte Tacchia è una commedia intelligente e divertentissima: le situazioni comiche si susseguono con progressione soprattutto nel secondo atto. A voler trovare qualcosa da migliorare si potrebbe suggerire qualche taglio, in particolare nel primo atto in cui si indugia in troppi cambi scena necessari più ai cambi d’abito che funzionali all’opera.

Resta, immutabile nella sua forza ed efficacia, lo storico motto del film: “dovete anná a lavorá! Dovemo tutti lavorá!” Forse oggi potrebbe essere cambiato in: “fatece lavorá! Vogliamo tutti lavorá!”.

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Enrico Montesano

Il Conte Tacchia

liberamente tratto dal film di Sergio Corbucci

commedia musicale di Enrico Montesano e Gianni Clementi

regia Enrico Montesano

con Giulio Farnese, Giorgio De Bortoli, Monica Guazzini, Andrea Pirolli, Benedetta Valanzano , Michele Enrico Montesano, Tonino Tosto, Roberto Attias, Elisabetta Mandalari, Gerry Gherardi, Sergio Spurio, Giacomo Genova, Ambra Cianfoni, Francesca Rustichelli

ensemble: Saria Cipollotti,Viola Oroccini, Sebastiano Lo Casto, Giuseppe Ranieri, Manuel Mercuri, Rocco Stifani, Valentina Bagnetti, Michela Bernardini, Silvia Pedicino, Kevin Peci, Federico Pisano.

scenografie Carlo De Marino

musiche originali Maurizio Abeni

coreografie Manolo Casalino

costumi Valeria Onnis

luci Luca Maneli

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