i corti  teatrali - la versione originale del festival che divenne genere teatrale diffuso in tutta europa

 

 

Il Teatro è vivo, viva il Teatro!

Si è aperto ieri il Festival Dei Corti Teatrali presso la bellissima sala del Teatro dell’Angelo a Roma (quartiere Prati).

Il Festival Dei Corti Teatrali è una brillante iniziativa che viene ripresa dopo 18 anni dalla sua prima edizione, una vera e propria rassegna di corti che getta uno sguardo globale sul panorama teatrale attuale.

Durante questa rassegna verranno presentati 20 corti; fino a sabato 25 Aprile sarà possibile assistere a questo importante e utile Festival. Alla fine di ogni serata, il pubblico sarà chiamato a scegliere il corto che più lo ha colpito ed a esprimere un solo voto da assegnare ad una categoria: regia, attori, testo.

Domenica 26, poi, verranno ripresentati i tre corti finalisti e a quel punto il voto del pubblico presente sarà sommato a quello di una giuria di qualità e verrà proclamato il vincitore del Festival al quale sarà assegnato un premio di euro 2000,00.

Lo scopo di questa rassegna è quello di presentare al pubblico lavori di genere vario e con diverse impostazioni per rappresentare uno spaccato di quello che è lo scenario attuale del Teatro in Italia.

Ideato e diretto da Massimiliano Caprara, supportato da Veronica Milaneschi, I Corti Teatrali ha una importante funzione divulgativa consentendo di concentrare in un’unica settimana idee, lavori, progetti, abbozzi di lavori che potrebbero, un giorno, diventare spettacoli inseriti in una stagione teatrale.

Grazie a questa iniziativa moltissimi addetti ai lavori avranno la possibilità di farsi vedere, notare e apprezzare: se consideriamo che i corti in gara sono venti, si possono facilmente immaginare i numeri che girano intorno: almeno venti registi e un gran numero di attori sul palco.

Un Festival a vocazione nazionale ideato con lo scopo di saggiare le tendenze e valutare tutti i vari aspetti di un allestimento teatrale: regia, interpretazione, testo, luci, utilizzo delle nuove tecnologie al fine di provare a trarre delle linee conduttrici che possano consentire un teatro nuovo.

Entrando nello specifico, nella serata di ieri sono stati presentati quattro corti.

Il primo Take Care di Andrea Panichi con Camillo Marcello Ciorciaro e Andrea Panichi racconta di due amici che lavorano l’uno alle dipendenze dell’altro; il loro rapporto, all’inizio complice, si trasformerà piano piano in un confronto fatto di meschinità e ambiguità, dove l’onestà dell’uno verrà messa in discussione dall’altro fino ad arrivare ad un momento in cui nessuno dei due crederà alle affermazioni dell’altro. Il verdetto finale sarà affidato ad una scommessa.

L’impressione, leggendo anche le note nella presentazione dei corti in gara, è che Take Care sia la versione ridotta di uno spettacolo già scritto per intero. La sua realizzazione in chiave ridotta, però, nel presentarci il rapporto sempre più conflittuale dei due personaggi, non trasmette in maniera chiara il senso finale della scommessa.

Il secondo corto presentato è stato Labirinti, di Daniel De Rossi, con Daniel De Rossi e Jessica Zanella. Un uomo e una donna parlano seduti ad un tavolino, ma diranno la verità? Una seduta psicanalitica si rivela essere un gioco erotico in cui i personaggi si rincorrono tra relazioni incestuose e dialoghi sopra le righe, asciutti, intensi, penetranti fino a confondere realtà e falsità che si nascondono l’una nell’altra con l’esito di capovolgere il punto d’inizio e far sì che il gioco erotico si trasformi in una seduta psicanalitica. Un corto perfettamente costruito in cui c’è già tutto e da cui si può ottenere tutto; due interpreti straordinari, pienamente convincenti.

Avevo già apprezzato Daniel De Rossi in una rassegna di monologhi dedicata a Shakespeare, Casting Night e mi aveva colpito e impressionato moltissimo: ritrovarlo su questo palco, in questa importante rassegna con un pezzo scritto da lui, mi ha felicemente sorpreso e lasciato molto soddisfatto.

Il terzo corto presentato è stato Pomeriggio Disgraziato di Gerry Gherardi con Gerry Gherardi e Angelo Sateriale. Un brillante e divertentissimo pezzo che, attraverso l’esasperazione, manco troppo, di quella che è attualmente la tv del dolore, la tv dello scandalo a tutti i costi, la tv urlata, la tv che cerca di creare scalpore, fornisce uno spaccato preciso del nostro tempo.

Il quarto e ultimo corto della serata è stato #salvobuonfine di Giancarlo Nicoletti, con Luca Di Capua, Valentina Perrella, Giancarlo Nicoletti, Chiara Oliviero, Alessandro Giova e Andrea Venditti.

Questo corto condensa un lavoro più ampio e compiuto in una forma compatta molto ben riuscita. Il testo, importante, attuale e scabroso per i “malpensanti”, è una riflessione drammatica e intensa sull’omosessualità e l’omofobia. Nei venti minuti di questo corto c’è già tutto: la scoperta della propria inclinazione omosessuale; la mancata accettazione; la crisi d’identità e di coscienza; i ruoli che la società ti impone; il tentativo di aprire all’altro un mondo diverso; l’attivismo e l’indolenza; la fuga; il senso di colpa; i compromessi; la drammaticità di una società spietata; un figlio che muore; una madre a cui il figlio viene strappato, seviziato e barbaramente ucciso.

Giancarlo Nicoletti ha prodotto un testo forte, di grande attualità, che sembra realmente vissuto dai singoli protagonisti su quel palco, che non è più solo palco, ma è spiaggia, appartamento, parco…ogni volta si ha la reale impressione di essere lì ad assistere a quello che sta accadendo. Il Teatro non è la realtà, ma quando il Teatro racconta la vita con tale realismo drammatico e così tanta intensità, i due piani si allineano e la coscienza esplode sotto i colpi di varie emozioni a seconda di quali corde siano state più toccate.

Allora, mentre uno dei personaggi (in fuga: da qualcuno? Da qualcosa? Da se stesso?) termina il suo discorso affermando che grazie all’istinto di sopravvivenza ci si salva sempre, immediatamente dalle labbra mi sono uscite tre parole: “O forse no”.

Il Festival Dei Corti Teatrali è un’importantissima possibilità che viene data ai registi e agli attori di oggi di farsi notare e al pubblico teatrale per godere di tanti spettacoli diversi e tentare di capire in quale direzione il teatro attuale stia andando. E’, inoltre, un ottima occasione anche per chi non è abituato al teatro, che, in questo modo, può assistere a lavori diversi trovando, magari, in questa ampia scelta, il genere che più potrebbe avvicinarsi ai suoi gusti o trovare una buona ragione frequentarlo.

Affinché una rassegna come questa abbia successo è necessario un pubblico; è necessario aprire la mente e testare, sondare, sperimentare; porsi con spirito critico di fronte a ad ogni lavoro, assimilarlo e capire cosa ognuno possa trarne; imparare a capire cosa possa piacere e cosa no e poi invitare gli altri a farlo; si deve però provare, conoscere e far conoscere.

Il Teatro è vivo, ma in sofferenza: non diamogli il colpo di grazia.

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