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Kensington Gardens

Sala Uno Teatro

Dal 25 febbraio al 6 marzo 2016.

 

In occasione delle prove di Kensington Gardens sono riuscito a raccogliere delle breve dichiarazioni dai protagonisti.

 

Alessandro Giova – Paolo Altini

Alessandro, inquadrami brevemente le dinamiche tra i personaggi e parlami in particolare del tuo (per la trama completa rimando al link di cui sopra)

Lo spettacolo si apre all’ottantanovesimo giorno: il gruppo è in fermento perché tra un giorno il Governo dovrà comunicare la propria scelta.

I protagonisti della storia vivono insieme da 89 giorni; tanti. Ormai le dinamiche umane sono un po’ logorate, un po’ stanche, un po’ rovinate perché ci sono frizioni tra i personaggi, rapporti in crisi: Paolo e Sabrina, William e Cecilia, Elena Salfi Corvini col figlio Tommaso.

Questa forzata convivenza porta allo sfogo di un lacerazione all’interno del gruppo che ormai è arrivata alla esasperazione e tutti i contrasti vengono a galla, tutti i sentimenti escono fuori.

 

 

Come è il tuo personaggio?

Paolo è una brava persona che vorrebbe tenere in piedi la famiglia; ha una moglie, Sabrina, con cui è in crisi da tempo e una figlia a casa di cui si prende cura la madre di Paolo che vive reclusa in casa come una clandestina, perché, in fondo, per la legge britannica, lo è.

Da quando Sabrina è nella casa, Paolo attraversa delle difficoltà economiche: Sabrina non lavora più e deve pensare a tutto lui.

Paolo è un chimico, professione ritenuta utile per lo Stato: ciò gli consente di poter sostenere l’esame di cittadinanza con la speranza che, superandolo, possa tornare a una vita normale.

Paolo è un uomo caratterialmente debole, privo di carisma; sta sempre un po’ sulle sue, è una sorta di invisibile. Superato l’esame di cittadinanza subirà un forte cambio di personalità e inizierà a servire il partito, sposando completamente la causa, un po’ per paura che venga scoperta la mamma clandestina e gli tolgano il lavoro, un po’ perché convinto, un po’ perché conviene a lui, povero di spirito, sentirsi protetto dal partito.

 

 

Come è questo spettacolo rispetto agli altri due che compongono la trilogia?

Kensington Gardens è molto diverso rispetto a Festa della Repubblica e #salvobuonfine.

Qui c’è uno sforzo di immaginazione, di andare oltre alla realtà. Festa fotografava la realtà, metteva pezzi di realtà italiana e ne restituiva un collage scoppiettante; #salvo parlava di un problema concreto, reale e attualissimo che riguarda tanti ragazzi omosessuali. Questo spettacolo tocca temi che, sì, riguardano le problematiche di ognuno, ma inseriti in una storia totalmente immaginaria, un ipotetico partito xenofobo che prende il potere in Gran Bretagna e crea uno stato per soli inglesi.

Una storia immaginaria eppure attualissima: se pensi a Le Pen in Francia, Salvini in Italia e alla notizia di sabato 20 febbraio sul referendum che la Gran Bretagna vorrebbe fare per uscire dall’Unione europea.

La storia propone uno scenario inverosimile, ma nemmeno troppo, perché la possibilità di una deriva c’è costantemente, soprattutto in questo periodo; quindi in qualche modo questo spettacolo va a toccare le paure contemporanee.

In fondo noi non ci mettiamo mai nella condizione di pensare che potremmo essere noi stessi degli immigrati.

 

Foto di copertina di Luana Belli.

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