amleto

5 Ottobre ore 19.00 – 6 Ottobre ore 21.00

“MACBETH” VIAGGIO NELLA COSCIENZA DELL’ASSASSINO

Traduzione di Agostino Lombardo

Adattamento e Reading di Alfonso Veneroso

Come agire? Cosa fare ?

Queste sono le domande che tutti ci poniamo nei momenti cruciali della nostra vita.

Shakespeare, attraverso le vicende  dei suoi grandi personaggi, ci mostra in maniera straordinaria  come da alcune loro azioni nascano  conseguenze che solleveranno o abbatteranno  la loro sorte, che imprimeranno una direzione necessaria alle loro vite.

E di cosa constano le vite di tutti noi, se non di azioni e di conseguenze?

Il Macbeth,  tra tutti i capolavori nati  dalla penna del Bardo, è quello in cui maggiormente la sorte e le scelte umane si intrecciano in una splendida creazione poetica. Di fronte alle magiche e ambigue  profezie delle streghe, le domande  che si pone Macbeth sono: per raggiungere la posizione che mi spetta per merito e per destino devo agire con lealtà o con l’inganno? Esiste una morale o il fine giustifica i mezzi? Una volta compiuto un atto esecrabile, posso ancora  redimermi o tanto vale proseguire con questo tipo di azioni? Sono padrone del mio destino o dal destino sono irrimediabilmente determinato? 

Ad ogni passo  Macbeth, da eroe sul campo di battaglia, in una lotta continua con la sua coscienza, sospinto dalla forza travolgente e oscura di Lady Macbeth, trasforma pian piano se stesso in un lucido, spietato assassino e tutto ciò che lo circonda in un deserto.

A lui fanno da contraltare uomini giusti quali Banquo e Macduff, le cui vite e morti si intrecciano con le sue azioni per tessere  la trama del destino,  svelandoci come il tempo che opprime è lo stesso tempo che redime, quel tempo che, anche di fronte ai più atroci gesti, riesce a creare un nuovo ordine, in un affresco poetico  che sonda gli abissi dell’animo umano, come solo Shakespeare riesce a fare.

5 Ottobre ore 21.00 – 6 Ottobre ore 19.00

UNA MOSCA SU AMLETO

di e con

Edoardo Ribatto

COS’È:

Una mosca su Amleto è un monologo di narrazione sull’ “Amleto” di William Shakespeare.

PERCHE’?

Amleto lo conosciamo tutti.

Ma se ci pensiamo un attimo, cosa sappiamo davvero di lui?

Ci viene in mente un’immagine, sempre e solo quella:

un giovane belloccio, pallido e pensieroso che, con un teschio in mano, dice:

“essere o non essere, questo è il problema”…

Bon. Non ne sappiamo altro.

Eppure, da più di quattro secoli, Amleto continua a ispirare registi, attori, cineasti, danzatori, poeti, saggisti, pensatori… ogni anno, nei cartelloni di tutto il mondo, ritorna: glorificato, rivisitato, fatto a pezzi, ricostruito, sfigurato, rigenerato…

E’ il Teatro per antonomasia.

Perché?

Scoprire le ragioni del successo di Amleto significa, oggi, ritrovare anche quelle del nostro fare teatro: perché continuiamo a farlo? Quali storie vale la pena raccontare, oggi? Chi è il nostro pubblico? Come raggiungerlo?

Ecco perché ho deciso di fare uno studio su Amleto spazzando via tutto ciò che ci hanno detto su di lui, e ripensandolo come un film da raccontare dal vivo.

LO SPETTACOLO:

Lo spettacolo non ha nulla: niente costumi, luci, scene, musiche.

E’ solo racconto.

Nasce esclusivamente per avvicinare Amleto a tutte quelle persone che, altrimenti, se lo sarebbero perso. E, per quelle che lo conoscono già, dimostrargli, ancora una volta, che ci sono infiniti modi di raccontare fedelmente questa storia.

L TESTO:

Il testo che ne è venuto fuori è composito:

c’è ovviamente la storia di Amleto, con i suoi monologhi celebri (“oh, se questo mio corpo”, “Armi del cielo” , “Ecuba”, “Che capolavoro è l’uomo”, “Essere o non essere”) e alcune scene (L’Apparizione dello spettro, Il dialogo con Ofelia e con Rosenkrantz e Guildenstern, le note agli attori ) ritradotte per l’occorrenza in un linguaggio immediato ( ma rigorosamente in versi, come fu scritto l’originale).

Ma ci sono anche gli approfondimenti: parleremo di come e perché Shakespeare l’ha scritto, della struggente storia di suo figlio, del perché Amleto è più simile a “Trono di spade” che alla maggior parte delle sue versioni teatrali, del fatto che sia tutt’ altro che un indeciso… Parleremo di cinema, poesia, letteratura di genere, serie televisive, fantasmi, psicanalisi…!

Ma, nonostante le “divagazioni”, la narrazione segue tenacemente Amleto, gli gira sempre intorno…

Come una mosca.

7 Ottobre ore 21.00 – 8 Ottobre ore 19.00

OTELLO 770

scritto da Marco Andreoli

regia e interpretazione di Tommaso Cardarelli

Dire, fare, baciare, lettera, testamento…sono questi i cinque capitoli in cui si dispiega la storia del nuovo Otello, il neo di tutte le colpe, finito in carcere per un omicidio che non ha commesso…

E allora spingere avanti le membra, trainare i pensieri, sbattere le parole, le idee, la verità come fossero uova marce, come fossero piccole bestie zampettanti, schiumose, orgogliose; come fossero 770 dolori drasticamente ineluttabili. E’ qui che capita Otello, il moro di Venezia, nerissimo schiavo della realtà o della finzione, dei pregiudizi e della scacchiera lagunare, di sé e dei modi sconsacrati.

Iago è sincero in fondo, è un buon amico dopotutto: solo anche lui deve difendersi dall’orrore, no?

Questa non è la tragedia della gelosia, anzi; qui la gelosia c’entra poco e niente: questo è soltanto lo svelamento, appena appena tremolante, di un clamoroso inganno.

Il responsabile? La città e i suoi occhi, certo; e dunque i suoi squallidi, umidi giudizi.

Lo sconfitto? Ma si, vi sveliamo il finale: lo sconfitto è Otello;…non solo lui, però…

Otello 770 è stato presentato in anteprima e in versione bilingue (italiano e inglese) nell’ambito del Festival Internazionale Klandestini a La Valletta (Malta) sotto l’alto patrocinio del British Council.

7 Ottobre ore 19.00 – 8 Ottobre ore 21.00

METTI, UNA SERA A TEATRO

di Lawrence Casler

Traduzione Alessia Giangiuliani

Regia Alessandro Averone

“Questo spettacolo non ha bisogno di un pubblico. È favoloso così com’è. Il pubblico ha bisogno di questo spettacolo. Perché? Perché le persone vengono a teatro?”

Questa provocazione scritta da un giornalista americano in una delle tante belle recensioni avute, denuncia lo stile irriverente e diabolico di questa commedia situazionale contemporanea, composta da due brevi ma fulminanti atti teatrali.

Lo spettacolo

Margaret, Stanley, Donna e Walter sono a teatro per la loro dose settimanale di cultura. Il “calvario” che hanno scelto di “subire” questa settimana è Amleto. Dopo essersi seduti con un po’ di confusione, aver scartato la prima di una lunga serie di caramelle per la gola, la commedia, evocata solo da alcuni suoni registrati e dalle battute di commento fatte dai quattro, ha inizio: nelle loro chiacchiere incessanti ed esilaranti, tra una caramella da scartare e una totale incapacità nel prestare attenzione alla pièce, approfondiscono temi del tutto privati. Parlano di tutto: dei loro figli, della loro amicizia, delle loro relazioni, di un amico morto; solo occasionalmente della commedia di Shakespeare. E nonostante tutto affrontano i temi della tragedia a cui stanno assistendo. I quattro protagonisti-spettatori fanno vivere dinamiche a dir poco brillanti al pubblico presente. Nell’arco di una sola ora le due coppie vivono a pieno il testo di Shakespeare come Amleto vive la comparsa del fantasma del padre: confusi, attoniti, senza capire. Eppure, come in Amleto, personaggi e pubblico ne escono arricchiti, diversi, cambiati. Con la soddisfazione, o presunzione, di aver assistito a qualcosa di poco chiaro, ma comunque magico, memorabile, irripetibile.

Interpreti

(In ordine alfabetico)

Alessandro Averone

Mimosa Campironi

Alessia Giangiuliani

Mauro Santopietro

Drammaturgia Sonora

Mimosa Campironi

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