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Kensington Gardens

Sala Uno Teatro

Dal 25 febbraio al 6 marzo 2016.

 

In occasione delle prove di Kensington Gardens sono riuscito a raccogliere delle breve dichiarazioni dai protagonisti.

Riccardo Morgante – Tommaso De Angelis

Riccardo, tu interpreti Tommaso, il figlio di Elena Salfi Corvini, famosa cantante, con cui ha un rapporto molto conflittuale.

Raccontaci un po’ di lui.

In pieno conflitto tra la sua natura artistica fortemente ribelle e il suo disperato bisogno d’amore e di approvazione da parte di sua madre pop-star, Tommaso, a 25 anni, ha come unica speranza il suo rapporto con Julia, ma lei ha altre aspettative ed ambizioni e questo sarà l’inizio della sua caduta.

Generalmente la musica è una parte importante del mio approccio ai personaggi, per questo ruolo lo è stata ancora di più, essenziale. Tutto è musica per lui, è la sua condanna e la sua via di salvezza. Lavorando sul suo ritmo interiore, la sua emotività, la sua gestualità, sto continuamente trovando dettagli per la sua identità psicologica.  

Tu hai interpretato il ruolo di Salvo in #salvobuonfine, sempre di Giancarlo Nicoletti, un ragazzo emotivamente complesso.

Quali sono le difficoltà e le differenze interpretative tra Salvo e Tommaso?

Salvo e Tommaso sono due personaggi che hanno dentro un “vulcano” pronto ad esplodere. Salvo non si accetta, combatte la sua identità sessuale.

Tommaso invece non vuole accettare la realtà del mondo in cui vive. Salvo è un personaggio più esteriore, ingenuo, le sue scelte sono istintive, dettate dalla sua ignoranza rispetto alla vita, dalla sua immaturità e dalla sua frustrazione sessuale.

Tommaso mentalmente è più maturo, è colto, intellettuale,  ma emozionalmente è rimasto un bambino ferito. Ad entrambi è mancata la figura paterna.

Salvo non sa cos’è l’amore, ne ha una visione distorta e superficiale, Tommaso vive invece un ideale romantico e in fondo cerca un amore utopistico. Entrambi si illudono di risolvere i propri conflitti ma troveranno conforto solo nella ricerca della propria morte.

Salvo era più lontano da me come persona, quindi la difficoltà era trovare nella sua psicologia, qualcosa che mi facesse connettere profondamente con lui. C’è voluto un po’ di tempo, ma una volta trovato, ho iniziato a costruirci il personaggio attorno, con il fisico e con la voce.

Al contrario con Tommaso ho avuto immediatamente una forte connessione, la sfida però è stata separarsi da quello che istintivamente mi portava ad essere più me stesso in scena e quindi ho cercato di guardarlo da un punto di vista esterno, in modo da creare un personaggio tridimensionale e originale. Continuando a lavorare e a divertirmi con entrambi, sto trovando nella loro complessità, sempre più dettagli da esplorare. 

 

 

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