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Pugliese, di origini contadine, votato ad una filosofia semplice e profonda, ricca di umana spiritualità, Michele Paulicelli è un uomo straordinariamente normale.

Personalmente sono cresciuto con il mito di Michele Paulicelli e il suo San Francesco in Forza Venite Gente che è stato il mio primo musical in assoluto, visto dal vivo e in VHS decine e decine di volte e cantato ancora più spesso.

Dopo 35 anni anni Forza Venite Gente è ancora uno dei Musical più rappresentati in Italia e quest’anno torna al Teatro Marconi di Roma con Michele Paulicelli sempre nei panni di San Francesco e Roberto D’Alessandro in quelli di Pietro di Bernardone, padre del Santo.

In occasione delle prove generali, ho avuto modo di parlare con Michele e di poterlo intervistare per poter finalmente chiedere quelle cose che da più di vent’anni avrei voluto chiedergli.

Michele arriva a Forza Venite Gente dopo una importantissima e lunga esperienza con i Pandemonium, un gruppo di musica-spettacolo che contava una venticinquina di artisti, tra cantanti, musicisti e ballerini, tra i quali Gabriella Ferri, Dario Farina, Giorgio Bettinelli e Amedeo Minghi, affiancati da famosi autori e arrangiatori come Piero Pintucci e coreografi come Franco Miseria.

Dei Pandemonium Michele dice:

Era un grande gruppo, una bellissima esperienza dal punto di vista formativo discografico; sperimentavamo tante cose, si suonava tutti i giorni. Eravamo una comunità artistica.

Poi una vita passata in mezzo ai giovani e per i giovani; Michele si ritrova sempre a lavorare a grandi eventi di teatro musicale destinati a creare momenti di grande aggregazione tra i giovani.

Si è trattato di un progetto di vita?

Non è che abbia deciso di dedicarmi ad opere religiose per principio; mi ci sono trovato. Alcuni lavori sono stati commissionati, in altri mi sono imbattuto per istinto, perché mi piaceva raccontare quelle cose.

Non è stato, però, un progetto di vita; prima di Forza Venite Gente, San Francesco lo conoscevo perché avevo visto qualcosa del film della Cavani.

L’occasione venne a seguito di un viaggio ad Assisi con un mio amico, Renato Biagioli; pellegrino di un giorno, sono stato colpito dalla figura di Francesco e ho visitato qualcosa di quei luoghi francescani.

Tornando a casa insieme a quel mio amico è nata un’idea così, immediata, di fare qualcosa; io ero già musicista e pensammo di fare qualcosa su San Francesco.

Lui era più addentrato nella vita parrocchiale, era più praticante e fu entusiasta della proposta; io ero più distaccato dall’ambiente, frequentavo, ma con distacco.

Trovavo spazio in altri ambienti, anche politici, pur non condividendo l’orientamento, ma i miei amici erano lì.

Abbiamo cominciato a scrivere le canzoni senza sapere nemmeno cosa ci avremmo fatto, solo con la voglia di creare.

Poi ci venne in mente che ad Assisi ci sono almeno un migliaio di negozi di souvenir; avremmo potuto incidere le cassette e darle in conto vendita ai negozianti.

Registrammo solo chitarra e voce, in maniera semplice, per mantenere la freschezza e la semplicità del messaggio.

Anche i testi sono tuoi?

Ad alcuni ho collaborato; la scelta dei temi è mia, ma ho curato di più le musiche.

Insomma abbiamo inciso queste sette/otto canzoni facendole ascoltare agli amici e restavano tutti entusiasti. Piacevano. Quindi ero incoraggiato a farle sentire ad altre persone.

Poi col mio amico Renato Biagioli, pensammo che questo lavoro meritasse qualcosa di più e cominciammo a vedere in giro ad Assisi. Scoprimmo che da lì a un anno sarebbe stato l’anniversario della nascita di San Francesco e il progetto piacque subito moltissimo, ma ascoltando i pezzi volevano farci rimettere le mani ai testi per dargli una profondità maggiore, però il progetto piaceva moltissimo.

Io non avevo voglia di rimetterci le mani, quelle canzoni e quelle musiche erano nate così ed e erano belle così. Avrei potuto aggiungere brani, ma non modificare .

Non me la sentivo di fare una cosa molto forte culturalmente che poi sarebbe rimasta lì, limitata all’incontro di un’unica occasione. Non sono un accademico, sono un autodidatta, quindi non sono in grado di stare lì a strutturare troppo: piuttosto cambio tutto, non mi metto ad aggiustare.

Poi abbiamo trovato le Paoline che erano interessatissime, ma non disponevano di un grande budget. La loro proposta fu veramente bassa, ma quando la proposi ai miei amici musicisti furono ben felici di accettarla.

Successivamente è avvenuto l’incontro con  Castellacci che è stato un po’ il papà e il produttore di Forza Venite Gente, che si innamorò di questa cosa e abbracciò la causa.

Da lì ci siamo messi in moto e lasciando i brani già scritti, Perfetta Letizia, Laudato sii, Il Natale, Sorella Provvidenza, con lui abbiamo aggiunto altri brani.

Castellacci disse di voler fare una prova di 15 giorni, poi divennero 30 e adesso sono 35 anni che Forza Venite Gente viene rappresentato in Italia e all’estero, annoverando più di 3500 repliche.

Forza Venite Gente viene portato in scena ogni volta  nella versione originale senza adattamenti; è sempre attuale, per i giovani degli anni’80 come per quelli del 2000 e quelli di adesso.

Dopo tutti questi anni, qual è il segreto del successo di Forza Venite Gente?

Io non posso cambiare nulla di Forza Venite Gente; ormai la gente lo conosce così bene che lo vuole così. Quando cantiamo 24 piedi siamo, il pubblico conta se i frati siano dodici o no.

Oltre al grande tema della Fede, c’è un’altra grande chiave di lettura in Forza Venite Gente che è il rapporto tra padre e figlio. Un tema in cui ci si ritrovano tutti; anche nei migliori rapporti lo scontro, il contrasto tra padre figlio c’è sempre.

Il figlio vuole tutto, vuole conoscere tutto e il padre pensa di saper dire, saper gestire con l’esperienza e poi invece non è facile fare il padre.

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Parlando di Forza Venite Gente è inevitabile ricordare il grandissimo Silvio Spaccesi, Pietro di Bernardone.

Ho lavorato con Silvio per dieci anni. Lavorare con lui è stata una grandissima opportunità artistica; il nostro connubio è stato ottimo ed era evidente. Umanamente è stato difficile, ma siamo riusciti a stare insieme per dieci anni.

Silvio dava l’idea, a volte, di andare un po’ per conto suo.

Silvio è stato un grande, ma spesso si è danneggiato da solo; in tanti lo consideravano grande e volevano lavorare con lui: Albertazzi, Strehler e tanti altri. Invece ha scelto una strada autonoma; ha sempre lavorato da solo.

Con Forza Venite Gente era scritturato, altrimenti si è sempre mosso solo: aveva un suo seguito, molto affezionato, però era limitato a Roma e dintorni e nelle Marche. Questa sua voglia di strafare sul palcoscenico lo ha portato a questi limiti, mentre lui era forte proprio. Lui ha raggiunto la perfezione di Forza Venite Gente già alla ventesima replica: la gente piangeva. Poi, quando si è impadronito del testo andava a ruota libera e questo strappava la risata, ma a lungo andare questo suo dilungarsi poteva risultare pesante.

Però è stato un grande.

La gente veniva nei camerini ci abbracciava, ci ringraziava, piangeva rideva, si è creata una grande magia col pubblico sempre.

Per te che cosa significa interpretare ancora San Francesco?

E’ un’ emozione sempre nuova, si rinnova continuamente. Crescendo di età anche il pubblico si rinnova, ragazzi che non l’hanno mai visto, ma anche generazioni che si passano il testimone, genitori che lo hanno visto e amato e che ora portano i figli a vederlo e questo è sempre inaspettato, non succede con tutte le cose che uno fa artisticamente.

E’ un lavoro di cui si sono appropriati i gruppi parrocchiali, lo hanno fatto proprio e ora va avanti da sé.

C’è una canzone o una scena a cui sei particolarmente affezionato o che ti piace fare in maniera particolare?

Guarda non un brano ad effetto, ma, forse, il più tranquillo: Perfetta Letizia, che è anche il più significativo.

Forza Venite Gente è il capolavoro, lo spettacolo che è in scena da 35 anni, però tu hai composto moltissimi altri spettacoli a tema religioso.

Sì, c’è dentro di me un moto d’animo profondo, ma non l’ho fatto per scelta di fede. Tengo d’occhio sempre la semplicità, l’immediatezza, senza andare a cercare chissà che cosa e ho sempre cercato di creare momenti di aggregazione tra i giovani.

Ho scritto tantissime opere per ragazzi e musiche per le Edizioni Paoline; anche sigle di cartoni animati con l’Antoniano di Bologna.

Poi i Musical: Sulla via di Damasco; Angeli; Rosa più strana non c’è, sulla figura di Rosa Venerini; Madre Teresa; Giovanna d’Arco; E sulle onde viaggiò, sulla figura di San Francesco di Paola; Come un girasole, su Santa Paola Frassinetti; Il Sogno di un prete, sulla vita di Beato Vincenzo Grossi. Ora sto lavorando ad uno spettacolo su Suor Teresa Verzeri.

Quindi sempre in fervente attività Michele Paulicelli grandissimo musicista che nella sua semplicità ci racconta storie straordinarie.

Ringrazio infinitamente  Michele per questa bella chiacchierata e vi ricordo che Forza Venite Gente sarà al Teatro Marconi di Roma fino al 21 febbraio 2016.

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