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Recensione di Carlo Tomeo

foto carlo

“Cavallo che vince non si cambia” e così Emilio Solfrizzi, dopo l’esperienza felice della passata stagione artistica, quando aveva rappresentato un ottimo “Sarto per signora” di Feydeau, riscuotendo grande successo, è tornato a mettere in scena la commedia di un altro autore francese, che, pur avendo scritto le sue opere circa due secoli prima, non fu meno osservatore attento e critico dei vizi e dei costumi di certa società borghese dei suoi tempi. Parlo di Molière e della sua opera “Il borghese gentiluomo”, scritta nel 1670. Ben lontani dall’accomunare due scrittori teatrali vissuti in due epoche così distanti l’una dall’altra, dove, pur prospettando situazioni e linguaggio entrambi figli del loro tempo, è indubbio che tutti e due ricorressero a un pubblico che potesse ridere, offrendogli opere che suscitassero ilarità mentre lo scopo reale era quello di mettere alla berlina manie, paure e segreti inconfessabili della vita comune.

Questa volta Solfrizzi indossa, anche letteralmente, i panni del ricco borghese Monsieur Jourdain che ha il cruccio di non appartenere alla società nobiliare e cerca in tutti i modi di acquisire quelle che lui ritiene essere qualità irrinunciabili. Si affida pertanto a una serie di scrocconi che vivono di espedienti e che si fingono grandi conoscitori del modus vivendi della nobiltà. E così ecco che la casa si riempie di spadaccini improvvisati che insegnano l’arte della scherma, sarti che creano abiti che vogliono apparire lussuosi ma che fanno sembrare Jourdain ridicolo quando li indossa, un filosofo che ha il compito di insegnargli la maniera esatta di pronunciare le parole, maestri di musica, di ballo e di buone maniere.

Il sogno di Jourdain è quello di fare sposare la sua unica figlia a un nobile, impresa che non gli pare difficile, visto la ricchezza economica che possiede e considerando che all’epoca un nobile squattrinato si può trovare con una certa facilità, anche grazie all’aiuto che spera di ottenere da un gentiluomo che si presta a fare la parte dell’amico per poter ricorrere a continui prestiti, mai restituiti.

Naturalmente la figlia è innamorata di un borghese, Cleonte, ben visto dalla moglie di Jourdain, che ha i piedi ben piantati sulla terra e continua a criticare il marito.

Emilio Solfrizzi, incurante di quei critici che trovano da ridire quando si rappresentano opere classiche senza che vengano aggiornate con espedienti non sempre graditi e capiti dal pubblico, ha voluto rappresentare un Molière molto vicino al classico, dove i costumi dei personaggi “sani di mente” sono aggiornati a quelli del Novecento, mentre i personaggi più stolti, Jourdain compreso, indossano abiti seicenteschi. Anche la scena classica ha goduto di qualche aggiornamento, rispetto a quelle che usava Molière, ma la recitazione di Solfrizzi e di tutta la sarabanda di canti e suoni che è richiesta da un’opera comica, quasi una riscoperta del Teatro dell’Arte, è stata messa in atto, con grande godimento degli spettatori. Il momento in cui entrano in ballo i finti turchi con il loro linguaggio inventato fa venire in mente “L’Italiana in Algeri” di Rossini dove Jourdain deve fare una specie di “pappataci” di fronte alle situazioni più imbarazzanti. Specialmente la scena della cantata e ballo finale che conclude la vicenda non concede respiro e si conduce con allegria fino alla fine, riscuotendo il giusto applauso da parte del pubblico.

La compagnia tutta si è mostrata molto affiatata nel’intera conduzione dell’opera, dimostrando che il regista Armando Pugliese ha realizzato l’ottimo lavoro che ci si poteva aspettare da lui.

Naturalmente la recitazione sostenuta da Solfrizzi, gagliarda e trascinante nella sua vena comica è stata la parte meglio riuscita di tutta la commedia. Ci aspettiamo prossimamente una proposta di un altro classico (Goldoni?) recitato a questa maniera, che sicuramente potrà essere vincente.

Il borghese gentiluomo

di Molière

traduzione e adattamento di Annarosa Pedol

con Emilio Solfrizzi

e con (in o.a.) Viviana Altieri, Giovanni Argante, Anita Bartolucci, Fabrizio Contri, Nico Di Crescenzo, Cristiano Dessì, Lisa Galantini, Lydia Giordano, Elisabetta Mandalari, Roberto Turchetta

Scena  Andrea Taddei

costumi Sandra Cardini

luci Gaetano La Mela

musiche Antonio Sinagra

Regia Armando Pugliese

produzione ErreTiTeatro30

Si ringrazia la Sig.ra Brunella Portoghese dell’Ufficio Stampa.

in scena al Teatro Carcano di Milano fino al 19 novembre.

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