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Teatro Cometa Off

17 maggio 2015

Groppi d’amore nella scuraglia è un bellissimo testo poetico di Tiziano Scarpa portato in scena dal bravo Silvio Barbiero con la regia di Marco Caldiron.

Il testo è una stravagante storia a metà tra realtà e sogno raccontata in versi con un lirismo poetico molto particolare.

La caratteristica principale di questo racconto è l’utilizzo di una lingua inventata che raccoglie le contaminazioni di dialetti diversi del sud Italia unendoli in un’unica nuova lingua dai suoni strani che resta, però, sempre comprensibile.

Groppi d’amore nella scuraglia è un viaggio di rinascita e redenzione molto particolare, vero, ma a tratti surreale.

La storia racconta l’amore di Scatorchio per la bella Sirocchia in un paesino del sud Italia destinato a diventare una discarica. Sirocchia, però, ama Cicerchio.

Su questo pretesto letterario si sviluppa il racconto si Scatorchio che non è esattamente un monologo: Silvio Barbiero, infatti, dà voce a tutti i personaggi della vicenda, caratterizzandoli nella voce, nei gesti e nella fisicità.

In un serrato flusso di parole appartenenti ad una lingua che è universale perché fatta di forme dialettali particolari, Scatorchio ci racconta il suo amore non corrisposto per Sirocchia, la sua rivalità con Cicerchio e ci presenta una serie di personaggi molto vivaci.

Personaggi, umani e animali, che vivono in una sorta di mondo parallelo, un “paese delle meraviglie”, dove, però, la caduta di Scatorchio avviene al centro della discarica piuttosto che in un bel mondo fantastico.

Scatorchio, inoltre, ha un vivo dialogo con Gesù in un rapporto conflittuale, ironico, ma affettuoso.

Groppi d’amore nella scuraglia è un po’ racconto, un po’ favola e, come tutte le favole, ha elementi simbolici e metaforici che rimandano a significati universali.

Il lirismo poetico del testo conferisce una connotazione simil realistica che oscilla tra il farso e il grottesco.

Silvio Barbiero dimostra una grandissima abilità narrativa e capacità di coinvolgimento del pubblico: racconta con partecipazione una favola moderna, rappresentando vivamente con la propria gestualità un mondo inventato.

La mimica facciale, soprattutto lo sguardo, fanno il resto.

Così Silvio è ogni volta uno e tutti: è Scatorchio, Cicerchio e Sirocchia; è lu nonnio, lu sindoco, lu prete, lu menistro dell’Iggiene e Pruscilla; ma è anche lu gatto gattaro, lu cane canaglio, lu surcio pantecano, lu pepestrello; è la notte nottosa.

Divertente, dissacrante, ironico, poetico e surreale, Groppi d’amore nella scuraglia è un unicum della drammaturgia contemporanea.

Testo di Tiziano Scarpa

in scena Silvio Barbiero

regia Marco Caldiron

scene Paolo Bandiera

costumi Anna Cavaliere

musiche di Sergio Marchesini e Debora Petrina

 

 

 

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