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Intervista a Paola Lavini: la carriera, il cinema, il teatro, la televisione e i progetti.

Foto e video

Paola Lavini è un’attrice e cantante italiana la cui formazione e la cui carriera sono contrassegnate da una spiccata poliedricità. Infatti Paola si forma e lavora su più fronti sempre con la stessa determinazione e passione, riuscendo a distinguersi in ogni ambito.

Formatasi in Italia e in America, prende parte come protagonista a numerosi spettacoli nelle compagnie di musical più prestigiose d’Italia con la direzione, tra gli altri, di Saverio Marconi, Massimo Romeo Piparo e Gigi Proietti. Lavora in vari titoli di prosa diretta, tra gli altri, da Patrick Rossi Gastaldi e Sebastiano Lo Monaco.

Si afferma nel panorama della cinematografia lavorando per alcuni dei più importanti registi italiani conosciuti anche all’estero tra cui: Francesco Munzi, Alice Rohrwacher, Marco Pontecorvo, Marco Tullio Giordana, Pupi Avati, Marco Bellocchio, e, tra gli stranieri, Micheal Radford. Al cinema è protagonista anche di commedie con Vincenzo Salemme, Maurizio Casagrande, Paolo Cevoli, Antonio Albanese.

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Per lei anche fiction televisive: Rome, Boris, Gente di mare, Don Zeno, La squadra, Non uccidere e la serie pluripremiata Il miracolo, un progetto di Niccolò Ammanniti. Vanta collaborazioni canore con il M° Vince Tempera e con un’orchestra di artisti di tutto il mediterraneo, sul tema dell’integrazione e della pace, esprimendosi in varie lingue.

Nel 2018 vince il premio Miglior attrice italiana al Ferrara Film Festival.

Nel 2019 prende parte a L’isola del Perdono, di Ridha Behi, con Claudia Cardinale, e al progetto internazionale The big other per la regia di Jan Schomburg.

È nel cast del film Anima bella, opera seconda di Dario Albertini girata in Centro Italia e in Maremma,le cui riprese sono terminate a gennaio 2020.

Paola Lavini è madrelingua italiana ma recita anche in inglese, francese, tedesco e spagnolo. Inoltre, è in grado di recitare in numerosi dialetti italiani (romagnolo, calabrese, campano…)

Recentemente è protagonista del film Volevo nascondermi, pellicola sulla storia del pittore Antonio Ligabue, in cui è diretta da Giorgio Diritti.

Ho il piacere finalmente di mettere nero su bianco alcune delle lunghe chiacchierate che ci siamo fatti nel tempo durante i nostri incontri tra uno spettacolo e l’altro.

Paola, il tuo è un ricco e variegato percorso professionale composto da esperienze diverse: prosa e musical a teatro, televisione, cinema e canto. Sei riuscita ad affermarti con grande successo in ognuno di questi ambiti. Arrivando dal teatro e, soprattutto, dal Musical, hai mai trovato resistenze nei tuoi confronti negli altri settori dello spettacolo? 

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Diciamo che sento che in Italia è un po’ difficile concepire l’artista a 360 gradi. Cioè o fai musical o fai cinema…o… e se fai tutto spesso mi sono sentita dire “ma tu sei come gli americani”. Credo solo che non si sia abituati, oggi.

Certamente trovo che in generale, ad esempio, che le persone di teatro di prosa non vanno a vedere musical e viceversa. Il cinema frequenta il cinema, il musical appunto il musical e così via.

Per me è un po’ complesso perché si tratta proprio di conoscere tante persone, di tanti settori che sembrano quasi appartenere a “mondi diversi”.

Oggi che faccio più cinema qualcuno mi ha detto “tu che sei uscita dal musical…” . Oppure al cinema non sanno che vengo dal musical, che canto, etc. 

Il film Volevo nascondermi è stato presentato in concorso alla 70esima Berlinale dove Elio Germano ha vinto l’Orso d’argento come Miglior Attore per la sua interpretazione dell’emarginato e solitario pittore. Vuoi raccontarci come è stata questa esperienza e come avete vissuto la premiazione di Elio Germano come miglior attore? Ve lo aspettavate?

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Sono molto legata alla filmografia di Giorgio Diritti e l’ho “inseguito” per anni. Ho amato molto questo incontro e questo set dove sono tornata anche alle mie radici, al mondo dei miei nonni paterni. Amo la pittura, dipingo e quindi mi sono immedesimata anche in Ligabue, nel suo percorso artistico e di vita così sofferto, ma così vero, sudato, voluto. Il talento che urla al mondo, nonostante tutto . E Poi mi sono rapportata con la bravura di Elio Germano, con la sua persona, che stimo da sempre. E’ stimolante lavorare con attori bravi. Ti rende più brava. Quindi io ho tifato per il film in generale a Berlino e per Elio. Io personalmente ci ho sperato nella vittoria.  

Volevo nascondermi è uscito nelle sale il 4 marzo, lo stesso giorno in cui, a causa dell’emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus, il Presidente del Consiglio Conte con un Decreto imponeva il distanziamento sociale nei cinema e nei teatri. Il film è rimasto in sala quattro giorni, poi la situazione è degenerata e i cinema e i teatri sono stati chiusi.

Cosa ne sarà del film?

Non lo so precisamente, anche perché la situazione cambia di giorno in giorno e quindi credo sia difficile programmare le uscite nelle sale. Spero che questo momento di “freeze”, di sospensione per tutti e di tutto, porterà poi a riaccoglierlo come se ci fossimo solo fermati, senza accorgercene e quindi come se fossimo appena tornati vincitori da Berlino. 

Oggi, nonostante la situazione di criticità e serrata totale (anche se al momento qualcosa sta riaprendo), sei impegnata in un progetto molto interessante. Stati girando un film da casa dal titolo Il cinema non si fermaDi che progetto si tratta? Con quali mezzi lo state realizzando?

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La trovo un’idea geniale di Ruggiero de Virgiliis che ha messo in piedi “una macchina cinematografica”. E’ un vero e proprio film con sceneggiature, regista, direttore della fotografia, reparto costumi, tutto a distanza, cioè da remoto. Ti spiego.

Stiamo girando da casa. Casa mia  proprio. Ognuno da casa propria. Ci riprende con lo smartphone chi vive a casa con noi (compagno, figli, zia, nonna..), sotto le direttive di Marco Serafini alla regia e Daniele Muscolo direttore della fotografia che ci seguono via Skype.

E’ importante dire che il ricavato sarà devoluto alla Protezione civile, nessuno di noi percepisce nulla.  Uscirà a breve proprio perché parliamo di noi, delle situazioni che stiamo vivendo, ma in chiave comica, ovvero ridendo dei limiti che tale situazione dettata dal virus ci pone e impone. Un po’ come ridere dei nostri difetti. L’intento è quello anche di regalare un sorriso. Insomma il cinema come funzione sociale e costruttiva.

A oggi, una delle ipotesi al vaglio è quella di riaprire i cinema e i teatri a dicembre 2020, mantenendo il distanziamento sociale. Quale pensi che sarà il futuro di questi due settori di vitale importanza per la cultura e l’educazione di un Paese, oltre che sostentamento di migliaia e migliaia di lavoratori dello spettacolo?

Aiuto! Non lo so. Anzi sono un po’ impaurita o forse arrabbiata per  questo silenzio da parte del Governo circa eventuali possibili soluzioni di emergenza ovviamente.

Sarà possibile girare un film mantenendo il distanziamento sociale? E recitare su un palco?

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Un film, sì, secondo me sarà possibile, ovviamente in un clima comunque di limitazioni  e controlli (del resto le trasmissioni tv in onda ora stanno continuando con questo tipo di “regime”).

Probabilmente all’inizio si dovrà girare in luoghi chiusi, in modo da evitare contatti con persone dall’esterno. Sul teatro ho più perplessità, ma penso che si potrebbe magari ripartire con dei monologhi o delle letture, in modo da non avere troppe persone che interagiscono sul palco.

Sarà possibile e semmai come sarà possibile mantenere il distanziamento sociale nelle sale cinematografiche e nei teatri?

Al cinema era già stato “testato” per quattro giorni prima del lockdown dell’Italia intera, ed è stato possibile. Quindi si può fare. Poi secondo me le persone stesse, un po’ come si fa nei supermercati ad oggi, faranno più attenzione ad avvicinarsi. Ci voglio sperare e credere.

Cosa ci aspetta e cosa aspetta voi, lavoratori dello spettacolo che di Arte vivete?

Domanda di riserva? E’ veramente una nebulosa. Già è difficile in tempi normali. “Io penso positivo perché son vivo, perché son vivo” citazione molto pop. Bisogna mantenere lucidità e testa nella gioia e poi…

Cosa pensi che lo Stato debba fare e cosa voi artisti, noi addetti ai lavori e pubblico appassionato potremmo fare per salvare il cinema e il teatro e chi ci lavora?

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Lo Stato deve dare risposte, e subito, circa i tempi e le regole da adottare. Si deve interessare di questo settore, nominarlo.

Poi ci si rimboccherà le maniche e si agirà di conseguenza con idee nuove, ma partendo da una chiarezza.

Inoltre, deve pensare a sovvenzioni plausibili. Smettere di tagliare fondi alla cultura (oltre che alla sanità) che come vedi oggi si fanno sentire. Smettere di pensare che “con la cultura non si mangia.”

Ricordi questa frase? Mi piacerebbe che anche il pubblico si rendesse conto che dietro a un film o a una pièce teatrale c’è il lavoro di tante persone, di tante famiglie, e di tanti anni. Che non è tutto oro quello che luccica.

Cosa pensi di questi tentativi di teatro on line che stanno occupando i social e i canali dei teatri?

 I tentativi di teatro online ben vengano, ma quelli con progetti ben studiati, fatti ad arte, fatti  pensando ad un prodotto da vendere quindi prevedendo un pagamento per la visione.   

Ringrazio Paola Lavini per questa bella e ampia chiacchierata e insieme vi lanciamo un invito per degli incontri in diretta su Facebook.

Seguite la mia pagina Facebook, Flaminio Boni – Un Posto In Prima Fila e quella di Paola Lavini e sarete informati.

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Le foto in abito bianco sul Ponte della Musica a Roma è  di Alessandro Bachiorri (particolare in copertina)