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INTERVISTA A IVAN ALOVISIO PER UN GABBIANO

Ivan Alovisio è nato a Torino nel 1982. Nel 2008 si diploma come attore professionista alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano fondata da Giorgio Strehler e diretta da Luca Ronconi.

Ha partecipato a diversi stage di recitazione e danza e ha interpretato diversi ruoli in spettacoli quali Il Misantropo di Moliere – Regia di E. D’Amato; Amleto di Shakespeare – Regia di E. D’Amato; Il Gabbiano di A. Cechov – Regia di E. D’Amato; Rose d’autunno ( Il Gabbiano, Zio Vania, Il giardino dei ciliegi, Tre sorelle) di A. Cechov – Regia di E. D’Amato; Il Mercante di Venezia – Regia di L. Ronconi; I Demoni di F. Dostoevskij –  Regia di P. Stein, Teatro Stabile di Torino; Il re muore di E. Ionesco  – Regia di P. Carriglio, Teatro Biondo Stabile di Palermo; Farhenheit 451 di R. Bradbury – Regia di Luca Ronconi, Piccolo Teatro di Milano.

Per il cinema ha lavorato in Noi Credevamo – (Gallenga) – regia di Mario Martone.

Ha vinto il Premio Hystrio alla Vocazione teatrale nel 2008.

Ivan è tra i protagonisti maschili di Un Gabbiano, la prima regia di Gianluca Merolli che ha esordito, riscuotendo consensi, a Napoli in occasione del Napoli Teatro Festival a giugno del 2014 ed è approdato a Roma, al Teatro Sala Uno, nell’ottobre dello stesso anno, confermando e rinnovando il successo di critica e pubblico.

 

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Foto di Roberto Marchesini

Ivan, tu sei entrato in Un Gabbiano l’anno scorso con le date di Roma. Come è avvenuto il tuo incontro con Gianluca Merolli?

Gianluca molto carinamente mi ha cercato per la ripresa dello spettacolo  chiedomi se avevo piacere di fare una sostituzione : quella di Trigorin appunto.  Il nostro primo vero incontro è stato alla lettura del testo qualche giorno prima delle prove ufficiali . Prima solo qualche telefonata.

Interpreti Trigorin, uno scrittore schivo che rifugge il successo che lo ha investito. Un uomo debole, letterato ossessionato dalla scrittura. Parlaci del tuo personaggio e di quello che ci hai messo tu.

Beh Trigorin notoriamente è uno scrittore di metodo più di talento, partirei da qua.

Anche  in questa messa in scena abbiamo sottolineato e messo in risalto i suoi tratti peculiari : la mollezza d’ animo, un certo fascino, un carattere ossessivo rispetto allo scrivere , e un desiderio (che diventa sempre più impellente) di incontrare quella giovinezza che la vita gli ha negato a tempo debito, un opportunista. 

Io ho assistito alle prove l’anno scorso e ho visto il tuo impegno e i tuoi sforzi per entrare nel personaggio e farlo tuo. Qual è stata la cosa più difficile?

Sicuramente non aver avuto il tempo per le prove. Come ho detto ho effettuato una sostituzione, di conseguenza per quanto i miei compagni e Gianluca mi abbiano accolto magistralmente , la sensazione che mi mancasse un pezzo di strada  me la sono portata appresso per un pó. Credo però di averla superata nelle repliche. 

Quale la sfida più affascinante?

Entrare in un immaginario lontano dal mio. Penso sia alla fine una vera forma di estensione di se. 

Trigorin ha una relazione con l’Arkadina, interpretata dalla grandissima Anita Bartolucci. Come è stato lavorare con una grande artista come lei? Ti ha guidato, consigliato?

Anita è un attrice grandiosa, e dedita al suo lavoro in maniera esemplare e molto molto generosa. Mi ha stupito la sua grandissima umiltà e capacità di ascolto. 

Direi un bellissimo incontro artistico. Peraltro vedevo i suoi spettacoli con ammirazione ancor prima di iniziare a pensare di fare questo mestiere, quindi una grande emozione. 

 Il Gabbiano di Cechov è, tra le altre cose, un testo sul Teatro. Trigorin è uno scrittore affermato che va incontro ai gusti del pubblico, Konstantin, invece, è alla continua ricerca di nuove forme. Quanto è attuale ancora oggi questo testo? Dove sta andando il teatro italiano? Di cosa avrebbe bisogno?

Questo testo è un capolavoro senza tempo.  E non aggiungerei altro. 

Per quanto riguarda il teatro italiano penso che ci siano molti fermenti ma isolati, persone capaci e preparate, ma che alle solite non sono supportate da un sistema politico, economico e produttivo in grado di incentivare e sviluppare i talenti,che per sua innata costituzione questo paese produce. Siamo talentuosi  e peracottari in egual misura. È un pó un problema. 

Di cosa avrebbe bisogno? Di capire bene nel proprio intimo innanzitutto se la cultura è ancora una risorsa oppure no , e subito a seguire quanta voglia si ha di  crescere.  

Perché se non se ne ha non è mica un problema ,bisognerebbe però avere il coraggio di far crollare definitivamente la baracca . Ma mi sembra che ci siano troppi interessi a mantenersi nel limbo. 

 Ringrazio Ivan per la disponibilità e vi ricordo che il Gabbiano sarà in scena a Roma, al Teatro Sala Uno dall’8 al 17 ottobre 2015. Non perdertelo!

 

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Foto di Roberto Marchesini

 

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