il cuore a gas

Il Cuore a Gas, capolavoro del teatro d’avanguardia degli anni ’20, espressione pura del dadaismo di cui l’autore, Tristan Tzara, fu eminente rappresentante, arriva a teatro per sconvolgere ancora una volta i cardini estetici di un’arte che ancora oggi soffre per la delimitazione entro definizioni fisse e, spesso, troppo schematiche.

Il dadaismo fu un movimento “rivoluzionario” che mise in dubbio e stravolse le convenzioni di quegli anni, promuovendo un movimento artistico che fosse contro l’arte stessa, almeno come fino ad allora veniva intesa.

Se molto possiamo vedere oggi nei musei di opere dadaiste, meno se ne conosce l’effetto che ebbe sulla produzione teatrale. Il Cuore a Gas ne è un sublime esempio. Si tratta di un testo folle in cui la creatività libera da ogni struttura fissa può esprimersi in piena e disordinata libertà.

Andando contro ogni convenzione e fissità stilistica, il testo si pone come emblema di un modo di pensare e vedere il mondo oltre la ragione e la logica, affidandone la lettura e l’interpretazione ad altre categorie.

Il testo si muove attraverso frasi sconnesse tra loro, che non hanno alcuna connessione logica e in cui la relazione tra significante e significato viene completamente sovvertita in una struttura linguistica che è costituita da ripetizioni sillabiche, fonemi e suoni disparati e lontani tra loro, ma che insieme assumono la forma non formalizzata di un significato che è altro rispetto al senso stretto delle parole e che si costituisce nella globalità delle forme linguistiche utilizzate in una costruzione finalizzata alla creazione di una nuova forma di linguaggio che possa aprirsi al sogno e accogliere una pluralità di significati.

Risiede qui la potenza della poesia di Tzara, nello scrivere un qualcosa che, pur apparendo privo di senso nella forma, possa accogliere qualunque senso nella sostanza.

I personaggi che animano il mondo surreale de Il Cuore a Gas vivono e interagiscono in un mondo al di fuori del tempo e dello spazio.

Occhio, Bocca, Orecchio, Naso, Sopracciglio e Collo vivono un’esistenza entro limiti autoimposti che non riescono a travalicare. Ognuno limitato nel proprio spazio vitale, sembrano non avere libertà di movimento né possibilità di scelta. Eppure gli accidenti capitano anche nelle strutture più organizzate e un atto di distrazione, una falla nel sistema o un atto di hubris può portare al corto circuito emotivo liberando una corrente di irrazionalità e incoerenza che stravolge la monotonia e l’alienazione di questo mondo, per accorgersi che spesso siamo noi stessi a porci i nostri limiti, e l’innamoramento è tra gli accidenti più irrazionali che possano sconvolgere gli equilibri autoimposti.

In questa versione portata in scena sotto la direzione di Andrea Martella viene inserito il personaggio di Didascalia (Walter Montevidoni), personificazione delle note a margine dell’autore, una sorta di guida in un processo folle e irrazionale verso la ricerca della felicità, un Virgilio surreale che guida i sei disperati personaggi verso un percorso di liberazione. Personaggi che rappresentano nella loro essenza i limiti che la società ci impone e ai quali spesso ci sottoponiamo per abitudine o per paura di pensare con la nostra testa.

Occhio non vuole vedere per paura di affrontare la realtà; bocca non vuole parlare per paura del confronto, così come orecchio non vuole ascoltare e naso non vuole annusare; poi collo si lega a chi è più forte per sentirsi viva e Sopracciglio ha bisogno di specchiare continuamente la sua nullità per sentirsi bella.

Il Cuore a Gas è un testo che, per essere assimilato nella sua ricchezza, andrebbe letto. La rappresentazione teatrale è un’operazione molto complessa. La messa in scena curata da Andrea Martella riesce a restituire l’irrazionalità del testo, con ironia e intelligenza; la mancanza di un significato preciso di un linguaggio che contiene una pluralità di significati; la sofferenza per i limiti autoimposti, la paura di alzare la testa, ma anche la brama, una volta sconvolti dall’amore, di potersi avvicinare all’altro per creare un altro senso ancora che sia di partecipazione.

E’ evidente quanto tutto questo possa pesare sulle spalle degli attori, che, oltre a dover declamare parole apparentemente prive di senso, a ripetere frasi sconclusionate, devono saper parlare con il corpo, gestendo per tutto il tempo dello spettacolo una fisicità che deve comunicare. Flavio Favale, Simona Mazzanti, Edoardo La Rosa, Vincenzo Acampora, Giogia Coppi e Vania Lai lo fanno benissimo, riuscendo ad essere allo stesso tempo il personaggio che interpretano e il suo significato, il particolare e l’universale, l’organo e il tutto, il senso (vista, olfatto…) e il non-sense, sempre con grande ironia e partecipazione.

Il Cuore a Gas

di Tristan Tzara

regia: Andrea Martella

con Flavio Favale, Simona Mazzanti, Edoardo La Rosa, Vincenzo Acampora, Giorgia Coppi, Vania Lai, Walter Montevidoni

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