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Recensione di Gabriele Cantando Pascali

Gabriele Cantando Pascali

È andato in scena al Teatro Vittoria di Roma Giulietta e Romeo della compagnia Balletto di Roma con le coreografie di Fabrizio Monteverde.

Il coreografo sposta l’azione da Verona in un sud “buio e polveroso” che forse richiama più un luogo dal sapore orientale, privato dei colori mediterranei in una scenografia volutamente tendente al dark che conferma, come già in altre messe in scena del coreografo, il suo tratto distintivo, il suo “lato oscuro”. Un muro “decrepito“ evoca il conflitto mondiale appena trascorso, muro che aprendosi e lasciando passare spiragli di luce/colore prelude ad una rinascita/ricostruzione.

È certamente questo un Giulietta e Romeo dove la donna ha il potere assoluto in una società apparentemente maschilista: Monteverde infatti inverte i due nomi dell’opera così da far primeggiare Giulietta, paladina di tutte le donne della tragedia.

Interessante l’interpretazione di Monica Lepisto nel ruolo della madre di Romeo: il coreografo la pone su di una sedia a rotelle che per nulla impedisce al personaggio di essere energico ed avere il controllo delle vicende con tratti e gestualità quasi militareschi.

Donne personaggio tutte forti e con pieno potere decisionale sugli uomini, prima tra tutte Giulietta, interpretata dall’immensa Azzurra Schena, capace di portare in scena tanto la delicatezza dell’adolescente, quanto la forza e la sensualità della donna innamorata e decisa a conquistare Romeo. Eccellenti nella Schena la tecnica e l’uso sapiente della mimica facciale, caratteristica questa che attribuisce a pieno titolo all’artista la qualifica di “danzattrice”; nella scena del balcone è lei che scende, quasi acrobaticamente, per raggiungere un timido e forse poco intraprendente Romeo.

In netto contrasto con i costumi scuri di quasi tutti gli altri personaggi, Giulietta è l’unica a indossare un costume candido, una luminosità epidermica quella di Giulietta, a volte quasi distraente.

Buona anche la performance dell’ensemble, più vigorosa rispetto ad altre produzioni che hanno coinvolto questa nuova formazione della compagnia.

Paolo Barbonaglia, Romeo certamente più virtuoso in questa esecuzione ma, purtroppo, ancora carente dal punto di vista espressivo. Degni di nota invece Vincenzo Carpino nel ruolo di Paride, Riccardo Ciarpella nel ruolo di Mercuzio e Kinui Oiwa, danzatori questi certamente meritevoli di ruoli più di rilievo.

Per concludere, in un panorama in cui le messe in scena coreografiche sono spesso naftaliniche, tutto il mio plauso va a Fabrizio Monteverde, uno dei migliori coreografi nel panorama nazionale, per il coraggio dell’innovazione, per la scelta giusta delle drammaturgie che manipola audacemente senza sconvolgere troppo le scritture originali, per l’abilità di far danzare/recitare anche braccia, mani e dita, per la capacità di regalarci con le sue personali mise en scène, momenti di grande suggestione.

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