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Recensione di Carlo Tomeo

foto carlo

Michele Sinisi torna al Teatro della Sala Fontana per portare in scena un altro autore classico: questa volta non si tratta di due commediografi come Pirandello ed Eduardo De Filippo che resero grande la scena italiana del secolo scorso. Ora Sinisi si è portato temporalmente più indietro di un altro secolo e ha scelto un romanzo, il più importante del secolo, diciamo pure l’unico veramente grande, vista la qualitativamente modesta produzione di opere italiane coeve (specie se si considerano i diversi capolavori della narrativa e del teatro di altri paesi, per esempio la Francia o il Regno Unito, per non parlare dell’americano Melville): Alessandro Manzoni alla terza e definita edizione de “I promessi sposi”, dopo che era stato a “sciacquare i panni nell’Arno”, e questo si sente dall’accento di  diversi attori in scena.

Sull’angolo destro del proscenio, “appollaiata” su uno sgabello, di fronte a uno schermo da computer appoggiato su un tavolinetto e con in mano il libro del Manzoni e un microfono, c’è la brava attrice Francesca Gabucci, che sosterrà anche le parte della vecchia serva dell’Innominato, ruolo, questo, che Sinisi ha scelto per sé.

Dal fondo della platea inizia a parlare Don Abbondio (l’ottimo caratterista Stefano Braschi) e che si incammina fino a raggiungere il palcoscenico, dove incontra i due Bravi di Don Rodrigo che gli ingiungono la famosa frase che “questo matrimonio non s’ha da fare”)

Da questo momento lo scritto di Manzoni viene ripreso nei punti più salienti ma anche modificato all’uopo in altri momenti.

Grandi discorsi tra i vari personaggi che a mano a mano entrano in scena, prima la Perpetua, poi Renzo, quindi Agnese e Lucia. E Don Abbondio che cerca di fuggire dalle pressioni che riceve: da una parte i Bravi di Don Rodrigo con le loro minacce appena rivoltegli, dall’altra le insistenze degli sposi promessi che vogliono finalmente realizzare il matrimonio. Dialoghi convulsi, a tratti interrotti dalla voce narrante di Francesca Gabucci . Lo svolgimento della storia è noto a tutti e ci ha fatto penare quando, ragazzi, eravamo costretti a studiarlo a scuola e non sempre si capiva il senso di tutti gli avvenimenti.

Li fa capire ora Michele Sinisi nel suo adattamento scenico  con la collaborazione alla scrittura di Francesco M. Asselta.

11 attori in scena, con alcuni di essi che interpretano più parti. Tutto Manzoni specialmente nel primo tempo, con, nel secondo tempo, qualche digressione dell’Innominato miscredente che accoglie Lucia per proteggerla. Questi si spoglia per un poco dei suoi panni per evidenziare i temi più importanti del romanzo manzoniano, che a sua volta raccontava quelli del Seicento e ora Sinisi li riprende nel nostro secolo per far notare quanto essi siano immortali, nel bene e nel male: la mancata esistenza che vi sia  personaggio (uomo del ‘600, dell’800, oggi) completamente buono o completamente cattivo, la smania di possesso, la lotta per il potere, il senso di paura, ma anche il pentimento per le azioni malvagie commesse in passato e che ora vogliono essere redente (il personaggio dell’Innominato ne è un esempio). La spietatezza, la lotta per la sopravvivenza, le contraddizioni nei sentimenti d’amore vengono portati tutti alla luce prendendoli dal Manzoni che li aveva già analizzati e descritti nella sua opera. E quest’opera ora è usata con accuratezza, citandone i passi nella lingua originale, segno di rispetto verso il nostro autore che fa da base e suggerisce. Questi temi che il Manzoni aveva trattato immaginandoli nel ‘600, in realtà fanno parte del DNA dell’uomo, se ancora oggi costituiscono, consapevolmente o no, il nostro “pane quotidiano” .

Molte le “trovate” sceniche adottate dal regista: prima di tutto un’impalcatura semovente, spinta velocemente dagli stessi attori, con un’alta scala e nel fondale dei pannelli dove vengono proiettati video in accompagnamento all’azione scenica: il parlare di Renzo che va a Milano, per esempio, è demandato a volti di giovani extraeuropei, altro atto simbolico che viene introdotto dal regista e che fa da richiamo per la risoluzione dei problemi  interraziali.

Non mancavano le scene dal sapore grottesco, come quando venivano fatti sentire brani di canzoni popolari (come, a esempio, “Ma mi”?) a commento delle azioni dei Bravi che avevano le sembianze di maschere.

Anche se Don Abbondio era vestito con abito d’epoca e questo capitava saltuariamente anche per qualche altro personaggio (per esempio il Cardinal Borromeo), gli altri attori indossavano abiti moderni (Renzo portava i jeans), ulteriore dimostrazione dell’attualità dei temi della vicenda.

Gli attori sono stati tutti eccezionali nelle varie parti in cui hanno recitato: Donato Paternoster ha interpretato un Renzo plausibile nel suo essere battagliero, Diletta Acquaviva è stata un’Agnese pratica e credibile e anche molto commovente quando legge il paragrafo sulla madre della piccola  Cecilia che deve essere portata al Lazzaretto, Stefania Medri, sboccata e cattiva nella parte di Don Rodrigo, ha assunto toni divertenti nella parte della perpetua, Giulia Eugeni, che si muoveva sui pattini, faceva tenerezza nella parte di una Lucia ora spaventata ora volitiva, Ciro Masella (che ha interpretato anche la parte del Cardinale Borromeo) e Gianni D’addario (che ha rivestito pure i panni di un irresistibile Dottor Azzeccagarbugli) recitano in maniera volutamente oltre le righe, Gianluca Delle Fontane è stato perfetto nel suo ruolo principale di Padre Cristoforo. Giuditta Mingucci è stata un’ottima Monaca di Monza.

Durante l’intervallo gli spettatori che sono usciti nella hall hanno potuto notare in un angolo del pavimento un mucchio di pagnotte di pane, simbolo dell’assalto ai forni che sarà poi la prima scena del secondo tempo.

Il pubblico ha gradito molto lo spettacolo, che, per chi può, si consiglia senza alcuna riserva.

 

I promessi sposi

di Alessandro Manzoni

adattamento e regia  Michele Sinisi

collaborazione alla scrittura scenica  Francesco M. Asselta

con Diletta Acquaviva, Stefano Braschi

Gianni D’addario, Gianluda delle Fontane,

Giulia Eugeni, Francesca Gabucci,

Ciro Masella, Stefania Medri,

Giuditta Mingucci, Donato Paternoster,

Michele Sinisi

scene Federico Biancalani

costumi GdF Studio

aiuto regia  Roberta Rosignoli, Nicolò Valandro

aiuto costumista  Elisa Zammarchi

direzione tecnica  Rossano Siragusano

Produzione  Elsinor Centro di Produzione Teatrale

in scena al Teatro della Sala Fontana di Milano fino al 25 giugno

Si ringrazia Martina Parenti dell’Ufficio Stampa

 

 

 

 

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