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L’Ultima Strega, spettacolo di Andrea Palotto e Marco Spatuzzi, debuttò tre anni fa nelle Marche e fece poi delle date a Roma e a Milano che videro un grandissimo successo di pubblico e critica.

Ora torna con un cast parzialmente rinnovato e c’è una grandissima attesa da parte sia di chi lo ha già visto sia di chi non lo ha visto, ma ne ha sentito parlare.

La storia è quella di Anna Goeldi, l’ultima donna in Europa ad essere stata uccisa perché condannata per stregoneria.

In occasione dell’allestimento al Teatro Brancaccio per il debutto del 27 ottobre del 2016, ho avuto l’occasione di intervistare la protagonista, la meravigliosa e bravissima Valeria Monetti.

Valeria, L’Ultima Strega torna dopo tre anni con un cast parzialmente rinnovato: a parte te, Cristian Ruiz, Valentina Arena, Daniela Simula che però interpretava un altro ruolo e Manuela Tasciotti, che eravate protagonisti del primo allestimento, ci sono poi nuovi protagonisti: Lorenzo Gioielli, Simone Colombari, Giulio Corso, Micol Barletta, Alessandro Tirocchi e Maurizio Paniconi. Più anche un ensemble parzialmente rinnovato.

Tra il tempo passato e il rinnovo del cast, potremmo dire, quindi, che per te e Cristian, si tratta quasi di un nuovo spettacolo.

Sì perché per ogni attore i personaggi cambiano: seguono l’attore, l’interpretazione. Attori come Lorenzo Gioielli e Simone Colombari portano tanto del loro bagaglio. Giulio Corso sta portando tantissimo del suo. Quindi sì, lo spettacolo si deve amalgamare intorno alle nuove presenze e a una crescita che ognuno di noi nel frattempo ha fatto. Le musiche sono le stesse, ma orchestrate in maniera diversa, quindi suonano diversamente. Siamo più maturi tutti; anche Andrea Palotto nella regia non ha voluto affidarsi a quello che è stato, ma a una crescita, al passare del tempo.

Parliamo del tuo personaggio, Anna Goeldi, questa fantomatica strega…(mi interrompe, decisa)

Questa donna. Anna è una donna assolutamente emancipata e per questo tacciata di stregoneria. In quel periodo storico sembrava molto strano che una donna potesse essere sola e non avesse bisogno di nessuno.

Anna arriva in questo paesino, Glarona, non si sa per fare cosa: di cosa sia alla ricerca è un mistero che avvolge la sua figura.

Tutto nasce da una questione storica. Anna Goeldi è realmente esistita; figlia di una famiglia benestante, ripudiata dal padre, ha avuto un’esperienza che l’ha segnata profondamente (che non possiamo svelare per non anticipare nulla). Si parte da questi elementi storici per poi romanzare il tutto, ma è vero che sia stata condannata a morte per stregoneria ed è stata l’ultima in Europa. Tutto quello che è intorno e che viene raccontato nello spettacolo è stato romanzato, ma l’inizio e la fine sono esattamente quelli. Anche Tschudi è un personaggio realmente esistito.

Quindi Anna Goeldi è una donna, una donna emancipata con un forte istinto materno non realizzato che pervade tutto lo spettacolo.

Come ti sei avvicinata al personaggio? Essendo un personaggio storico hai avuto modo di documentarti?

Sì, sì. Andrea Palotto quando scrive è totalmente storico e lo spettacolo è stato basato su questa struttura storica. Continuiamo a fare riferimenti, a parlare in quel modo, a dire quelle cose, a ripetere citazioni: non si fa fatica ad entrare nella storicità del personaggio. Poi, è ovvio, mi sono documentata su quel periodo, su chi fossero queste donne e sul perché venissero tacciate di stregoneria: venivano chiamate fattucchiere perché avevano atteggiamenti diversi da quelli usuali. Anna era una donna molto colta, autosufficiente, avanguardista. Questo è il motivo dello scontro con Tschudi: lui è comunque un illuminista, un uomo di scienza e si scontra con questa donna che è così diversa da tutte le altre, una donna che gli tiene testa, che risponde allo stesso livello.

Hai trovato riferimenti esterni alla storia? Altri personaggi della storia, della letteratura o del cinema che potessero avvicinarti a lei?

In realtà li ho cercati, ma non ne ho trovati. Ho riscontrato un’ affinità con un bellissimo film Le Regole del Caos con Kate Winslet in cui lei è una donna vedova che viene scelta per realizzare uno dei giardini principali del palazzo di Luigi XIV a Versailles. In mezzo a tanti uomini lei è l’unica donna, in più vedova e ha perso un figlio. E’ una donna trascurata, mascolina: si innamora di un uomo, ma il paese la condanna e lei si sente in colpa per non mantenersi fedele al marito defunto. Sono storie e realtà completamente diverse però quell’immaginario l’ho sentito vicino ad Anna Goeldi.

Anna Goeldi è una donna brillante, viva. La sua vecchia esperienza di vita per lei è come una cicatrice rimarginata e lei è una donna che sorride alla vita.

Chi sono le Anna Goeldi oggi?

Spero che siano un po’ tutte le donne. Oggi non dovrebbe essere più strano vedere una donna del genere, autosufficiente, che sa reggersi sulle proprie gambe.

Quindi Anna Goeldi non è una donna ferita in cerca di riscatto?

No, assolutamente. Lei non voleva riscattarsi. Lei voleva capire, scoprire. Per lei quella situazione andava bene, poi però accade qualcosa che la smuove, ma non verso il riscatto, bensì verso un percorso di comprensione. Anna vuole capire:  la sua intelligenza l’ha portata a cercare di comprendere quel mondo e quella situazione.

Non possiamo svelare la storia, ma possiamo dire che non è da Anna Goeldi che nasce il precipitio degli eventi, ma dalla paura che gli altri avevano di lei in quanto straniera e diversa da loro, dalla cattiveria del popolo che l’ha indotta a svelarsi.

Anna è un personaggio assolutamente positivo, non cerca né vendetta né riscatto: è una donna forte piena di voglia di vivere. Proprio per questo non avrebbe mia commesso azioni mossa dalla voglia di riscatto. Lei arriva in questo paese con la voglia di scoprire, alla ricerca di una verità.

Lei non subisce le malelingue. E’ abituata a queste cose, affronta tutto a test alta, la sua purezza non ne resta intaccata.

Io vedo più la personalità del personaggio che quello che subisce. Vivendola da dentro, per me è più forte la sua personalità piuttosto che quello che patisce.

E’ interessante il fatto che con chiunque parli ognuno mi dà un punto di vista diverso dello spettacolo.

Sì, questo spettacolo è totalmente suscettibile di interpretazioni da diversi punti di vista a seconda da dove si guarda la storia: il nostro regista ne ha una, io un’altra, se chiedi a Cristian magari te ne darà un’altra ancora.

Andrea lavora molto con le interrogazioni dei personaggi. “secondo te perché fa questo?”, ma ci tiene che le risposte siano personali, che ognuno porti la propria verità.

Tra di noi ci prendiamo in giro facendo dire ad ogni personaggio “che spettacolo è L’Ultima Strega”?

E’ la storia di un panettiere che si innamora di una strega, e che poi per amore…

E’ la storia di due giornalisti che scrivono la storia di…

E’ la storia di un giudice – medico che nella sua grande mente illuminista decide di…

E’ la storia di un prete che diventa tale per vocazione, però…

E’ la storia di due giovani che si innamorano…

Non è solo la storia di Anna Goeldi, ma la storia di quel tempo ed è ovvio che la storia di lei comprenda anche tutte queste cose.

Complicato rendere tutto questo in scena.

Andrea ha fatto una scrittura e una regia meravigliose. Ha scritto veramente bene tutti i personaggi.

Nel corso della storia si scopriranno moltissime cose. Gli spettatori alla fine del primo atto fanno ipotesi e ragionano sugli eventi. Fino a quel punto ancora non ci puoi arrivare. E alla fine dello spettacolo ancora ti chiedi: “ma l’ultima strega, chi è?”.

Ringrazio moltissimo Valeria per questa bellissima chiacchierata e vi ricordo che L’Ultima Strega sarà al Teatro Brancaccio dal 27 ottobre 2016. Non mancate! Rimarrete stregati!

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