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Fabrizio Checcacci, cantante, attore e autore tra i più attivi dell’area toscana. Hai preso parte a moltissimi musical: Tosca di Lucio Dalla (Spoletta), Mamma Mia della Stage Entertainment, Jesus Christ Superstar con vari ruoli e per diverse compagnie, tra cui la Compagnia della Rancia (manca solo il Jesus di Piparo!), Pinocchio dei Pooh (Gatto), W Zorro, Beggar’s Opera (Lockit), Opera da tre soldi (Brown la tigre), Rocky Horror Show e Sister Act e non li ho citati tutti!

Hai inoltre curato la regia dell’ Orlando Tarantato, di Rent, e di Scusami se non parlo d’amore.

La tua carriera artistica, però, comincia come cantante rock: sei stato, infatti, per sei anni, voce dei Killer Queen, tribute band ufficiale dei Queen.

Sì. Mi piace ricordare che vengo dal rock duro, suonato nei locali. Da lì, poi, la passione del teatro mi ha portato a fare altro e oggi mi dedico alla Commedia dell’arte.

Da cosa è dettato questo passaggio? Si tratta di un cambiamento di animo e disposizione o di un’evoluzione naturale delle cose?

Da entrambe le cose. C’è da dire che più andavo avanti, più sentivo la  necessità di trovare le radici di quello che stavo facendo ed è stato inevitabile  tornare al teatro classico.

Nel mio caso, non avendo frequentato scuole di teatro, il ritorno alle origini è avvenuto con la Commedia dell’arte perché lavoro con persone specializzate in Commedia dell’arte. Inoltre faccio molto teatro storico sociale: ho scritto spettacoli sulla storia d’Italia, di Firenze, molto divertenti, è un argomento che mi piace molto.

Con la mia compagnia, La macchina del suono,  nata a Firenze, stiamo facendo Commedia  dell’arte e la stiamo portando all’estero: siamo andati in Costa Rica e quest’estate andremo in Brasile e forse negli Stati Uniti.

Poi con Pamela Villoresi sto facendo uno spettacolo di prosa particolare: si chiama Un castello nel cuore e parla di Santa Teresa D’Avila.

Il mondo della prosa è particolare. E’difficile entrare nella prosa classica se non vieni dalle scuole di teatro. 

Io ti ho conosciuto in Appuntamento al buio, che è ancora un’altra cosa: un musical nuovo, con una struttura a sé, particolare, innovativo, diverso.

Sì. C’è da dire che rispetto a tanti musical è molto recitato.

Inoltre per questo spettacolo abbiamo formato una piccola compagnia di attori che si auto produce e in questo ritroviamo un matrice in comune. 

So che tornerà presto. Tu ci sarai?

Certo! Faremo una quindicina di date in giro per l’Italia: una settimana a Roma, poi Venezia, Cento, poi la provincia di Pisa, e altre date. 

 

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Parliamo di Dignità Autonome di Prostituzione, il bellissimo spettacolo di Luciano Melchionna, nato da un format di Luciano e Betta Cianchini. Come è avvenuto l’incontro con Dignità? È la prima volta che lo fai?

Sì. E’ avvenuto, come succede spesso, in maniera casuale e non,  nel senso che la produzione di Firenze aveva segnalato alla produzione napoletana dei nomi di attori locali, abbiamo fatto un’audizione e Luciano Melchionna ha scelto sette attori locali tra cui me.

La cosa bella di Dignità è che Luciano cerca anche artisti locali da affiancare a quelli storici che fanno parte dell’ampia compagnia, dando la possibilità di esprimersi.

A proposito delle audizioni, in una mia recente intervista, Luciano Melchionna, si è soffermato molto sull’importanza del provino  e sul fatto che i suoi durano almeno mezz’ora se non quarantacinque minuti, per rispetto all’artista che si esibisce e per avere il tempo necessario per capire chi si ha davanti, anche mettendolo in difficoltà. Come è stato il tuo provino?

Il mio è stato da quarantacinque minuti (ride).

Luciano è un autore, prima che regista, che ha le idee molto chiare sopratutto nell’approccio e devo dire che nel mondo che ho conosciuto io della prosa è uno di quelli che ti mette volontariamente e giustamente più in difficoltà proprio per scegliere poi quello che vuole.

E’stato un provino molto, molto intenso, anche perché Dignità è uno spettacolo intenso. Non è uno spettacolo di forma o di maniera quindi ha bisogno di intensità .

Sono molto contento che mi abbia scelto: visto come faceva le audizioni vuol dire che cercava proprio una cosa che ha trovato in  me. 

Conoscevi già Dignità come spettatore?

Conosco bene Dignità perché mi sono documentato e ho amici che lo hanno fatto, ma non sono mai riuscito a vederlo perché ogni volta ero altrove a lavorare. Lo avrei visto molto volentieri. Poi è capitato che Luciano volesse attori locali: non pensavo li potesse scegliere in zona. E’ una sua filosofia in parte di contaminare il cast con persone di zona.

Si può dire qualcosa sul tuo monologo? È legato alla tua provenienza fiorentina?

No, non posso dire niente. Posso giusto dire che non è legato ad alcun aspetto territoriale. E’un monologo abbastanza universale a livello di contenuti, non strettamente legato né alla mia fiorentinità, né alla mia figura. E’ un monologo di Luciano molto, molto bello. 

So che al momento state facendo le prove su Skype.

Sì stiamo sfruttando la tecnologia per la lettura dei testi. E’ bello sfruttare le nuove tecnologie per essere in comunicazione. Faremo le prove a gennaio, ma in questo modo abbiamo la possibilità di confrontarci prima . 

Cosa vuoi dire ai tuoi concittadini per invitarli a venire a vedervi?

Ti dico la verità. Per lo meno per Firenze credo sia importante far capire che Dignità è uno spettacolo assolutamente innovativo nella struttura, nella forma e nella tipologia di contatto tra pubblico e attori. Tanti lo pensano come La Fura dels Baus (compagnia teatrale catalana le cui rappresentazioni sono azioni teatrali estreme, installazioni provocatorie, oppure lavori teatrali sempre volti alla stimolazione del pubblico cercando di provocarne spesso lo shock emotivo)  che per me è più forma che contenuto.

Per Dignità si rischia di farsi deviare dal titolo e di pensare che sia qualcosa di sessuale. Invece si tratta di uno spettacolo in cui si creano dei momenti in cui l’attore ha un estremo scambio con il pubblico che lo guarda, che siano una, tre o cento persone e credo sia la cosa più bella.

La famosa quarta parete del teatro qua non solo non esiste, ma non è proprio concepibile e quindi la verità in un attore diventa la cosa più importante. 

Canterai?

Credo di sì. Non è previsto nel monologo, ma credo di sì, perché in fondo è stata la base della mia audizione. Credo gli sia piaciuto anche come canto.

Mi fa piacere aggiungere una cosa: un’allieva della nostra accademia di musical di Firenze è stata scelta anche lei per Dignità. Si tratta di Carolina Gonnelli.

Sono felice che pur essendo una allieva attrice abbia  colpito Luciano. Parlando di verità dell’attore quando si fa un prodotto teatrale come Dignità, a volte la tecnica può essere qualcosa che blocca la verità e in questo caso Luciano ci ha visto lungo e ha visto in Carolina, che secondo me ha potenzialità enormi, tanta, tanta verità dentro e questo è quello che si può dire dello spettacolo a chi verrà a vederlo: che ci crederà. Non c’è il dubbio di andare a vedere qualcosa in cui devo mettermi ad analizzare un sottostesto: no, è uno spettacolo vero e le persone non rischieranno di annoiarsi. 

Ringrazio Fabrizio per questa intervista e vi ricordo che Dignità Autonome di Prostituzione vi aspetta all’Obihall di  Firenze dal 13 al 15 gennaio 2017.

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