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Uomo senza meta

Teatro Argentina

17 ottobre 2020

Il Teatro Argentina apre la stagione 2020/2021 con il testo di Arne Lygre Uomo senza meta, con la regia di Giacomo Bisordi, uno spettacolo intenso e coinvolgente sulle derive esistenziali del capitalismo e sulle conseguenze che esso può avere sui comportamenti umani, sulla capacità di cambiare la gente e manipolare le persone in virtù del profitto e del successo.

Uomo senza meta è un dramma umano, prima che politico ed economico, che, in maniera schietta e brutale, ma anche subdola, mette di fronte alla condizione di isolamento e solitudine dell’essere umano e ai variegati e diversi stati di animo che la necessità di relazione comporta.

Peter è un imprenditore che decide di vendere tutte le proprie attività per investire nella costruzione di una città su un fiordo norvegese. Per lui la vita è un costante processo di acquisizione e vendita in cui trova gioia e soddisfazione: non è il possesso ad entusiasmarlo, quanto la possibilità e il rischio, riuscire a creare ciò che ancora non c’è, sapendo di poter perdere tutto.

Trent’anni dopo, Peter si ritrova, morente, nella sua città ormai rigogliosa e florida, circondato da una famiglia: persone senza nome, ma appellate nel loro ruolo di ex moglie, fratello e figlia. Chi sono queste persone senza nome? Da dove vengono?

Uomo senza meta racconta di un individualismo esasperato che porta il singolo a circondarsi di persone che interpretano un ruolo da egli stesso affidato, in un gioco di dominazione e sottomissione a cui gli individui a loro volta decidono di sottoporsi per il profitto.

In questa analisi sconcertante, Lygre mette in risalto il fallimento del capitalismo come forma di vita unica e assoluta.

Peter vive una realtà inventata che è reale, in quanto esiste in quel momento, ma falsa perché non risponde a criteri di verità in senso stretto. La sua famiglia è una non famiglia, sono individui disperati, probabilmente essi stessi soli o votati alla solitudine in nome del guadagno e che a loro volta vivono una vita falsa, ma reale.

Non è un sogno, non sono proiezioni: sono esseri umani reali che fingono consapevolmente di vivere una realtà, creandone, però, dei simulacri. O, forse, è la realtà, che già falsa, crea individui non autentici.

Quando con la morte di Peter il gioco termina, ecco che i personaggi cambiano abito, svestono i loro ruoli e restano soli, in balia del nulla, sprofondati nella solitudine, dimentichi di chi fossero prima di tutto questo, nella disperata ricerca di un’altra realtà (falsa) qualsiasi da poter vivere.

Anche quando compare la sorella di “fratello”, lo spettatore non sa se sia il nuovo personaggio di un’altra storia falsa a cui si sta dando il via, o davvero l’elemento di una realtà che reclama il valore di verità per se stessa.                               

Di fronte alla vastità della solitudine, che trova eco nella disperazione,  eliminata ogni possibilità di condivisione, l’individuo si accorge di non essere nessuno né per se stesso né per gli altri, di non esistere realmente seppure vivo in un mondo reale. E’ l’alienazione più piena, frutto del capitalismo più spinto, che ha consentito all’individuo di essere manipolato fino a scordarsi di se stesso e del proprio nome.

Uomo senza meta di Bisordi, tradotto da Graziella Perin, porta in scena tutto questo con una lucidità disarmante e allo stesso tempo una follia pungente. E’ continuamente aperto il gioco tra realtà e finzione, tra finto e vero, ogni volta con diverse sfumature.

La regia di Bisordi sfrutta la grande profondità del palco del Teatro Argentina per enfatizzare la solitudine e la disperazione dei protagonisti sondandone gli abissi.

All’inizio operai/tecnici “costruiscono” la scena come un set su cui recitare ognuno la propria parte nel sistema; alla fine, con la morte di Peter, le pedane vengono smontate, la scena è deostruita, lasciando che i personaggi  vaghino in uno spazio ampio e vuoto, senza appigli.

Giacomo Bisordi dirige un bellissimo cast, ottimamente composto e ogni elemento apporta un contributo fondamentale alla resa complessiva: Francesco Colella, Aldo Ottobrino, Monica Piseddu, Anna Chiara Colombo, Silvia D’Amico, Giuseppe Sartori.

Uomo senza meta
di Arne Lygre
traduzione Graziella Perin
regia Giacomo Bisordi
con Francesco Colella (Pietro), Aldo Ottobrino (Fratello), Monica Piseddu (Moglie), Anna Chiara Colombo (Figlia), Silvia D’Amico (Sorella), Giuseppe Sartori (Proprietario/Assistente)

costumi Anna Missaglia – luci Vincenzo Lazzaro

aiuto regia Fausto Cabra – assistente alla regia Angelo Galdi

i diritti dell’opera Uomo senza meta di Arne Lygre sono concessi da Colombine Teaterförlag, Stoccolma
in collaborazione con Zachar International, Milano

Produzione Teatro di Roma – Teatro Nazionale

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